Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 16 sabato, Ott 28 2006 

[1] Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.

[2] Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.

[3] Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?”.

[4] Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.

[5] Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.

[6] Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.

[7] Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”.

Particolare la distinzione tra “i suoi discepoli” e Pietro. Questa è una particolarità unica nei testi Evangelici

[8] Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.

[9] Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni.

I “Sette demoni” scacciati da Maria di Magdala sono riconducibili ad un culto della Dea Madre, o di Ishtar, dove l’iniziazione avveniva attraverso sette passaggi. L’aver “scacciato i sette demoni” da parte di Gesù è inteso come “l’averla convertita alla sua fede”.

[10] Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto.

[11] Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.

[12] Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna.

[13] Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.

[14] Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.

ATTENZIONE: questa è probabilmente la vera chiusura del Vangelo di Marco, o comunque l’ultima parte riconducibile agli stessi autori dei precedenti capitoli. Noterete da soli come dal versetto 15 lo stile letterario e i termini usati cambino drasticamente.

[15] Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

[16] Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.

[17] E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,

[18] prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

[19] Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

[20] Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Si nota, come di punto in bianco (se escludiamo il primo versetto del primo capitolo che sembra comunque essere stato aggiunto a posteriori) appaiano termini come “Signore”, “Dio”, e di come, sempre improvvisamente, Gesù voglia che il “vangelo” (altro termine mai apparso sino ad ora) sia predicato in tutto il mondo. Lascio a voi la libertà di decidere se questi ultimi 6 versetti sono da ritenersi genuini ed originali, o se siano il frutto di un’interpolazione posteriore alla prima stesura.

Fine dell’analisi del Vangelo secondo Marco.

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Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 15 giovedì, Ott 26 2006 

[1] Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato.

[2] Allora Pilato prese a interrogarlo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”.

Marco in questo passo è molto stringato. Il fatto che Pilato chieda a Gesù se è il Re dei Giudei ha bisogno di un presupposto. Come abbiamo detto i Romani vietarono agli Ebrei di effettuare pene capitali, dunque gli Ebrei dovevano per forza portare i propri prigionieri ai Romani, per condannarli a morte. Di certo, però, un’accusa religiosa non sarebbe servita a molto agli occhi dei Romani, che avrebbero liquidato il fatto come un litigio teologico tra dotti. Per questo motivo i Sacerdoti condussero Gesù di fronte a Pilato con l’accusa di essere un rivoluzionario che si proclamava Re dei Giudei. Il Messia Ebraico, se vogliamo essere precisi, è effettivamente un Re d’Israele scelto da dio, ogni Re Biblico era un Messia, un Unto del Signore, e dunque i Sacerdoti non mentirono a Pilato, ma gli porsero l’accusa sotto un ottica più burocratica che religiosa.

[3] I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse.

[4] Pilato lo interrogò di nuovo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!”.

[5] Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato.

[6] Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta.

Questa è la più infondata delle pratiche Romane o Ebraiche. In nessuno degli scritti dell’epoca, per esempio nel dettagliato Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio, appare questa pratica che, oltrettutto, sarebbe in conflitto con la prassi Romana, dove un uomo carcerato rimaneva schiavo praticamente per sempre. Figurarsi se ai Romani veniva in mente di liberare un carcerato in una terra dove le rivolte e le sommosse contro Roma erano all’ordine del giorno.

[7] Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio.

Barabba, carcerato insieme ai ribelli che avevano creato un tumulto e commesso un omicidio. Su Barabba dovrei fare un articolo apposta, tante sono le stranezze su questo personaggio. Una teoria in voga è la seguente: Barabba, vuol dire “Figlio del Padre” (Bar=figlio Abba=padre), ma Abba era il modo in cui Gesù chiamava dio, il Padre Celeste. E’ molto probabile, dunque, che questo Barabba, così presentato nei Vangeli, sia in realtà la vera figura storica di Gesù, ribelle e sovversivo contro il Sinedrio e Roma. Essendo i Vangeli un parto nato tra la tradizione orale e gli eventi dell’epoca, questo Barabba potrebbe essere stato confuso o mescolato con la figura del Messia Spirituale, messo come protagonista della vicenda.

[8] La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva.

[9] Allora Pilato rispose loro: “Volete che vi rilasci il re dei Giudei?”.

[10] Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.

Quest’ultima informazione è una libera interpretazione di Marco, non per forza coerente con i fatti realemte accaduti, se mai sono accaduti.

[11] Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba.

[12] Pilato replicò: “Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”.

[13] Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”.

[14] Ma Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Allora essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”.

[15] E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Anche qui troviamo una condanna narrata in modo molto stringato, senza le parti che la rendono più logica e sensata.

[CUT: I Romani scherniscono Gesù, il calvalirio e la crocifissione]

[25] Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.

Marco non da molte spiegazioni sul metodo della crocifissione, principalmente per due motivi: o la pratica era abbastanza conosciuta e dunque non richiedeva spiegazioni, oppure nemmeno lui sapeva con esattezza come si praticava.

[26] E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei.

Era pratica comune affiggere insieme al condannato la motivazione della sua condanna.

[27] Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.

[28] .

[[CUT: la folla tenta Gesù dicendogli di salvarsi se davvero è il figlio di Dio]

[37] Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

[38] Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.

[39] Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”.

