Analisi finale del Vangelo secondo Matteo martedì, Ago 1 2006 

The story so far…

Il Vangelo di Matteo è il primo dei 3 Sinottici, seguito da quello di Marco e poi quello di Luca. Cosa sono i “Vangeli Sinottici”? Sono 3 dei 4 Vangeli Canonici che si assomigliano per narrazione ed eventi, a volte riportando gli stessi identici passi. La parola “sinottico” deriva dal Greco e significa “visione d’insieme”.
I tre Vangeli Sinottici sono quindi molto simili tra loro ed è lecito dedurre che abbiano avuto una stessa fonte comune dalla quale hanno attinto per essere redatti. Vi sono svariate ipotesi, e la più credibile risulta essere quella della fonte Q, ovvero una fonte a noi non pervenuta, che raccoglieva i vari detti ed i vari eventi associati al Messia. Il perchè questa fonte non sia giunta a noi è presto detto : la fonte Q era orale, come la maggiorparte delle leggende e dei miti tramandati dal popolo Ebraico prima dell’esilio Babilonese a seguito del quale fu costruito ad arte il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia). Dalla fonte Q nacque il Vangelo secondo Marco, molto stringato e riportante solo gli eventi importanti della storia del Messia, privo di natività. Da quello di Marco venne estrapolato il Vangelo di Matteo, completato con l’aggiunta di una natività durante il secondo secolo DC.

Il Vangelo secondo Matteo e lo stile letterario

Il Vangelo secondo Matteo si presenta come uno dei più lunghi, composto di 28 capitoli, pareggiato solo dal Vangelo secondo Giovanni. Pur essendo il più lungo dei sinottici è colmo di imprecisazioni, di dettagli lasciati nel vago, e di eventi a volte molto scollegati fra loro. La lettura scorre fluida soltanto all’interno dei singoli capitoli, mentre risulta spezzata e discontinua seguendo il susseguirsi degli stessi. Addirittura sorgono alcuni casi ove l’omissione di un intero capitolo, o di una porzione di esso, non rovina assolutamente il senso del discorso.
Questa particolare discontinuità e incongruenza, che è insita nel Vangelo, è spiegata dal fatto che lo stesso è stato assemblato prendendo vari eventi, narrati singolarmente, e legandoli tra di loro con una trama del tutto inventata. Cercando di dare un ordine cronologico a degli eventi non legati fra di loro, il redattore del Vangelo è incappato in vari errori di incongruenza, alcuni ai limiti dell’ilarità (come ad esempio l’episodio del fico senza frutti). Se aggiungiamo il particolare dell’aggiunta della natività, per altro assolutamente diversa da quella di Luca, possiamo ammettere che questo Vangelo è tutt’altro che un opera continua e biografica della vita di Gesù, ma che è una raccolta malcostruita di detti e di vicende scollegate tra loro.

Il Vangelo di Matteo e la Rivoluzione

Il contenuto del Vangelo è chiaramente di ispirazione rivoluzionaria. L’intero Vangelo è una propaganda degli estremisti esseno-zeloti ai danni del Sinedrio e di Roma, i quali, secondo i rivoluzionari, erano colpevoli dell’aver macchiato la purezza del popolo Ebraico. Più precisamente la rivoluzione nacque per rimettere sul trono d’Israele la famiglia degli Asmonei, diretti antagonisti della famiglia Erodiana che aveva ricevuto da Roma la legale reggenza del Regno.
Il Vangelo trasforma la propaganda Zelota del nuovo Regno di Israele, un regno libero dall’influenza Romana / Erodiana e dai “traditori” del Sinedrio, nella lieta novella del Regno dei Cieli. Questo non per nascondere gli eventi dell’epoca ma perchè il gruppo rivoluzionario Zelota era coadiuvato da una controparte Essena che aveva prodotto questa nuova dottrina Messianica, atta a spodestare il regime religioso del Sinedrio. Se da un lato pratico abbiamo gli Zeloti di Giuda il Galileo, pronti ad attaccare la legione Romana di stanza a Gerusalemme, dall’altra abbiamo la nuova dottrina del Regno dei Cieli, che andava a lottare a colpi teologici contro la Legge del Tempio. Il fallimento della rivoluzione Zelota non ha però fermato la nuova dottrina Messianica che aveva ormai preso radici anche in regioni esterne alla Palestina, quali la Siria. In questi nuovi paesi ha trovato nuova linfa vitale e si è poi trasformata, dopo una gestazione di 3 secoli, nel Cristianesimo che, bene o male, conosciamo oggi.
I veri insegnamenti di questo Gesù, atti a coadiuvare la rivoluzione Zelota, si sono così trasformati, nel tempo, assumendo i significati che gli si danno oggi giorno. Questi cambiamenti nacquero dalla necessità dei teologi di dare una motivazione al mancato avverarsi delle profezie di Gesù, profezie non avveratesi in quanto la rivoluzione e la “venuta del Regno” fall’.

Il Vangelo secondo Matteo e le Profezie

Dato che gli episodi orali che hanno creato il vangelo di Matteo erano nati in Palestina, notiamo come molti di essi si rifacciano alle profezie della Bibbia, per identificare il loro Messia. Se questo citare le profezie dovrebbe dare più credibilità al testo, in realtà la loro presenza lo scredita soltanto. Le profezie citate sono incomplete, prese a caso e il più delle volte citate come giustificazione. Questo perchè una parte della nuova dottrina messianca di Gesù nacque tra la gente povera, tra i nomadi ed i pastori che vivevano al di fuori delle grandi città, e che dunque non avevano la conoscenza adatta a creare una dottrina credibile. Una volta che questi “miti del messia” popolare sono entrati in contatto con la dottrina Zelota del “messia uomo”, che avrebbe guidato i rivoluzionari alla vittoria in nome di dio, ecco nascere Gesù e la sua vicenda.

In conclusione

Il Vangelo secondo Matteo mi è risultato impreciso nei racconti, poco credibile e troppo legato alla vicenda rivoluzionaria per poterlo accettare come fonte storica attendibile.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 28 lunedì, Lug 31 2006 

[1] Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro.

Ed eccoci infine a Domenica, che era il primo giorno della settimana Ebraica. Maria di Màgdala e “l’altra Maria” si recano a visitare il sepolcro di Gesù.

[2] Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.

[3] Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.

[4] Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.

[5] Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.

[6] Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.

[7] Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto”.

E come promesso Gesù risorge dalla morte e l’Angelo del Signore dice che sta precedendo i suoi discepoli in Galilea

[8] Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.

[9] Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.

[10] Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”.

[11] Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto.

[12] Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:

[13] “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo.

[14] E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”.

[15] Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Con “fino ad oggi” viene inteso il giorno in cui è stato redatto il Vangelo. Da un pusto di vista molto più realistico è lecito pensare che questa “bugia” dei discepoli che, pagando le guardie, rubano il corpo di Cristo per simularne la resurrezione, sia in realtà la verità nuda e cruda.

[16] Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

Nel Vangelo non è riportata nessuna precisazione di un “monte a loro fissato”, ma questo non esclude che Gesù si fosse messo d’accordo con i suoi discepoli sul luogo d’incontro dopo la resurrezione.

[17] Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

[18] E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.

[19] Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,

[20] insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

E così, da profeta mandato per le pecore smarrite di Israele, da maestro insegnante della lieta novella del Regno, Gesù si proclama Figlio di Dio che si immola per la nuova ed eterna alleanza e da ordine che il Vangelo venga inseganto a tutte le nazioni del mondo. Questa parte conclusiva del Vangelo di Matteo è del tutto in disappunto col resto del libro. Da dottrina segreta per pochi eletti, pecore smarrite di Israele, il Vangelo diventa verità universale per tutte le genti. Questo passo conclusivo deve aver avuto, nel corso dei secoli, molte interpolazioni e rimaneggiamenti. Come leggeremo poi negli atti degli apostoli, in realtà la “Chiesa di Gerusalemme” rimarrà molto elitaria, e non vorrà assolutamente promulgare la lieta novella del Regno ai non Ebrei. Sarà poi con l’avvento di Saulo (Paolo) di Tarso che il Cristianesimo verrà aperto anche ai gentili.