E lo capisce per via del forte grido? Quest’ammissione del centurione è oltremodo assurda, primo perchè i Romani non avevano una fede monoteista ed è dunque strano sentir parlare di Dio da un Romano e secondo perchè non si capisce comunque il motivo di tale affermazione. Pare che sia stata scritta solo per far ammettere anche ai Romani la provenienza divina di Gesù

[40] C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di ioses, e Salome,

[41] che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Dunque, oltre ai dodici, Gesù aveva un buon numero di donne che lo seguivano e lo “servivano”

[42] Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,

[43] Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.

Coraggiosamente in quanto i Romani volevano lasciare i cadaveri appesi alle croci a monito, e dunque staccarli era come infrangere le leggi romane

[44] Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo.

Con “il centurione” invece di “un centurione”, sembra quasi che Marco voglia intendere lo stesso centurione della misteriosa affermazione.

[45] Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.

[46] Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro.

[47] Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 14 lunedì, Ott 16 2006 

[1] Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.

Gli Scribi e i Sommi sacerdoti stanno cercando un modo per “impadronirsi” di Gesù, usando l’inganno. Ma ne avevano davvero bisogno? I capi d’accusa di certo non mancavano, ma come abbiamo dedotto precedentemente, Gesù era sempre seguito da una cospicua folla che probabilmente impediva il suo arresto. Con questo “inganno” forse si intende il bisogno, da parte degli Scribi e dei Sommi sacerdoti, di doverlo arrestare quando era da solo, o con pochi uomini

[2] Dicevano infatti: “Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo”.

Qui i Sacerdoti intendono che non dovevano metterlo a morte durante la Pasqua. Metterlo a morte significava darlo ai Romani che con tutta probabilità lo avrebbero ucciso tramite crocifissione (anche se la pena era data solo nei più gravi crimini come la sovversione a Roma). La condanna Romana, però, prevedeva anche che il cadavere venisse lasciato appeso a monito di altri trasgressori e questo avrebbe voluto dire lasciare un cadavere a vista durante i giorni della festività, cosa che era severamente vietata dalla legge Ebraica.

[3] Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo.

[4] Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: “Perché tutto questo spreco di olio profumato?

[5] Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei.

Da notare come questa donna anonima porti quest’unguento costosissimo. Questo ci fa supporre, dato che Gesù era a “mensa” insieme, presumibilmente ai dodici, più altri “alcuni”, che Simone il lebbroso fosse ricco. Gesù dunque predicava contro i ricchi ma non sdegnava la loro compagnia e il loro asilo. Furono questi comportamenti a far concepire la teoria della ricchezza interiore, e non quella materiale, ai filosofi e teologi che studiarono i Vangeli nei secoli, teoria in palese cotraddizione con quanto scritto nei testi stessi.

[6] Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona;

[7] i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.

[8] Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

Come in Matteo, anche in Marco abbiamo la nascita dell’estrema unzione.

[9] In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto”.

[10] Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù.

Questo “allora” è piuttosto equivoco. Sembra che Giuda si rechi dai sacerdoti per consegnare Gesù, dato che la donna l’aveva unto con l’olio costosissimo. E magari la verità non è poi tanto lontana. Giuda Iscariota, Ekariot in greco cioè Sicario, può essere entrato in conflitto con Gesù per qualche motivo legato alla loro condotta di vita ed ha dunque deciso di tradirlo. La realtà dei fatti è ovviamente impossibile da scoprire, soprattutto per via del fatto che non abbiamo altre fonti se non quelle evangeliche, che parlino di questi fatti.

[11] Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo.

[12] Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”.

[13] Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo

[14] e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?

[15] Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi”.

A quanto pare Gesù aveva anche conoscenze in Gerusalemme, tali da conferirgli già un locale abbastanza ampio da accogliere lui e i suoi 12 Apostoli. C’è da chiedersi però come mai Gesù non abbia festeggiato la Pasqua a casa di Simone il Lebbroso, e soprattutto bisognerebbe identificare questa “città” in modo più preciso, anche se col termine Città si intendeva solo un agglomerato di case abbastanza grande che poteva solo essere Gerusalemme.

[16] I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

[17] Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.

Notiamo anche come Gesù arrivi sempre dopo che i Discepoli hanno pianificato, preparato, controllato e predisposto il suo arrivo. Mai prima, perlomeno per quanto riguarda le sue visita a Gerusalemme. A quanto pare sapeva, o perlomeno il testo ci può suggerire, che sapeva dei rischi che correva ad addentrarsi a Gerusalemme senza aver pianificato ogni suo movimento.

[18] Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: “In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà”.

[19] Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: “Sono forse io?”.

[20] Ed egli disse loro: “Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.

[21] Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!”.

Qui si potrebbe entrare in un circolo vizioso teologico, però proverò lo stesso a farvi notare il paradosso: Gesù deve andarsene come sta scritto. Per compiere le scritture, però, Giuda ha dovuto tradire. Questo nega il libero arbitrio e toglie la colpevolezza da Giuda, che ha dovuto farlo per adempiere le scritture. Ma allora Gesù non dovrebbe voler punire Giuda, altrimenti non si sarebbero adempiute le scritture.

[22] Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”.

[23] Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

[24] E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.

Istituzione dell’Eucarestia, pratica Teofagica presente anche in altre religioni

[25] In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio”.

[26] E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Questo “cantare l’inno” rende un immagine di Gesù ed apostoli come quella di un gruppo di patrioti Israeliti. Con “inno” tra l’altro non si può dedurre cosa si intenda. Potrebbe essere un inno a dio, potrebbe essere il cantico dei cantici, come potrebbe essere un inno personale del gruppo.

[27] Gesù disse loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.

Il pastore in questo casò è Gesù e le pecore sono gli apostoli che si disperdono

[28] Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”.

[29] Allora Pietro gli disse: “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò”.

[30] Gesù gli disse: “In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte”.

[31] Ma egli, con grande insistenza, diceva: “Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.

[32] Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”.

[33] Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.

[34] Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”.

[35] Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora.

[36] E diceva: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.

Qui notiamo il collasso spirituale di Gesù che, in un lampo di umanità, chiede che il suo sacrificio venga meno.

[37] Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola?

[38] Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

[39] Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole.

[40] Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.

[41] Venne la terza volta e disse loro: “Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.

[42] Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.

Se in Matteo questo pezzo sembrava già alquanto demenziale, in Marco è ancora peggio. Nella stessa frase Gesù dice di dormire tranquilli e riposarsi e di svegliarsi perchè è venuta l’ora.

[43] E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.

La precisazione che Giuda fosse uno dei dodici, sembra fuori luogo. Già prima, nello stesso capitolo, si diceva chiaramente che Giuda Iscariota avrebbe tradito Gesù, dunque precisare di nuovo chi fosse sembra una scelta letteraria piuttosto strana. La stranezza sparisce solo a conferma che tutti gli eventi narrati erano in realtà slegati tra loro e narrati in via orale. La fonte orale fu poi semplicemente ricopiata per come la si ricordava lasciando quindi svariate ripetizioni ed inesattezze nel testo.

[44] Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”.

Altro punto fuori luogo. Gesù, fino a qualche capitolo fa era stato nel tempio, era seguito da una grande folla, era dunque un personaggio di spicco e molto conosciuto, pare assurdo che ci sia bisogno di identificarlo in questo modo per doverlo arrestare. Non ho fatto ricerche approfondite ma la vicenda del bacio probabilmente rientra in qualche abitudine Ebraica di riconoscimento, come se la cosa si ufficializzasse agli occhi delle autorità.

[45] Allora gli si accostò dicendo: “Rabbì” e lo baciò.

[46] Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.

[47] Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio.

[48] Allora Gesù disse loro: “Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi.

[49] Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!”.

[50] Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.

[51] Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.

[52] Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

Marco è talmente pervaso dalla tradizione orale che addirittura trascrive eventi che non hanno riscontro con gli altri vangeli. Quest’evento del giovinetto, oltre a poter significare ogni cosa simbolicamente, non ha un fine pratico alla storia Evangelica. Rimane per ora un passo impossibile da analizzare.

[53] Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.

[CUT: processo dei Sacerdoti a Gesù, che risponde di essere il Cristo, conferendo l’accusa per condannarlo a morte. Pietro rinnega Gesù tre volte e scoppia in lacrime]

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 13 martedì, Ott 10 2006 

[1] Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: “Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!”.

Il discepolo si sta riferendo o al Tempio stesso, oppure agli edifici eretti dai Romani per la Legione di Gerusalemme

[2] Gesù gli rispose: “Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta”.

Rifacendosi a prima i casi sono due: se Gesù si sta riferendo al Tempio, allora dobbiamo intendere che Gesù stia profetizzando la distruzione dello stesso da parte dei Romani nel 70 DC (fatto che pone la redazione del vangelo in una data posteriore al 70 DC), se invece si sta riferendo ai fortini della Legione, allora Gesù sta parlando dell’attacco dei rivoluzionari che era mirato proprio alla distruzione di tale struttura.

[3] Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte:

[4] “Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?”.

[5] Gesù si mise a dire loro: “Guardate che nessuno v’inganni!

[6] Molti verranno in mio nome, dicendo: “Sono io”, e inganneranno molti.

[7] E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine.

[8] Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori.

[9] Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro.

[10] Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti.

[11] E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.

[12] Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte.

[13] Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

[14] Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti;

Interrompo un attimo Gesù per far notare a tutti il dettaglio della frase “chi legge capisca”. In questo momento è Gesù a parlare, e questa è la trasposizione delle sue parole, dunque ci pare strano che in un discorso Gesù abbia detto “chi legge capisca”. Questa frase è molto più in sintonia con un’aggiunta personale del redattore, a sottolineare il discorso che sta facendo Gesù. Eppure viene inserita in modo che sia Gesù stesso a dirla, non ci sono infatti interruzioni di dialogo.

[15] chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa;

[16] chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello.

[17] Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni!

[18] Pregate che ciò non accada d’inverno;

[19] perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà.

[20] Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.

[21] Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui, ecco è là”, non ci credete;

[22] perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti.

[23] Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto.

[24] In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà
e la luna non darà più il suo splendore

[25] e gli astri si metteranno a cadere dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

[26] Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.

[27] Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

[28] Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina;

[29] così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.

Tutto questo discorso profetico, come già visto in Matteo, è molto impressionante. Sembrerebbe proprio che Gesù stia dicendo tutte le cose che stanno accadendo oggi giorno nel mondo: le guerre mondiali, lo Tsunami, etc… Eppure, ecco la frase che smonta tutto il suo discorso, pronunciata da lui stesso.