Ma questa è un’altra storia.

Fine dell’analisi del Vangelo secondo Matteo

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 27 sabato, Lug 29 2006 

[1] Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.

[2] Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.


Siamo sempre al Venerdì di Pasqua. Ed ecco entrare in scena Ponzio Pilato. Ponzio Pilato fu prefetto della provincia della Giudea dal 26 al 36 DC. Fu un governatore molto severo, a quanto ci racconta Giuseppe Flavio nel suo Antichità Giudaiche, e cercò più volte di sedare le rivolte Ebraiche che scoppiavano di continuo. Per controllare meglio la Palestina fece cambiare la capitale de Cesarea a Gerusalemme, dove andò a risiedere insieme alla famiglia. Il motivo per cui il Sinedrio portò Gesù da Pilato è presto detto. I Romani aveva lasciato la libertà di arrestare e di punire agli Ebrei, secondo le loro leggi, ma la messa a morte doveva essere per forza autorizzata dal governo Romano, per questo il Sinedrio fu costretto a condurre Gesù da Pilato.

[3] Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani

[4] dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu!”.

[5] Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

[6] Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: “Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue”.

[7] E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.

[8] Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi.


Piccola nota a margine: nella prima lettera degli atti degli Apostoli troviamo una dicitura alquanto strana :


[18] Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere.

[19] La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue.
Molto strana questa grande diversità dal vangelo agli atti degli apostoli. A rigor di logica gli Atti dovrebbero essere posteriori ai Vangeli, e quindi com’è possibile che la sorte di Giuda sia così diversa da quella Evangelica? Dobbiamo credere ad un Giuda pentito e impiccato, o ad un Giuda che ha speso i suoi soldi ed è morto per un incidente?

[9] Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,

[10] e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

[11] Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose “Tu lo dici”.

[12] E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.

[13] Allora Pilato gli disse: “Non senti quante cose attestano contro di te?”.

[14] Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.


Questo silenzio di Gesù è enigmatico. Probabilmente la spiegazione è da ricercarsi nella teologia. Essendo Gesù consapevole del suo destino, e sapendo per certo che il disegno del Padre Celeste non era modificabile, decise a priori di rimanere nel silenzio, seguendo la sua stessa dottrina del dio che provvede al proprio figlio.

[15] Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.


Pratica del tutto inventata. Non è mai stato trovato un solo documento che attesti una pratica simile da parte dei Prefetti Romani. I Romani stessi erano un popolo molto severo con coloro che infrangevano la legge e di sicuro non avrebbero mai adottato una pratica simile, soprattutto nei confronti di un popolo sottomesso.

[16] Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.


Detto Barabba. Ricordate la vicenda di Pietro figlio di Giona e del suo problema di traduzione? Qui ci troviamo davanti alla stessa situazione. Barabba di per se non ha significato, neppure come nome o soprannome, ma se scindiamo la parola otteniamo Bar Abba, ovvero “Figlio del Padre”. Curioso, non è vero? Vi avevo preannunciato una discussione interessante sull’esistenza di due Gesù, ed eccola qui. Il nome completo di questo Barabba, che non viene riportato nell’ultima versione CEI della Bibbia è Yeshuha Bar Abba, ovvero Gesù Figlio del Padre. Questo ci pone davanti agli occhi una situazione bizzarra: abbiamo da una parte Yeshuha Bar Yoseph, e dall’altra Yeshuha Bar Abba, due personaggi opposti, ma dallo stesso nome. Inoltre dobbiamo ricordare che Gesù si è riferito più volte a dio chiamandolo Padre, ovvero Abba, e si è anche identificato in suo figlio, dunque Yeshuha Bar Abba. La situazione sembra portarci ad un circolo vizioso, chi è dunque questo Barabba?

[17] Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: “Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?”.

[18] Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

[19] Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua”.

[20] Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.

[21] Allora il governatore domandò: “Chi dei due volete che vi rilasci?”. Quelli risposero: “Barabba!”.

[22] Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”.

[23] Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!”.

[24] Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: “Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!”.


Altro passo altamente improbabile. Come già spiegato in precedenza nessun prefetto avrebbe mai ceduto alle richieste della folla, e non avrebbe mai rilasciato un prigioniero. La messa a morte era applicata solo dai Romani e quindi Pilato non poteva assolutamente lasciare fare alla folla Ebraica. Però, tornando alla questione di Gesù Bar Abba, ci troviamo davanti ad un quesito motlo intrigante. E se Gesù Figlio del Padre fosse il Gesù di cui abbiamo letto fino ad adesso, e dunque il messia spirituale, ed invece Gesù detto il Cristo fosse il rivoluzionario, unto dal signore, combattente per la libertà di Israele dal giogo Romano? Se vediamo questi due Gesù in questi termini notiamo come la sentenza di morte sia del tutto corretta, vedendo libero un placido predicatore e messo a morte un rivoltoso.

[25] E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”.


I passi inverosimili si susseguono di capoverso in capoverso. Come possiamo credere ad una folla che vuole a tutti i costi la morte di un uomo, ma che una volta ottenuta si “auto-maledice”? Quale credibilità può avere questo passo di auto-maledizione?

[26] Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.


Sulla crocifissione non basterebbe un capitolo a parte, dunque cercherò di essere il più sintetico possibile. L’autentica pratica della crocifissione era quella di fissare al condannato un tronco trasversale, chiamato patibulum, alle spalle, legando gli avambracci ad esso così da far assumere al condannato una posizione a T. Successivamente le estremità sporgenti del patibulum venivano posizionate al centro di due aste laterali chiamate Crux, aventi la forma ad Y. Il condannato veniva lasciato appeso in questo modo (vagamente YTY), senza l’ausilio di chiodi e con i piedi per terra, sino a che non sopraggingeva la morte per asfissia, in quanto avendo le braccia costrette al patibulum, in posizione aperta, queste rendevano difficile la respirazione. Nei casi di condannati particolarmente resistenti, gli si fratturavano le gambe così da rendere più immediata l’asfissia, non avendo più un appoggio stabile.

[27] Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte.

[28] Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto

[29] e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”.

[30] E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.

[31] Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.


Ci risulta del tutto assurdo questo episodio della pantomima del Re. Come abbiamo visto Pilato (in modo del tutto improbabile) ha condannato a morte un uomo che ai suoi occhi non aveva colpa, e ha dato ordine ai suoi uomini di crocifiggerlo. Dunque i Romani erano del tutto estranei a questa vicenda, e quindi per quale motivo li vediamo schernire Gesù? Questo episodio avrebbe molto più senso se legato ad un rivoluzionario catturato per un insurrezione contro i Romani.

[32] Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

[33] Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,

[34] gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.

[35] Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.
Come notiamo non vengono citati chiodi o altro, proprio perchè la pratica della crocifissione originale non prevedeva l’uso di chiodi, ma di legacci.

[36] E sedutisi, gli facevano la guardia.

[37] Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”.


La motivazione non è certo quella per cui è stato catturato. I Sacerdoti del Sinedrio catturarono Gesù in quanto si era prolcamato Messia, Figlio di Dio, e dunque per un fatto puramente religioso. Qui però vediamo che la motivazione ufficiale della sua condanna è quella di essersi proclamato “Re dei Giudei”, ovvero una condanna per causa politica. Religione e Politica erano strettamente legate, questo è vero, ma ci risulta comunque strano questo cambio di colpevolezza.

[38] Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

[39] E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:

[40] “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”.


La gente che passava di la però sapeva il vero motivo della condanna, sapeva cosa andava dicendo Gesù, ovvero essere il Figlio di Dio.

[41] Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:

[42] “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.

[43] Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!”.

[44] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.


Questi passi di scherno sono tutti scritti per far capire quanto fossero ipocriti e malvagi quelli che non credevano in Gesù, sono tutte frasi atte a colpevolizzarli oltremodo, così che alla morte di Gesù si pentano con grandissimo sdegno.

[45] Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.


Questo evento è stato tradotto come la versione pompata di un Eclisse, però non ci sono altri riscontri, in nessun’altra parte del mondo, di un avvenimento del genere. E’ da precisare, però, che con “tutta la terra” i redattori intendessero Israele, o un più ampio Impero Romano.

[46] Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.


Secondo ed ultimo collasso spirituale di Gesù, che si spoglia della sua divinità e fa riaffiorare l’uomo, angosciato dalla sua situazione e che cerca di ribellarsi ad un destino tanto crudele.

[47] Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”.

[48] E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.

[49] Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”.

[50] E Gesù, emesso un alto grido, spirò.


Sono le tre del pomeriggio del Venerdì di Pasqua.

[51] Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,

[52] i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.

[53] E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

Appena morto Gesù ecco che accade l’inverosimile. Il velo del tempio si squarcia, la terra trema e i morti resuscitano, apparendo a molti. Nel frattempo nel mondo reale tutto qeusto viene tradotto con l’attacco dei rivoluzionari a Gerusalemme e al tempio, dove gli atti vandalici arrivaroni sino ai sepolcri dei vecchi Sommi Sacerdoti, violando le loro tombe. Il Tumutlo in di cui fu teatro Gerusalemme ci viene descritto in Guerre Giudaiche di Giuseppe Flavio, e viene ricordato negli annali storici. Tutto tace però su resurrezione dei morti e terribili terremoti che più ad un evento Evangelico assomigliano ad un film di George Romero, se mi concedete la battuta.

[54] Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.

Altro passo del tutto assurdo. Un Centurione che esclama “davvero costui era Figlio di Dio”, come se credesse nel Dio Ebraico, è del tutto inverosimile e poco credibile.


[55] C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

[56] Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

[57] Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.


Per tornare al discorso dei Ricchi e del Regno dei Cieli, ecco che scopiramo che Gesù era stato seguito da tre donne per servirlo e che il ricco Giuseppe di Arimatèa era diventato suo discepolo.

[58] Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.

[59] Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo

[60] e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.

[61] Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria.


Questo passo serve per spiegare che il corpo di Gesù fu subito sepolto, dopo la sua morte. Il fatto è sottolineato per via del problema dei morti durante le festività. Come abbiamo già visto era vietato dalla Legge lasciare cadaveri all’aria aperta durante le feste, ma secondo la legge Romana il condannato di croce doveva rimanervi appeso anche un periodo successivo alla morte come avvisaglia per altri potenziali criminali. Questa conflitto di legislature viene risolto dai redattori introducendo la figura di Giuseppe d’Arimatea, il ricco discepolo di Gesù, che riesce a farsi consegnare il cadavere da Pilato.

[62] Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:
Qui siamo al Sabato, il giorno seguente il Venerdì di Pasqua.

[63] “Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.

[64] Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”.

[65] Pilato disse loro: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”.

[66] Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.


Come per magia, gli avvenimenti della morte di Gesù vengono dimenticati. Nessuno più parla della resurrezione dei santi, nessuno si chiede dei terremoti e del velo del Tempio. Molto curioso descrivere eventi di quella portata e poi lasciarli nel dimenticatoio, presentando l’indifferenza della gente. Il Vangelo di Matteo è molto abile nello screditarsi da solo.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 26 sabato, Lug 29 2006 

[1] Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli:

[2] “Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso”.

[3] Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa,

[4] e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire.

Arrestare Gesù con l’inganno. Ne avevano veramente bisogno? Gesù era entrato nel tempio creando disordini, si era arrogato il diritto di insegnare, insultando i Sacerdoti e gli Scribi, ed era a capo di una folla di esaltati che provocavano caos in tutta la città, come abbiamo visto durante l’episodio dell’ingresso a Gerusalemme. Sinceramente non mi sembra che ci fosse bisogno di un inganno per poterlo arrestare.

[5] Ma dicevano: “Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo”.

Le feste Ebraiche erano e sono sacre. Era vietato, durante la Pasqua Ebraica, lasciare dei cadaveri in vista. I Sacerdoti si preoccupavano del fatto che se i Romani, unici con quel potere, avessero condannato a morte Gesù, avrebbero lasciato il suo cadavere in vista durante la festività. Questo “cavillo legale”, come vedremo più avanti, sarà un bel problema per i redattori del Vangelo.

[6] Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso,

[7] gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa.

I Ricchi non entreranno mai nel Regno dei Cieli, ma i loro costosi doni e i loro lauti pranzi sono sempre ben accetti. Molto strano immaginarsi questo Gesù che predica contro i ricchi e contro chi accumula tesori in terra, e che poi va sempre in case dove il padrone può dare da mangiare a lui e ai suoi (minimo) dodici discepoli, in case dove viene lavato e profumato ed unto con costosi olii. Ci sembra che questo Gesù sia poco costante nei comportamenti.

[8] I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: “Perché questo spreco?

[9] Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!”.

Facendoli diventare ricchi ed escludendoli dal Regno dei Cilei, aggiungerei io.

[10] Ma Gesù, accortosene, disse loro: “Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me.

[11] I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete.

[12] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.

Da qui nasce la pratica “dell’estrema unzione” che si da in procinto della morte.

[13] In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei”.

Fin’ora abbiamo visto come la dottrina messianica di Gesù fosse finalizzata a porre lui e i suoi discepoli a capo del nuovo Israele, chiamato Regno dei Cieli, senza bisogno che la sua dottrina si spargesse per il mondo. In questo passo, invece, troviamo un Gesù che parla di predicare il vangelo nel mondo intero.

[14] Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti

Una strana precisazione, quella di dire il nome di Giuda Iscariota. Come ben ricorderete, durante il capitolo di presentazione dei dodici apostoli, già si parlava di Giuda Iscariota, indicandolo con “colui che tradirà”. Questa precisazione è dunque fuori luogo, in quanto già precisato in precedenza chi fosse Giuda. Forse la mia è pignoleria, ma io, in questi piccoli frangenti, vedo chiaramente il fatto che i capitoli del Vangelo fossero slegati tra loro. Ecco spiegate le numerose ripetizioni e ridondanze al loro interno.

[15] e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.

E qui torniamo alla domanda iniziale : che bisogno aveva il Sinedrio di Giuda? Sapevano benissimo chi fosse Gesù, sapevano benissimo cosa aveva fatto, e avevano tutto il diritto, secondo le loro leggi, di arrestarlo. Cosa glielo impediva? Cosa ha veramente venduto per 30 denari Giuda? E’ presto detto. Giuda non ha venduto l’informazione di chi fosse Gesù, ma ha venduto l’informazione di dove poterlo trovare ed arrestare. E’ plausibile supporre, come Gesù stesso ha insegnato, che lui e i discepoli si nascondessero, soprattutto viste le azioni che erano soliti intreprendere. Accettando l’assurdo di un Sinedrio che non arresta Gesù quando questi insegnava abusivamente nel tempio, possiamo dedurre che quello che li fermava dall’arrestarlo fosse il non sapere dove trovarlo. A questo punto entra in gioco Giuda, che tradisce Gesù indicando alle guardie del Tempio dove poterlo trovare.