[30] In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute.

Come in Matteo, anche in Marco Gesù ci dice che non passerà quella generazione, prima che tutte quelle cose si avverino. Sulla parola “generazione” i padri della chiesa e i teologi di tutto il mondo hanno detto di tutto, ma se noi vogliamo trovare il vero significato di questa parola non ci resta che ammettere che Gesù con “generazione” intendesse quello che la parola indica ovvero “quella generazione di persone”.
Se comunque non dovesse essere sufficiente, per dare spiegazione alle profezie di Gesù ci basta guardare il contesto storico della Palestina del primo secolo. Sommosse, guerre intestine, prima ancora guerre fra regni (con la deportazione Ebrea da parte di Nabuccodonosor) e, ovviamente, cataclismi naturali. Dunque niente di trascendentale nelle parole di Gesù, e anzi, fatti ed eventi molto più attuali allora di quanto non lo siano adesso.

[31] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

[32] Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Solo il Padre. Questa è l’ammissione della diversità tra Gesù e dio. Dio conosce cose che nemmeno Gesù conosce, è dunque sbagliato ammettere che dio e Gesù siano la stessa cosa, perchè Gesù stesso ammette il contrario.

[33] State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.

[34] È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare.

[35] Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino,

[36] perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati.

[37] Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!”.

Ancora Gesù, per rimarcare il fatto che con “generazione” intende la gente della sua epoca, dice a tutti “Vegliate!”. Non dice “ditelo anche ai figli dei vostri figli e così di generazione in generazione” lo dice solo ai suoi discepoli, proprio perchè durante la loro generazione sarebbe arrivato il Regno dei Cieli, e non in quella sucecssiva o in quella dopo ancora. Solo la generazione degli apostoli doveva stare vigile in attesa del ritorno del Signore. Ci occuperemo della reazione degli apostoli alla mancata venuta del Regno dei Cieli quando arriveremo agli Atti degli Apostoli (quindi, aimè, fra molto…)

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 12 venerdì, Ott 6 2006 

[1] Gesù si mise a parlare loro in parabole: “Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.

[CUT: Il Padrone della vigna (dio) manda tanti servi (i profeti) per ricevere il frutto dei lavori, ma gli affittuari (i farisei) li picchiano tutti e li cacciano via. il Padrone allora manda il suo figlio prediletto (Gesù) ma gli affittuari lo uccidono per ottenere finalmente la vigna (il Regno di Dio, il mondo, il creato, dipende). In pratica Gesù racconta in parabola la sua missione]

[10] Non avete forse letto questa Scrittura:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d’angolo;

[11] dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri”?

[12] Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

Ecco spiegato il perchè dei mancati arresti: Gesù era seguito da una “folla” di persone che impedivano dunque di far entrare in azione le guardie del Sinedrio. Forzando l’arresto si sarebbe arrivati ad una sicura collutazione tra la folla e le guardie che avrebbe messo in allarme la Legione Romana di Gerusalemme (situata nella Torre Romana costruita a fianco al tempio) e questo avrebbe per forza introdotto dei pagani all’interno del tempio, cosa che era vista come totalmente empia e dunque da evitare a tutti i costi.

[13] Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.

[14] E venuti, quelli gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?”.

[15] Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda”.

[16] Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”.

[17] Gesù disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E rimasero ammirati di lui.

Frase famosa, analizzabile in mille e più modi. Prendiamone uno teologico ad esempio: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Ma Dio non ha creato tutto? Dunque anche quello che è di Cesare è di Dio, o sbaglio? Allora tutto dovrebbe essere dato a Dio. Questo discorso, ovviamente, è molto semplicistico, però ci aiuta a porci una semplice domanda: se allora quel che è di Cesare non è di dio, allora non tutto è di dio, dunque il dio di cui parla di Gesù che genere di dio è? E’ il dio creatore della Genesi Ebraica? E’ il dio vendicativo e autoritario dell’Esodo? o è un nuovo Dio, molto più spirituale?
Dal lato storico invece la frase è spiegata in modo abbastanza semplice. Il tributo di cui parla la frase è quello che fece scaturire l’ultima rivolta di Giuda il Galileo per ottenere il controllo di Israele, per non associare troppo la vicenda di Gesù a quella dei rivoltosi (per altro mai menzionati in tutti i vangeli se non con i velati soprannomi degli Apostoli) si è deciso di fargli dire questa frase, accontentando sia un lettore Romano che un lettore Ebreo.

[18] Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:

[19] “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.

[20] C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza;

[21] allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente,

[22] e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.

[CUT: Gesù dice che nella resurrezione non ci sarà bisogno di avere mogli o mariti perchè tutti saranno angeli al cospetto di dio. E in aggiunta fa notare ai suddacei che sono in errore in quanto dio è il dio dei vivi e non dei morti]

[28] Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”.

[29] Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;

[30] amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

[31] E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”.

[32] Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;

[33] amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.

Questo passo è molto importante. Questa, secondo il Vangelo, è la dimostrazione che anche uno scriba può capire il significato della nuova teologia di Gesù e quindi “avvicinarsi al Regno di Dio”, ovvero avvicinarsi alla linea di pensiero di Gesù

[34] Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

[35] Gesù continuava a parlare, insegnando nel tempio: “Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide?

[36] Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
come sgabello ai tuoi piedi.

[37] Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?”. E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

Gesù si diletta anche ad esaminare come alcuni passi della Bibbia siano stati erroneamente interpretati. Fa notare come Davide non sia il figlio di dio, dato che lo chiama Signore, e che dunque il Messia non può essere figlio di Davide. Questo passo è alquanto contradditorio rispetto a tutti quelli in cui Gesù viene presentato come figlio di Davide e quindi Messia. Anche Matteo incapperà in questo errore, dando a Gesù discendeza dal Re Davide e quindi escludendolo automaticamente dall’essere Messia.

[38] Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,

[39] avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

[40] Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave”.

Oltre ad insultare la casta degli scribi, di cui aveva apprezzato il pensiero qualche versetto prima, notiamo una curiosa similitudine nella loro descrizione: vediamo se riuscite anche voi a visualizzare, al giorno d’oggi, chi siano questi Scribi (studiosi, uomini di culto, esegeti biblici) che passeggiano in lunghe vesti, ricevono saluti nelle piazze, hanno i primi seggi nelle sinagoghe (chiese), divorano le case delle vedove (facendosi donare i beni di persone defunte) e ostentano di fare lunghe preghiere.

[41] E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.

Il tesoro sarebbe la raccolta delle offerte al tempio

[42] Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.

[43] Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

[44] Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

Altro esempio per far capire al lettore la giusta via per ottenere un posto nel Regno dei Cieli.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 12 venerdì, Ott 6 2006 

[1] Gesù si mise a parlare loro in parabole: “Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.

[CUT: Il Padrone della vigna (dio) manda tanti servi (i profeti) per ricevere il frutto dei lavori, ma gli affittuari (i farisei) li picchiano tutti e li cacciano via. il Padrone allora manda il suo figlio prediletto (Gesù) ma gli affittuari lo uccidono per ottenere finalmente la vigna (il Regno di Dio, il mondo, il creato, dipende). In pratica Gesù racconta in parabola la sua missione]

[10] Non avete forse letto questa Scrittura:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d’angolo;

[11] dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri”?

[12] Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

Ecco spiegato il perchè dei mancati arresti: Gesù era seguito da una “folla” di persone che impedivano dunque di far entrare in azione le guardie del Sinedrio. Forzando l’arresto si sarebbe arrivati ad una sicura collutazione tra la folla e le guardie che avrebbe messo in allarme la Legione Romana di Gerusalemme (situata nella Torre Romana costruita a fianco al tempio) e questo avrebbe per forza introdotto dei pagani all’interno del tempio, cosa che era vista come totalmente empia e dunque da evitare a tutti i costi.

[13] Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.

[14] E venuti, quelli gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?”.

[15] Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda”.

[16] Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”.

[17] Gesù disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E rimasero ammirati di lui.

Frase famosa, analizzabile in mille e più modi. Prendiamone uno teologico ad esempio: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Ma Dio non ha creato tutto? Dunque anche quello che è di Cesare è di Dio, o sbaglio? Allora tutto dovrebbe essere dato a Dio. Questo discorso, ovviamente, è molto semplicistico, però ci aiuta a porci una semplice domanda: se allora quel che è di Cesare non è di dio, allora non tutto è di dio, dunque il dio di cui parla di Gesù che genere di dio è? E’ il dio creatore della Genesi Ebraica? E’ il dio vendicativo e autoritario dell’Esodo? o è un nuovo Dio, molto più spirituale?

Dal lato storico invece la frase è spiegata in modo abbastanza semplice. Il tributo di cui parla la frase è quello che fece scaturire l’ultima rivolta di Giuda il Galileo per ottenere il controllo di Israele, per non associare troppo la vicenda di Gesù a quella dei rivoltosi (per altro mai menzionati in tutti i vangeli se non con i velati soprannomi degli Apostoli) si è deciso di fargli dire questa frase, accontentando sia un lettore Romano che un lettore Ebreo.

[18] Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:

[19] “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.

[20] C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza;

[21] allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente,

[22] e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.

[CUT: Gesù dice che nella resurrezione non ci sarà bisogno di avere mogli o mariti perchè tutti saranno angeli al cospetto di dio. E in aggiunta fa notare ai suddacei che sono in errore in quanto dio è il dio dei vivi e non dei morti]

[28] Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”.

[29] Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;

[30] amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

[31] E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”.

[32] Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;

[33] amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.

Questo passo è molto importante. Questa, secondo il Vangelo, è la dimostrazione che anche uno scriba può capire il significato della nuova teologia di Gesù e quindi “avvicinarsi al Regno di Dio”, ovvero avvicinarsi alla linea di pensiero di Gesù

[34] Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

[35] Gesù continuava a parlare, insegnando nel tempio: “Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide?

[36] Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
come sgabello ai tuoi piedi.

[37] Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?”. E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

Gesù si diletta anche ad esaminare come alcuni passi della Bibbia siano stati erroneamente interpretati. Fa notare come Davide non sia il figlio di dio, dato che lo chiama Signore, e che dunque il Messia non può essere figlio di Davide. Questo passo è alquanto contradditorio rispetto a tutti quelli in cui Gesù viene presentato come figlio di Davide e quindi Messia. Anche Matteo incapperà in questo errore, dando a Gesù discendeza dal Re Davide e quindi escludendolo automaticamente dall’essere Messia.