[16] Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

[17] Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”.

Il primo giorno degli Azzimi è da datare intorno al 7 di Aprile, ed è il primo degli otto giorni della Pasqua Ebraica. Dato che Gesù e discepoli erano Ebrei, dobbiamo supporre che festeggiassero la Pasqua come degli Ebrei, e dunque durante il mese di Nisan, il giorno 15 (che sarebbe il nostro 7 aprile)

[18] Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”.

[19] I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Questo “andate da un tale” è ancora peggio dei vari “in quel tempo” e “partì di là”. L’inesattezza di cui si imbevono le pagine del Vangelo è quasi irritante, ed è sintomo di una storicità per niente appurata e, anzi, piuttosto abbozzata o riportata male.

[20] Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.

Iniziamo il countdown per la morte di Gesù. Senza scendere troppo nei particolari (trovate tutto a questa pagina di Wikipedia), siamo al giorno di Pasqua, un venerdì.

[21] Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”.

[22] Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”.

[23] Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.

[24] Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”.

Punto piuttosto contradditorio. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è stato scritto di lui, però chi lo tradirà per perpetrare le scritture, sarà punito. Ma senza il traditore, non ci sarebbe stata condanna e morte, dunque quanta colpa ha questo traditore (marionetta in mano ad un fato già scritto)?

[25] Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.

Analizziamo la situazione: Gesù dice che verrà tradito, identifica il traditore in Giuda…e nessuno fa niente. Tutto come se niente fosse. La situazione è alquanto assurda, pur sapendo chi fosse il traditore, nessuno muove un dito contro di lui per fermarlo.

[26] Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”.

Teofagia. Una pratica “pagana”, anche questa presa in prestito dalla corrente Ellenistica. Questo passo in particolare introduce il sacramento dell’Eucarestia.

[27] Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti,

[28] perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.

[29] Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”.

Questa frase ci riporta un’ennesima volta alla storia rivoluzionaria. Analizzandola possiamo vedere la promessa del Capo dei Rivoluzionari di non bere più vino sino a quando il Regno di suo Padre non sarà arrivato. Le parole “Regno di mio Padre” se messe in bocca a Giuda il Galileo non stonano assolutamente, alludendo a quel Regno che fu rubato a suo padre Ezechia, durante la prima rivolta Giudaica. Questo ci fa immaginare i rivoltosi, alla vigilia del colpo di stato, mentre cenano insieme e brindano prima dell’attacco a Gerusalemme. Ormai è appurato che i Vangeli e la rivolta di Giuda il Galileo siano strettamente legati.

[30] E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Altro passo che associa Gesù e i discepoli, a Giuda il Galileo e gli Zeloti. Risulta improbabile che Gesù e i discepoli si siano messi a cantare un inno, per il semplice fatto che Gesù stesso ha insegnato a tutti a pregare in silenzio ed in raccoglimento in se stessi. Il “cantare un inno” è molto più in linea con un gruppo di patriotici, in questo caso, con un gruppo di Zeloti.

[31] Allora Gesù disse loro: “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge,

[32] ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”.

Il piano era quindi quello di ritrovarsi in Galilea, dopo la risurrezione. Da notare il fatto che con “risurrezione” si può anche intendere il rinnovamento della Palestina a Regno dei Cieli. Una volta che la Rivolta Zelota avesse cacciato i Romani e deposto la famiglia Erodiana dalla gestione di Israele, potendo finalmente creare il loro Israele utopico chiamato Regno dei Cieli, i rivoltosi si sarebbero ritrovati in Galilea, la patria del movimento rivoluzionario.

[33] E Pietro gli disse: “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai”.

[34] Gli disse Gesù: “In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”.

[35] E Pietro gli rispose: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.

[36] Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”.

[37] E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

[38] Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”.

[39] E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.

Siamo sempre nel Venerdì della Pasqua, in quanto il giorno Ebraico iniziava al tramonto e dunque la sera era già “il giorno nuovo”. Gesù si ritrova nel Getsèmani e qui il suo animo collassa, in prospettiva a quello che lo aspetta. Forse questo episodio è l’unico dell’intero racconto Evangelico che ci mostra un Gesù umano, piuttosto che il Cristo.

[40] Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?

[41] Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

[42] E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”.

[43] E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.

[44] E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

[45] Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.

[46] Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina”.

Il solito Gesù incongruente. O i discepoli possono dormire e riposare, oppure devono alzarsi ed andare.

[47] Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.

[48] Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”.

[49] E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò.

Ancora una volta mi chiedo quale bisogno ci fosse di identificare Gesù, quando sapevano tutti benissimo chi fosse. Come visto in precedenza è più logico supporre che Giuda abbia condotto le guardie del Sinedrio al luogo dove si radunavano in segreto Gesù e i discepoli, piuttosto che indicare lui di persona.

[50] E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

[51] Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.

I discepoli erano quindi armati. Nel vangelo di Matteo non viene detto ma, come vedremo in quello di Luca, il “taglia orecchie” misterioso si rivelerà essere Pietro.

[52] Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

[53] Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?

[54] Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”.

Gesù, di nuovo forte del suo spirito messianico, placa gli animi dei discepoli, dicendo che se volesse avrebbe a difenderlo dodici legioni di angeli. Ma le scritture devone essere compiute, e dunque lui deve essere arrestato.

[55] In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.

[56] Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.

Gesù stesso fa notare la stranezza della situazione: pur essendo stato nel tempio “ogni giorno” (per quel che ci ha raccontato il Vangelo si trattarono di due o tre giorni) non lo hanno arrestato, ma hanno dovuto aspettare di catturarlo di nascosto, sotto tradimento.

[57] Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani.

[58] Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.

[59] I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;

[60] ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.

Evidentemente le accuse di sommossa, insulti alle massime cariche religiose e disordini in città, non bastavano al Sinedrio. In realtà qui il Vangelo cerca di portare l’episodio del processo ad un livello puramente Teologico. Il Vangelo di Matteo cerca di far incolpare Gesù per vie Teologiche, così da mostrare un Sinedrio corrotto che non ha voluto riconoscere il Figlio del Dio Vivente.

[61] Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”.

[62] Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”.

[63] Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

[64] “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo”.

[65] Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;

Ed ecco che Gesù ammette, seppur non dicendolo lui stesso, di essere il Figlio di Dio. Questa “bestemmia” fa esplodere la rabbia dei sacerdoti a tal punto da stracciarsi le vesti.

[66] che ve ne pare?”. E quelli risposero: “È reo di morte!”.

[67] Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,

[68] dicendo: “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?”.

[69] Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”.

Gesù il Galileo. Come ho già detto, il termine Galileo, fu associato dai Romani a quello di rivoltoso, in quanto i focolai di rivolta nacquero in quel della Galilea. Impossibile qui non andare ad associare questa figura con quella di Giuda il Galileo.

[70] Ed egli negò davanti a tutti: “Non capisco che cosa tu voglia dire”.

[71] Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”.

Anche Nazareth non aveva una buona fama, tantè che nel Vangelo viene detto “può mai venire qualcosa di buono da Nazareth?”. Dunque anche questo appellativo era associato a qualcosa di negativo. Abbiamo però anche visto, durante la natività, come Nazareno fu forse confuso con l’appellativo Nazireo, ovvero Nazir.

[72] Ma egli negò di nuovo giurando: “Non conosco quell’uomo”.

[73] Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: “Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”.

E ed ecco l’ultimo indizio: la parlata tipica dei Galilei, diversa da quella dei Farisei, che si associava dunque ai rivoltosi Zeloti.

[74] Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò.

[75] E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 25 venerdì, Lug 28 2006 

[1] Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.

[2] Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;

[3] le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio;

[4] le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi.