[38] Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,

[39] avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

[40] Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave”.

Oltre ad insultare la casta degli scribi, di cui aveva apprezzato il pensiero qualche versetto prima, notiamo una curiosa similitudine nella loro descrizione: vediamo se riuscite anche voi a visualizzare, al giorno d’oggi, chi siano questi Scribi (studiosi, uomini di culto, esegeti biblici) che passeggiano in lunghe vesti, ricevono saluti nelle piazze, hanno i primi seggi nelle sinagoghe (chiese), divorano le case delle vedove (facendosi donare i beni di persone defunte) e ostentano di fare lunghe preghiere.

[41] E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.

Il tesoro sarebbe la raccolta delle offerte al tempio

[42] Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.

[43] Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

[44] Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

Altro esempio per far capire al lettore la giusta via per ottenere un posto nel Regno dei Cieli.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 11 mercoledì, Ott 4 2006 

[1] Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli

[2] e disse loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo.

[3] E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”.

In Marco il “furto” dell’asino è accompagnato dalla promessa di restituzione dello stesso, a differenza di Matteo che fa apparire l’episodio come un ladrocinio vero e proprio.

[4] Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero.

[5] E alcuni dei presenti però dissero loro: “Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?”.

[6] Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare.

Inverosimile, un asino era un bene di un certo valore e dubito che la semplice frase “lo prendiamo in prestito, ma te lo riportiamo subito” sia bastata per lasciarli fare, eppure così ci racconta il Vangelo. Uno scenario possibile sarebbe quello di vedere Gesù come un benestante, nel qual caso la cessione dell’asino potrebbe essere giustificata dal suo ceto sociale, però anche questa ipotesi si regge con le pinze e comunque sappiamo benissimo che Gesù era il figlio del carpentiere, e dunque non certo un nobile, o meglio un proprietario terriero.

[7] Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra.

[8] E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi.

[9] Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

[10] Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

[11] Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània.

Anche in Marco notiamo come sia la folla che lo segue ad osannarlo e ad annunciare la sua entrata a Gerusalemme, e non la gente di Gerusalemme a farlo.

[12] La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame.

[13] E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi.

Attenzione! Marco ci fa notare che non era quella la stagione dei fichi. Dunque se lo sapeva Marco, che non era mai stato, secondo la tradizione, in Palestina, figuriamoci Gesù che ci era nato. Vediamo dunque come reagisce Gesù all’ovvia vista di un fico senza frutti in una stagione dove non da frutti:

[14] E gli disse: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”. E i discepoli l’udirono.

Non commenterò.

[15] Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe

Anche quest’evento lo abbiamo spiegato ampiamente in Matteo. I Cambiavalute erano nel tempio perchè gli Ebrei ritenevano impure le monete Romane, riportanti effigi. Così, per poter permettere al popolo di dare comunque l’offerta decisero di piazzare cambiavalute nel tempio. Allo stesso modo, sempre per coadiuvare il popolo, i Sommi Sacerdoti, avevano messo a disposizione i venditori di colombe, per gli olocausti a dio.

[16] e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio.

[17] Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le genti?
Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!”.

Effettivamente la scelta dei Sommi Sacerdoti di inserire questi servizi nel tempio fu una delle tante cause di scissione nella religione Ebraica, che vide la nascita di tutti quei piccoli culti satellite, primo fra tutti quello Esseno.

[18] L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento.

Con “cercavano il modo di farlo morire” credo si intenda “cercavano un motivo per condannarlo a morte”. Voi direste, giustamente, che gli atti di disordini compiuti da Gesù sarebbero bastati per condannarlo a morte, secondo le leggi Ebraiche, purtroppo però la messa a morte era vietata dai Romani. Gli Ebrei potevano punire ma non gli era concesso di mettere a morte. Dunque questo “cercare il modo di farlo morire” è da intendere come “cercavano una motivazione valida agli occhi dei Romani per ottenere la sua messa a morte”.

[19] Quando venne la sera uscirono dalla città.

In ogni caso, stupisce vedere come le guardie del Sinedrio non l’abbiano comunque arrestato a causa dei disordini nel tempio. Immaginatevi un uomo che entra nel tempio (sacro, casa di dio), distrugge i tavolini dei cambiavalute per le offerte a dio, distrugge le gabbie delle colombe per le offerte a dio e inveisce contro i Sommi Sacerdoti. Non sembra anche a voi assurdo vedere quest’uomo che, dopo tutto questo, esce e se ne va comodamente, addirittura aspettando la sera? La situazione è del tutto inverosimile.

[20] La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici.

La maledizione di Gesù ha avuto effetto. Ma la domanda rimane: che colpa aveva quel fico? Che, nella natura e quindi nella volontà di dio, non aveva dato frutti fuori stagione? Per quale motivo Gesù ha voluto farlo seccare se il fico stava agendo come dio aveva predisposto?

[21] Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: “Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato”.

[22] Gesù allora disse loro: “Abbiate fede in Dio!

[23] In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato.

[24] Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.

Ma il fico continua lo stesso a non avere colpe.

[25] Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati”.