[CUT : tutte e dieci si addormentano, poi arriva lo sposo. Le cinque con l’olio lo seguono e vanno a sposarlo, le cinque senza olio si fermano a comprarlo e per questo arrivano tardi e lo sposo non apre a loro le porte]


Oltre a parlare tranquillamente di bigamia, punita secondo le leggi Mosaiche, questo passo ci spiega per l’ennesima volta come funziona il Regno dei Cieli. Da notare che l’appellativo “vergini” è stato erroneamente tradotto, come nel caso della “Vergine Maria”. Il termine greco utilizzato in realtà identificava “giovani fanciulle” ma non per questo necessariamente vergini.

[14] Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

[15] A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.

[CUT : il servo con 5 talenti ne guadagna altri 5 e li da al padrone. Stessa cosa fa il servo con 2, ne guadagna altri 2 e li consegna al padrone. Il servo da un talento, invece, sotterra la moneta e quando si trova davanti al suo padrone ecco cosa succede :]

[24] Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;


Dunque il servo sa che il suo padrone è un ladro

[25] per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.

[26] Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;

[27] avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.


Sinceramente, non riesco a seguire la logica del discorso. Il Servo, sapendo che il padrone è un ladro (che miete dove non semina e raccoglie dove non ha sparso), per paura nasconde il suo denaro sotto terra. Paura per che cosa? Probabilmente paura di perdere questo talento. In ogni caso vediamo come, al ritorno del padrone, questo si adira perchè il Servo non è riuscito a moltiplicare quel talento. Ma il padrone non aveva mai parlato di moltiplicare gli averi consegnati. La parabola vorrebbe far intendere che anche se il Regno dei Cieli concede la sua ricompensa, questa non deve essere tenuta in segreto con paura, ma dev’essere fatta fruttare in vista del ritorno (Giorno del Giudizio), dove chi avrà fatto fruttare questo tesoro avrà grande ricompensa.

[28] Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.

[29] Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.


Con “ha” e “non ha”, Gesù intende “fede nel Regno dei Cieli”, altrimenti crollerebbero tutti i discorsi sui ricchi che non possono entrare nel Regno dei Cieli.

[30] E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

[31] Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.

[32] E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,

[33] e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

[CUT: spiegazione del giudizio universale, dove Gesù dividerà i buoni e giusti, dagli infidi e malvagi, gettando questi ultimi nel fuoco eterno della Gehenna.]

[46] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitoli 23 e 24 venerdì, Lug 28 2006 

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 23

[1] Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

[CUT: Guai a voi Farisei!]

Questo capitolo è un’unica e pesante accusa ai Farisei e agli Scribi. I redattori del vangelo passano in rassegna tutte le opere fatte dai Farisei, in quanto grandi peccatori perchè hanno seguito l’arricchimento terreno invece di pensare al Regno dei Cieli. L’intero capitolo è dunque una denuncia da parte dei redattori del Vangelo a carico del Sinedrio, una denuncia fatta per sottolineare la loro completa estraneità alla politica religiosa Ebraica, che si era sottomessa a quella Roma idolatra, e che aveva dimenticato l’orgoglio di popolo barattandolo per la “pace” e l’arricchimento personale. Questo odio di Gesù per i Farisei sembra comunque molto simile, se non identico, all’odio che avevano gli Asmonei, della cui famiglia era discendente Giuda il Galileo. Questa similitudine avvicina ancora una volta la dottrina di Gesù a quella di Giuda e i suoi Zeloti.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 24

[1] Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio.

[2] Gesù disse loro: “Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata”.

Ed eccoci alla profezia citata nella presentazione del Vangelo di Matteo. Gesù qui profetizza la distruzione del Tempio, avvenuta poi nel 70 DC per mano dei Romani, sedando la rivolta di Giuda il Galileo.

[3] Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: “Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo”.

[4] Gesù rispose: “Guardate che nessuno vi inganni;

[5] molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno.

[6] Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine.

[7] Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi;

[8] ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori.

Queste profezie di Gesù sembrano, incredibilmente e per la prima volta, rispecchiare gli eventi di oggi. Che sia quindi tutto vero? Che questo Gesù sia veramente il Figlio di Dio? La risposta è no, e ci viene data un poco più avanti nello stesso capitolo quando Gesù dice chiaramente :

[CUT: Gesù dice ai discepoli quali terribili supplizzi dovranno subire e parla dei falsi Cristo e dei falsi profeti che verranno, ma ad un certo punto:]

[34] In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada.

Non passerà quella generazione. Questa frase è del tutto in sintonia con la dottrina del Regno dei Cieli che è “vicino”. La fine del mondo, il giorno del giudizio, era vicino, era da aspettarsi in quella generazione. I terremoti già si conoscevano e le guerre fratricide Ebraiche non erano una novità, dunque le profezie di Gesù rimangono sempre e comunque da intendersi ai fini della Palestina e durante quella generazione. I Teologi moderni, vista la mancata venuta del Figlio dell’Uomo, tendono a commentare questo passo con parole del tipo “con generazione intendeva l’umanità” “con generazione intendeva questo” “con generazione intendeva quello”. Per quanto mi riguarda, io credo che la verità si trovi nella semplicità delle cose, e questo passo ci dice semplicemente quello che credevano ai tempi, ovvero che la fine del mondo sarebbe venuta a breve tempo, durante la loro generazione. Ovvio che se ad ogni mancato avvenimento profetico, questo lo si prende e lo si rigira ogni volta per giocare al bravo teologo, potremmo andare avanti all’infinito. Trovo invece molto più umile ammettere che Gesù ha sbagliato. Lui come tutti gli altri profeti.

[35] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

[36] Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Quindi la fine del mondo è da attendersi a breve, dopo tumulti e terremoti, ma il giorno e l’ora precisi li sa solo il Padre Celeste. Questo passo, oltre a dare una risposta elusiva alla questione “quando avverrà”, ci fa anche notare come il dogma di Dio uno e trino non possa essere applicabile, perchè se Gesù fosse Dio, allora saprebbe il giorno e l’ora, ma qui ammette che solo il Padre ha questa informazione, mettendo tra lui e Dio una netta divisione individuale.

[37] Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.

[38] Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca,

[39] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo.

Sarà dunque una venuta improvvisa. Ma gli eventi descritti prima non erano degli avvertimenti della venuta?

[40] Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato.

[41] Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata.

[42] Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

E quale nesso dovrebbe esserci tra il non sapere in quale giorno il Signore verrà e i due uomini e le due donne?

[43] Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

[44] Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.

Anche questi due passi sembrano del tutto sconclusionati. Se il padrone di casa sa a che ora arriva il ladro, allora non sta sveglio tutta la notte, ma lo aspetta all’ora precisa, dunque il discorso “perciò anche voi siate pronti” perde di significato, in quanto i discepoli non sanno l’ora e il giorno. Il discorso avrebbe avuto più senso detto così : “Considerate che se il padrone di casa sapesse a che ora arriva il ladro, allora non starebbe attento e vigile, ma attenderebbe il ladro pronto all’ora precisa. Perciò voi, che non sapete l’ora e il giorno della venuta del Signore, state vigili e attenti!”

[45] Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto?

[46] Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così!

[47] In verità vi dico: gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni.

[48] Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire,

[49] e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi,

[50] arriverà il padrone quando il servo non se l’aspetta e nell’ora che non sa,

[51] lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.

E ancora una volta, attendete la venuta del Signore in modo vigile e retto, senza perdervi come gli ipocriti, altrimenti il Signore vi punirà. Questo è un capitolo fondamentale per la completezza della dottrina di Gesù. Dopo i nuovi comandamenti, dopo il modo di pregare e dopo l’istruzione per insegnare questa nuova dottrina, arriviamo infine al punto più delicato, ovvero il giudizio a cui saranno sottoposti tutti (gli Ebrei). Ma per quale motivo questa dottrina di pace e di amore fabbisogna di un Giorno del Giudizio? Se il suo comandamento più grande è “ama il prossimo tuo come te stesso”, come mai abbiamo un Giudizio finale con grandi punizioni per gli ipocriti? E’ presto detto. Questa nuova dottrina, basata su un dio caritatevole, Padre Celeste, che da ai suoi figli tutto ciò di cui fabbisognano, non aveva la minima traccia di timore. Senza il timore di Dio, i discepoli non avrebbero mai seguito alla lettera i nuovi insegnamenti, la sola promessa del Regno dei Cieli non sarebbe bastata per tutti. Ma se non si poteva instaurare il timore di dio, lo stesso timore che si aveva per il dio Ebraico, allora si ci doveva inventare qualcos’altro, e così è stata ideato il Giorno del Giudizio, un giorno che arriverà improvviso e dove tutti dovranno mettersi faccia a faccia con il Signore, che li giudicherà e deciderà chi sarà degno del Regno e chi no. La pratica del timore di dio, come già detto, non era certo nuova, ma sino a quel momento era legata a dio che puniva personalmente i malvagi. Con Gesù invece nasce il concetto di Giudizio Universale, un Giudizio in seguito al quale si instaurerà nel mondo il Regno dei Cieli. Portando, invece, il discorso dal lato reale della situazione Palestinese, riconosciamo tranquillamente questo Giorno del Giudizio con il giorno della grande rivolta che si stava preparando contro Roma. Il piano era tenuto talmente segreto da non essere rivelato nemmeno ai vari commilitoni rivoltosi, che dovevano rimanere pronti e attenti. A seguito del Giorno del Giudizio si sarebbe finalmente abbattuto il giogo Romano, gli Erodiani ed il Sinedrio sarebbero stati destituiti dal potere e la famiglia Asmonea avrebbe potuto finalmente instaurare il suo Regno dei Cieli, riconsegnando la “libertà” ad Israele.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 22 giovedì, Lug 27 2006 

[1] Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse:

[2] “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.

[3] Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.

[CUT: Il Re manda altri servi, ma questi vengono uccisi dagli invitati. Allora il Re manda l’esercito, fa uccidere gli invitati e fa bruciare i loro paesi. Fatto questo dice ai suoi servi di invitare tutte le persone che trovavano per le strade, buoni e cattivi.]

[11] Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale,

[12] gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì.

[13] Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

[14] Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.

Difficile credere che non riuscirono a trovare Gesù in fallo nei suoi discorsi. Molte volte si contraddice da solo, soprattutto parlando per Parabole. Questa in particolare ci dice che il Regno dei Cieli non solo punisce con la morte chi lo rifiuta (gli invitati a nozze uccisi, e i loro paesi bruciati), ma anche tra quelli che accoglie applica un attenta selezione per scegliere coloro i quali sono degni.

[16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.

[17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”.

Cesare Augusto, l’imperatore Romano che diede l’ordine della riorganizzazione fiscale della Palestina, imponendo il famoso tributo che portò Giuda il Galileo alla rivolta. Vediamo cosa ne pensa Gesù:

[18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate?

[19] Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro.

[20] Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”.

[21] Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Questo passo può avere una duplice interpretazione. Gesù dice di rendere a Cesare quel che è di Cesare, ma siamo sicuri che intenda che sia giusto pagare il tributo? Lui non l’ha detto apertamente, ha detto “rendete a Cesare quel che è di Cesare”, come dire “dategli questo denaro perchè è suo, non perchè gli è dovuto”. Questo passo dunque può avere una velata interpretazione anti-romana? Difficile a dirsi, di sicuro è stato scritto per soddisfare anche i ranghi Romani, che non vengono insultati come i Farisei e gli Scribi.

[22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

[23] In quello stesso giorno vennero a lui dei sadducei, i quali affermano che non c’è risurrezione, e lo interrogarono:

[24] “Maestro, Mosè ha detto: Se qualcuno muore senza figli, il fratello ne sposerà la vedova e così susciterà una discendenza al suo fratello.

[25] Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello.

[26] Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo.

[27] Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna.

[28] Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta”.

Notiamo in questo passo dei 7 fratelli a quale livello culturale fossero gli Ebrei. Come sappiamo la moglie era una proprietà del marito, era un mezzo per avere discendeza, e dunque non aveva diritto di avere decisioni al riguardo e doveva seguire alla lettera la Legge che la obbligava a prendere il fratello del suo defunto marito, come nuovo marito.

[29] E Gesù rispose loro: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio.

[30] Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo.

[31] Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio:

[32] Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi”.

[33] Udendo ciò, la folla era sbalordita per la sua dottrina.

La folla sbalordita per dei ragionamenti senza senso. Gesù, come al solito da risposte sfuggevoli, che sembrano avere un senso ma che se analizzate non portano a nessuna conclusione. Gesù dice che Dio è il dio dei vivi, e non dei morti, ma questo a quale conclusione dovrebbe portarci? Che i resuscitati non hanno Dio? Che esiste anche un Dio dei Morti? Oppure, contraddicendosi, che in realtà non esiste resurrezione, dato che i risorti non hanno Dio? La dottrina della resurrezione era di certo nuova in Palestina. Gli Ebrei seguivano una religione monoteista ma molto legata alla natura dell’essere umano, dunque non era mai stato avanzata l’ipotesi della resurrezione. Questo era un concetto molto più Ellenistico, e difatti come sappiamo, i vangeli stessi sono stati redatti durante il periodo Ellenistico, sotto forte influenza delle divinità Greche. Lo stesso Padre Celeste è una derivazione di Zeus, Padre degli Dei. Gesù quindi è portavoce di una dottrina strana, agli occhi degli Ebrei, ed è per questo che nel vangelo di Matteo, quello per gli Ebrei, fu inserito questo discorso esplicativo sul concetto di resurrezione.

[34] Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme

[35] e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:

[36] “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”.

[37] Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

[38] Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.

[39] E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Notiamo nuovamente che Gesù nomina i suoi comandamenti, e non quelli dettati da Dio a Mosè. Si presuppone che i dottori del tempio e della legge conoscessero la Torah e le leggi mosaiche, ma davanti ai nuovi rimaneggiamenti di esse da parte di Gesù non fanno una piega. In questo passo il dottore, invece di rispondere a Gesù “Ma non sono questi i comandamenti che ci ha dato Mosè!”, tace, e addirittura la sua figura sparisce di scena, quasi fosse soltanto un pretesto per ricordare ai lettori i nuovi comandamenti di Gesù.

[40] Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.

[41] Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro:

[42] “Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?”. Gli risposero: “Di Davide”.

[43] Ed egli a loro: “Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo:

[44] Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?

[45] Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?”.

[46] Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo.

Questa si che è una giusta analisi, da parte di Gesù, alla Bibbia. Peccato che questa sua delucidazione sul fatto che il Messia non è il figlio di Davide lo tolga automaticamente dalla lista di candidati a Messia. Come ricordiamo, Matteo nella sua natività ha dato a Gesù una discendenza dal Re Davide, e addirittura nel capitolo precedente abbiamo letto di come la folla lo osanna chiamandolo “il figlio di Davide”. Ma se, come dice lui stesso, il Messia non è figlio di Davide, allora perchè in più punti del Vangelo si cerca di dare a Gesù discenza da Re Davide? Solamente per far quadrare quelle varie citazioni delle profezie? Ma allora perchè poi far dire a Gesù che il Messia non è figlio di Davide? Le domande sarebbero troppe. Grazie a questo passo possiamo vedere quanto differenti tra loro fossero tutte le tradizioni orali dalle quali hanno poi preso vita i vari Vangeli.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 21 giovedì, Lug 27 2006 

[1] Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli

[2] dicendo loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me.