Perdonate. A meno che non sia un fico che non da frutti fuori stagione. Perchè i fichi che non danno frutti fuori stagione meritano di essere maledetti e di seccare. Scusate la satira, ma questo pezzo veramente non riesco ad analizzarlo seriamente come il resto

[26] .

[27] Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:

Notiamo come Gesù “si aggiri” per il tempio liberamente senza che nessuno gli dica alcunchè sui fatti della giornata precedente.

[28] “Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farlo?”.

[29] Ma Gesù disse loro: “Vi farò anch’io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio.

Al solito Gesù escogita un modo per eludere la domanda postagli

[30] Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi”.

[31] Ed essi discutevano tra sé dicendo: “Se rispondiamo “dal cielo”, dirà: Perché allora non gli avete creduto?

[32] Diciamo dunque “dagli uomini”?”. Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta.

[33] Allora diedero a Gesù questa risposta: “Non sappiamo”. E Gesù disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”.

Ma non è la stessa cosa! I Sommi Sacerdoti avevano il diritto di sapere con quale autorità Gesù insegnasse all’interno del tempio e soprattutto con quale arroganza sfasciasse i tavolini dei cambiavalute, mi pare una cosa sensata. Invece Gesù, da abile parlatore quale si è sempre dimostrato, li inganna con una controdomanda che non poteva avere risposta (teologicamente parlando), così da non dover essere in dovere di rispondere a sua volta.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 10 giovedì, Set 28 2006 

[1] Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.

[2] E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”.

[3] Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”.

[4] Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.

[5] Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.

Questo rivisitare le leggi Mosaiche, anche smentendo le chiare intenzioni dei patriarchi, è un atto molto grave agli occhi dei Farisei

[6] Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;

[7] per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.

[8] Sicché non sono più due, ma una sola carne.

[9] L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.

Ed è così che il divorzio non è contemplato nella reale fede cristiana, o perlomeno non lo era nella nuova Teologia del Messia

[10] Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:

[11] “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;

[12] se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

[13] Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.

[14] Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.

[15] In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”.

[16] E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

Altro evento con la comparsa di bambini. La simbologia del bambino, puro nella sua ingenuità, è molto forte in questi passi del vangelo.

[17] Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”.

[18] Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.

[19] Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.

[20] Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”.

[21] Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”.

Lo amò. Affermazione molto controversa. Anche se non sono del parere, questo è il passo giusto per introdurre una delle tante teorie che si sono sviluppate sulla figura del Gesù realmente esistito, ovvero quella che lo vede come un omosessuoale. Il discorso è molto spinoso, e per questo non intendo approfondirlo per evitare discussioni inutili, mi basta dire che, secondo questa teoria, l’omosessualità di Gesù è messa ben in evidenza soprattutto nel Vangelo secondo Giovanni, in vari episodi e specificatamente in quello di Lazzaro. Personalmente non credo che i redattori dei vangeli volessero inserire nel loro personaggio anche un lato omosessuale, confinando questo “amare” all’atto spirituale, però c’è da dire che molti altri vangeli apocrifi sono molto più espliciti.

[22] Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

[23] Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”.

[24] I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio!

[25] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.

[26] Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?”.

[27] Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”.

[28] Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.

[29] Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,

[30] che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

[31] E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

Tutto questo discorso appare molto confuso e poco scorrevole, difatti in Matteo lo ritroviamo in una versione riveduta e corretta. Ancora una prova del fatto che Marco è il Vangelo più vicino alla fonte orale dei detti del Signore, fonti che essendo state tramandate in modo orale si sono modificate e mescolate fra di loro rendendole a volte poco scorrevoli.

[32] Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto:

[33] “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani,

[34] lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà”.

[35] E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”.

[36] Egli disse loro: “Cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero:

[37] “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

A differenza di Matteo, Marco non fa intervenire la madre dei due fratelli per raccomandarli alla destra e sinistra del Signore

[38] Gesù disse loro: “Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”.

[39] E Gesù disse: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete.
[40] Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”.

[41] All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni.

[42] Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere.

[43] Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore,

[44] e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.

Ancora la precisazione del fatto che in questo nuovo filone teologico non ci dovrà essere nessuno a capo del gruppo, ma dovranno essere tutti uguali. Curioso però notare che, dicasi quel che si voglia, Gesù è il loro “capo”.

[45] Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

[46] E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.

[CUT: Gesù ridà la vista al cieco]

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 9 mercoledì, Set 27 2006 

[1] E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.

Se in Matteo la frase era un po’ vaga, parlando di generazione, qui in Marco Gesù è chiarissimo: ci sono alcuni di quelli con lui che non moriranno, non prima che il Regno di Dio arrivi con potenza. Gesù è cristallino, dice con chiarezza che il Regno dei Cieli sarebbe arrivato di li a poco.

[2] Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro

[3] e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

[4] E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.

[5] Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”.

[6] Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.

[7] Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”.

[8] E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Questa visione di Gesù insieme ad Elia e Mosè serve per dimostrare allo scettico la potenza infinita che risiedeva in lui. Permettere a Gesù di discorrere con Elia e Mosè era una simbologia molto potente per il Messia del nuovo Regno dei Cieli. La mossa finale di far apparire addirittura Dio, in forma di nuvola, come il Dio dell’Esodo YHWH, che specifica che Gesù è il proprio figlio prediletto tra Elia e Mosè, toglie ogni dubbio sulla sua onnipotenza e sulla sua reale identà

[9] Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti.