[3] Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito”.

Come se bastasse dire così per non farsi inseguire come dei ladri. Certi passi del vangelo sono veramente ai limiti della parodia. In realtà questo passo è l’ennesima forzatura per poter citare la seguente profezia :

[4] Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:

[5] Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un’asina,
con un puledro figlio di bestia da soma.

[6] I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù:

[7] condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere.

Più che un adempimento di profezia, anche nella storia questa sembra una forzatura da parte di Gesù nel volersi farsi identificare col messia profetico. Dunque agire secondo le profezie era un piano preciso per darsi credibilità.

[8] La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via.

[9] La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!

[10] Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: “Chi è costui?”.

Dunque è un errore pensare che Gerusalemme fu in festa all’ingresso di Gesù. In realtà era la folla che lo seguiva ad osannarlo ed annunciarlo, mentre le persone di Gerusalemme non sapevano neanche chi fosse.

[11] E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea”.

[12] Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe

Appena arrivato Gesù si arroga il diritto di entrare nel tempio e comportarsi come un vandalo, scacciando le persone e rovesciando i tavoli. Da sottolineare che il mercato, all’interno del Tempio, era cosa normale per gli Ebrei.

[13] e disse loro: “La Scrittura dice:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera
ma voi ne fate una spelonca di ladri”.

[14] Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì.

[15] Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: “Osanna al figlio di Davide”, si sdegnarono

[16] e gli dissero: “Non senti quello che dicono?”. Gesù rispose loro: “Sì, non avete mai letto:
Dalla bocca dei bambini e dei lattanti
ti sei procurata una lode?”.

[17] E, lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
Betània è una città poco fuori Gerusalemme.

Probabilmente se Gesù fosse rimasto a Gerusalemme, dopo il caos che aveva provocato al Tempio, non avrebbe dovuto aspettare la pasqua per essere linciato dalla folla.

[18] La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame.

[19] Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: “Non nasca mai più frutto da te”. E subito quel fico si seccò.

Gesù continua ad avere comportamenti sempre più bizzarri. Prima arriva a Gerusalemme e si comporta come un vandalo all’interno del tempio, poi trovando un Fico senza frutti lo maledice facendolo seccare. Gesù forse non sapeva che i Fichi fanno frutti solo in Estate ed in Autunno. Qui siamo vicini alla sua morte, e dunque prima di Pasqua e quindi climaticamente alla fine dell’inverno, inizio della primavera, era dunque impossibile che quel Fico avesse dei frutti. Eppure Gesù lo maledice e lo fa seccare.

[20] Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: “Come mai il fico si è seccato immediatamente?”.

Possibile che ad ogni miracolo di Gesù, i suoi discepoli si stupiscano? Si sono stupiti quando ha placato i venti, si sono stupiti quando ha camminato sulle acque, ed ora si stupiscono per il Fico. Questo continuo stupore, ad ogni meraviglia, avvalora la tesi della tradizione orale dei detti. Ogni detto, associato ad un episodio di questo messia, era a se stante ed autoconclusivo, avendo il solo scopo di dettare un nuovo rigore di vita e di comportamento. Era dunque normale che in ogni detto, essendo autoconclusivo, i discepoli si stupissero delle meraviglie compiute dal messia, e che lui ogni volta gli rispondesse :

[21] Rispose Gesù: “In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà.

[22] E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete”.

Dunque perchè non chiedere al Fico di dare dei frutti fuori stagione, piuttosto che punirlo per una colpa che non ha, ovvero il non avere frutti fuori stagione? Questo passo del Fico può sembrare ironico ma in realtà sono molto serio nell’analizzarlo. Questo ci porta ad intendere che i redattori del vangelo non sapessere neppure quando un fico poteva dare frutti, e la cosa porta altro discredito alla veridicità di questi racconti. Però c’è un’altra spiegazione plausibile. Se accettiamo il fatto che questo vangelo sia un collage di vari detti tramandati oralmente, e poi messi in ordine a caso per crearci una storia alle spalle, allora possiamo intendere che questo episodio del Fico fosse in principio ambientato non prima di Pasqua, ma in un periodo dove effettivamente la pianta avrebbe dovuto avere i suoi frutti.

[23] Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: “Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?”.

Soprattutto, chi lo ha fatto rientrare nel tempio dopo che il giorno prima lo ha devastato trovandovi il solito e accettato mercato?!? Dal capitolo 21 in poi le vicende Evangeliche sono ancora più colme di stranezze che non nei capitoli centrali. Questo perchè a differenza di quelli (ricordo, semplici eventi tramandati oralmente e slegati fra loro), adesso i redattori devono portare a compimento la storia e dunque devono legare più saldamente i racconti che vanno a riportare. Ma così facendo mettono ancora più in risalto il fatto che questo Vangelo sia stato del tutto costruito su di una storia inventata.

[24] Gesù rispose: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo.

[25] Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. Ed essi riflettevano tra sé dicendo: “Se diciamo: “dal Cielo”, ci risponderà: “perché dunque non gli avete creduto?”;

[26] se diciamo “dagli uomini”, abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta”.

[27] Rispondendo perciò a Gesù, dissero: “Non lo sappiamo”. Allora anch’egli disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”.

[CUT : Seguono due parabole, raccontate direttamente ai Sommi Sacerdoti, che fanno intendere che loro non hanno saputo riconoscere l’operato di Dio e per questo non verranno premiati col Regno dei Cieli]

[45] Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

Facciamo il punto della situazione: Gesù, appena arrivato a Gerusalemme entra nel tempio e crea dei disordini, fuggendo poi a Betània. Torna il giorno dopo e si arroga il diritto di entrare, insultando in modo velato i Sommi Sacerdoti e facendosi scudo con la numerosa folla che credeva in lui. La collera che sarà scaturita nei Farisei e nei Sacerdoti sembrerebbe del tutto legittima. Gesù poteva anche essere nel giusto, ma le sue azioni non erano certo degne della sua stessa dottrina “ama il prossimo tuo come te stesso”. Ma forse abbiamo capito male, forse il comandamento è da intendere così : “ama il prossimo tuo come te stesso, a meno che non sia un Fariseo.”

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 20 mercoledì, Lug 26 2006 

[1] “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

[CUT : il padrone di casa va ad orari diversi a prendere lavoratori. Prende persone al mattino, a mezzogiorno, alle tre ed alle cinque. Venuta la sera, ovvero le sei, fa chiamare i lavoratori per la paga, ed inizia chiamando quelli presi alle cinque, ma ecco cosa succede]

[10] Quando arrivarono i primi [quelli reclutati al mattino NdZer0], pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno.

[11] Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:

[12] Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.

[13] Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?

[14] Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.

[15] Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

[16] Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi”.

No Gesù. Così si imbroglia la gente. Questa parabola insegna ad imbrogliare le persone, non ad essere buoni con esse. La parabola vorrebbe far intendere che anche chi si convertirà per ultimo avrà la stessa ricompensa dei primi convertiti, fatto sta che la storia della parabola racconta di un imbroglio ai danni dei primi lavoratori che ricevono la stessa ricompensa degli ultimi. Seguendo questo discorso conviene essere ultimi, e guarda caso la dottrina di Gesù era rivolta proprio agli “ultimi” in senso di classe sociale.

[17] Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro:

[18] “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte

[19] e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”.

Curioso come Gesù continui a parlare di se stesso in terza persona. Oppure con “Il Figlio dell’Uomo” intende qualcun’altro? Tratteremo questo nuovo quesito più avanti, all’apparizione di Barabba, quando porterò ai vostri occhi la questione dei due Gesù.

[20] Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.

[CUT : richiesta da parte della madre di fare sedere i suoi due figli uno alla destra ed uno alla sinistra di Gesù e seguente rimprovero di Gesù per questa richiesta, dicendo che non sta a lui decidere ma al Padre Celeste e che comunque chi tra i dodici vorrà prevalere, diverrà in realtà l’ultimo di loro. Poi Gesù esce da Gerico seguito da una grande folla e cura due ciechi.]

Il pezzo ci fa capire di come nel gruppo rivoluzionario ci fossero delle lotte intestine per chi avrebbe dovuto dominare Israele a fianco del nuovo Re del “Regno dei Cieli”.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitoli 18 e 19 mercoledì, Lug 26 2006 

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 18

[1] In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?”.

[2] Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:

[3] “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

[4] Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

[5] E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

Le clausole per entrare nel Regno dei Cieli si fanno ogni volta più strane e poco correlate tra loro. L’unica cosa certa è che gli umili, i poveri, i disadattati ed i malati saranno grandi nel Regno. Vogliamo vedere insieme il perchè? La gente benestante della Palestina seguiva la Torah, le leggi Mosaiche, ed aveva una vita agiata, quasi protetti dai Romani che tenevano la Palestina non come uno stato conquistato, ma come sotto una sorta di protezione. Tutte le altre persone continuavano la loro vita umile al di fuori dei centri urbani, ed erano proprio questi il bersaglio della nuova filosofia rivoluzionaria del Regno dei Cieli. I Rivoluzionari sapevano che avrebbero trovato proseliti ed alleati solo andandoli a cercare tra coloro che avevano in odio i Romani ed i ricchi benestanti Ebrei. Fu così che crearono la dottrina del Regno dei Cieli, che apre le sue porte a tutti coloro che sono umili e poveri davanti al Padre Celeste. Come non accettare una tale dottrina? Come potevano rifiutare la vita ultraterrena che gli veniva promessa?

[6] Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.

[7] Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

[8] Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno.

[9] E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.

[10] Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

[11] È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto.

[12] Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?

In parole povere sacrificio carnale per la salvezza dell’anima.

[CUT : seguono la parabola della pecorella smarrita e la discussione sul perdono dei propri fratelli]

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 19

[1] Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano.

[2] E lo seguì molta folla e colà egli guarì i malati.

[3] Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: “È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”.

[4] Ed egli rispose: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse:

Da notare il riferimento al Creatore. Non Dio, non il Padre Celeste, ma il Creatore. Siamo d’accordo che tutti questi nomi possano tranquillamente rifarsi all’unico e solo Dio, ma è da notare come questa divinità abbia diversi appellativi a seconda del periodo in cui è citato: nella Genesi è il Demiurgo/Creatore, poi Dio l’onnipotente per il diluvio universale, Gesù lo chiama spesso Padre Celeste, ma Gesù stesso è figlio del Dio Vivente. Tanti nomi, uno stesso Dio. Eppure sembra che oltre a cambiare di nome questo dio cambi anche atteggiamenti. Personalmente sono convinto che il Padre Celeste di cui parla questo Vangelo sia volutamente differenziato dal Dio Biblico, o Dio di Israele.

[CUT: Gesù parla nuovamente del matrimonio, più precisamente del divorzio, e poi benedisce dei bambini]

[16] Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”.

[17] Egli rispose: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”.

[18] Ed egli chiese: “Quali?”. Gesù rispose: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso,

[19] onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso”.

Ecco un’altro passo che fa notare quanto il Padre Celeste non sia il Dio Mosaico. Qui sono citati i comandamenti, ma come leggete tutti, non sono certo i 10 comandamenti che insegnano a catechismo. Sono, difatti, i comandamenti di Gesù, semplici regole morali da seguire per il buon vivere tra le persone. Ma se questi comandamenti sono la versione migliorata e più precisa dei 10 comandamenti di Mosè allora vuol dire che o Dio ha cambiato idea e si è corretto, oppure che questi siano comandamenti di un’altra divinità, che li ha fatti basandosi su quelli mosaici. Dato che Dio è perfetto e non può sbagliare, il cerchio si restringe sulla seconda ipotesi. Ad un livello più mortale e reale, questi nuovi comandamenti nascono dalla nuova teologia di Gesù che, come per le leggi della Torah, ha rivisitato le fondamenta religiose Ebraiche.

[20] Il giovane gli disse: “Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?”.

[21] Gli disse Gesù: “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”.

Ritroviamo, come al solito, lo staccarsi da tutto quello che è materiale per seguire Gesù.

[22] Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

[23] Gesù allora disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.

Questa è discriminazione bella è buona. Grazie a questo passo si capisce quanto questa dottrina sia nata tra i nomadi e la gente povera. Una dottrina che incita alla povertà e al rinnegare se stessi, che dice apertamente che i ricchi non potranno mai avere la stessa ricompensa che avranno i poveri. Inoltre quello che dice Gesù è altamente contradditorio. Un ricco, per entrare nel Regno dei Cieli, deve dare tutto quello che possiede ai poveri. Ma così facendo farebbe diventare ricchi tanti poveri, giusto? Dunque quei “nuovi ricchi” non potrebbero entrare nel Regno dei Cieli, riuscite a seguire la contraddizione? Inoltre, chi già segue la dottrina di Gesù, non accetterebbe mai l’elemosina di un Ricco, sapendo che accumulare tesori durante la vita lo farebbe declassare nel Regno dei Cieli. Forse proprio a causa di questo paradosso teologico Gesù ci dice :

[24] Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”.

Dunque c’è poco da fare, chi è ricco non entrerà mai nel Regno dei Cieli. Forse allora sarebbe meglio dimenticarsi delle discendeze regali di Gesù, dei doni, tra cui dell’oro, ricevuti quand’era piccolo oppure del fatto che se è diventato rabbi/maestro allora era per forza di famiglia benestante.

[25] A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: “Chi si potrà dunque salvare?”.

[26] E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”.

Ogni tanto mi viene molto difficile commentare certe risposte che da Gesù. Si denota che questo passo sia del tutto incongruente con la domanda posta. Per quante riflessioni teologiche si possano fare, questa risposta rimane del tutto slegata dalla domanda, come inserita a caso durante un discorso. Gesù avrebbe potuto rispondere “Le vie del Signore, Padre mio Celeste, sono imperscrutabili, salvatevi uomini di poca fede, la pecora smarrita salta il fosso” che sarebbe stata la stessa cosa. Questa risposta, del tutto slegata, è un’altra prova a favore della costruzione del vangelo unendo vari detti ed episodi tratti da una tradizione messianica orale.

[27] Allora Pietro prendendo la parola disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?”.

[28] E Gesù disse loro: “In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.

Ecco un’altro passo palesemente collegato con le rivolte Giudaiche. Gesù dice esplicitamente che quando il Figlio dell’Uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, ovvero quando sarà vincente su Roma e avrà riottenuto il legittimo trono di Israele, i Dodici siederanno con lui a giudicare le dodici tribù. Questo è palesemente lo scopo finale del movimento rivoluzionario, riprendere il controllo del Regno e porsi a giudice su tutte le tribù di Israele. Qui, infatti, leggiamo che non si parla del mondo, o dell’umanità, ma di Israele e delle sue dodici tribù. Il Regno dei Cieli verrà solo ed esclusivamente per Israele. Se non è abbastanza esplicativo questo passo, di quanto questi vangeli siano il riadattamento dei periodi di sommossa e violenze del primo secolo in Palestina, non saprei quale altro analizzare.

[29] Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

E ancora, per assoldare più persone possibili, persone che non avevano più niente da perdere, Gesù promette loro vita eterna in cambio del rinnegare tutto in suo nome. E come ciliegina sulla torta ecco il detto dei detti :

[30] Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

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