[10] Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

Tralasciando l’ignoranza ai limiti della comicità dei tre Apostoli, notiamo come questo passo del monte in realtà non verrà mai ricordato dai tre alla resurrezione di Gesù, al contrario di come qui viene richiesto da Gesù stesso.

[11] E lo interrogarono: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”.

[12] Egli rispose loro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.

[13] Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui”.

La scusa del “è venuto ma non è stato riconosciuto” non regge assolutamente. Lo stesso verrà detto anche di Gesù “era il messia ma non è stato riconosciuto”, ma com’è possibile che non venga riconosciuto? Se Gesù fosse stato il Messia che il popolo Ebraico attendeva, com’è possibile che sia passato inosservato? La risposta sarebbe che il cuore degli Ebrei, indurito dal tempo e dalla venerazione del denaro invece di dio, non ha saputo riconoscerlo. Ma le cose invece sono andate diversamente. Il Sinedrio attendeva il Messia Biblico, il condottiero scelto da dio, l’unto Re d’Israele, che avrebbe scacciato i nemici dalla Palestina. Al contrario quei filosofi Ebrei che iniziavano a dare un’interpretazione diversa alla Bibbia, iniziarono a venerare un Messia spirituale, un Messia interiore che dettava leggi morali e che non veniva in carne ed ossa. In sintesi fu questa diversa visione messianica a scindere in due, o più parti, la religione Ebraica, andando a creare quella branca di auto-esiliati chiamati Esseni. Ma la comparsa di Gesù non è da attribuire nemmeno agli Esseni. Gesù come nome e persona fisica nacque molti anni dopo gli eventi del 70, ma di questo ce ne occuperemo a tempo debito.

[14] E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.

[15] Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.

[16] Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”.

[17] Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto.

[18] Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”.

Potrei azzardare che sia un caso di epilessia, e non di possessione demoniaca.

[19] Egli allora in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”.

Anche qui troviamo il passo in cui Gesù è stufo dell’incredulità della gente, e sembra proprio essere scocciato delle continue manifestazioni dei suoi poteri curativi.

[20] E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.

[21] Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia;

[22] anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.

La spiegazione dell’epilessia del ragazzo, in Marco, è molto più chiara di quella descritta da Matteo, ricordate?

[23] Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”.

[24] Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.

[25] Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”.

[26] E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”.

[27] Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

[28] Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”.

[29] Ed egli disse loro: “Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.

Questo episodio dell’epilessia ci fa capire come al tempo i casi di epilessia fossero conosciuti ed inguaribili. Il guarire l’epilettico da parte di Gesù è un ennesima prova della sua immensa potenza, agli occhi del lettore.

[30] Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.

[31] Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà”.

[32] Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

E di nuovo abbiamo quest’immagine di Gesù che parla di resurrezione e dei discepoli che lo guardano basiti, facendo finta di capire.

[33] Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”.

[34] Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.

[35] Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”.

Curioso notare come la Chiesa, che scaturì proprio a causa di questi Vangeli, sia un’istituzione a cariche ben precise, dalla più grande di tutti alla più umile.

[36] E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:

[37] “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

[CUT: Gesù dice che chiunque agisca nel suo nome sarà il benvenuto nel regno di Dio e poi passa al discorso che se una parte del proprio corpo ci da scandalo, dovremmo tagliarla]

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 8 lunedì, Set 25 2006 

[1] In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro:

[CUT: la seconda moltiplicazioni dei pani e dei pesci]

[9] Erano circa quattromila. E li congedò.

[10] Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.

Inutile soffermarci sul fatto che di Dalmanùta non abbiamo una collocazione geografica precisa.

[11] Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.

[12] Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”.

[13] E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

[14] Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo.

[15] Allora egli li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”.

[16] E quelli dicevano fra loro: “Non abbiamo pane”.

[CUT: Gesù spiega che il pane di cui hanno bisogno è la fede in lui, e di guardarsi dal lievito dei Farisei]

[22] Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.

[CUT: Gesù ridà la vista al cieco, sempre con l’ausilio della propria saliva posta sui suoi occhi]

[27] Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?”.

[28] Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”.

[29] Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”.

[30] E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

Anche in Marco, Gesù decide di rivelarsi ai Dodici, imponendo però loro di non divulgare tale notizia

[31] E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.

Come qualunque altro dio-uomo ellenistico, mitraico o che dir si voglia, dell’epoca, aggiungerei io.

[32] Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.

Come in Matteo, anche in Marco Pietro “rimprovera” Gesù, ma a differenza di Matteo in Marco Gesù non pone Pietro “a capo della propria chiesa”

[33] Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

[34] Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

[35] Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.

Ed eccoci al solito discorso per spronare la gente a dare la vita per la causa del Regno dei Cieli. Come già esaminato, rivedendo il vangelo in chiave storica, questo genere di incitamento ha un grande valore nelle menti dei poveri assoldati per la rivolta Giudaica. Il passo dice chiaramente che chi vorrà salvarsi la vita, durante la Guerra Giudaica, la perderà, ma chi combatterà sino alla morte in nome del nuovo Regno dei Cieli (ovvero il nuovo Israele che si voleva instaurare) allora l’avrà salva.

[36] Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

[37] E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

[38] Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”.

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