Il termine Epifania deriva dal greco epifaneia, che letteralmente significa manifestazione. Originariamente i Greci usavano il termine epifaneia per indicare la manifestazione del divino, sia questo una divinità vera e propria oppure i prodigi da essa compiuta. Data questa correlazione tra il termine epifaneia e il divino è stato impossibile per i redattori dei Vangeli non utilizzarlo per indicare la manifestazione di Gesù come divinità, durante il battesimo nel Giordano. Infatti, nel linguaggio contemporaneo epifaneia, traslitterato poi in Epifania, sta ad indicare l’Epifania del Signore, la festa che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale.

L’uso di Epifania come festa cristiana appare non prima del III secolo e da subito diventa una celebrazione confusa: alcuni festeggiano la nascita vera e propria di Gesù, in quanto le natività di Luca e di Matteo non erano ancora state redatte e dunque la storia di Gesù partiva dal suo battesimo nel giordano, altri collegarono la data al primo miracolo di Gesù, e quindi sempre ad una sua manifestazione come divinità, ed infine subentrate le natività, l’adorazione da parte dei Re Magi che ha il significato di manifestazione di Gesù ai pagani. Questa confusione della festa perdura anche oggi, in quanto i Cristiani orientali associano all’Epifania il suo significato più originale, ovvero il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre i cristiani occidentali ormai associano la data alla sola venuta dei Magi.

Nella cultura occidentale vengono addirittura attribuiti ai Magi i nomi di Melchiorre, Gasparre e Baldassare e vengono, ovviamente, identificati nel numero di 3, anche se il Vangelo di Matteo non specifica affatto quanti essi fossero. Il numero 3, oltre ad avere tutti i suoi significati esoterici, fu scelto per via dei doni che i Magi portarono, ovvero oro, incenso e mirra. Non possiamo sapere con certezza chi introdusse la figura dei Re Magi e chi decise i loro nomi, fatto sta che a seconda della zona dove ci spostiamo la comunità cristiana che troviamo li identifica in tre personaggi e gli da 3 nomi secondo la propria cultura, ad esempio Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope oppure Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph per la Comunità Cristiana della Siria.

Nelle chiese ortodosse, invece, la data è direttamente associata alla nascita biologica di Gesù, facendo diventare il 6 gennaio una sorta di Natale.

Ma vi starete chiedendo, e la Befana? La Befana è una figura folkloristica nata dall’unione del termine Epifania, dal quale deriva Befana, e dalla probabile tradizione “pagana” della festa dell’inizio dell’anno, dove la Befana simboleggiava l’anno passato, ormai vecchio, che lascia il posto all’anno nuvo. Il fatto che venga tradizionalmente ricordata come una vecchia che porta doni è invece da ricercare nella leggenda nata dal racconto dei Magi, dove questi, non sapendo bene dove trovare Gesù, chiesero informazioni ad un anziana signora che però non volle seguirli per portare altri doni. Più tardi, pentitasi, prese tutti i dolci che trovò in casa ed uscì per raggiungerli ma non riuscì a trovarli, e allora si fermò in ogni casa del paese per dare dei dolci ai bambini che trovava.

In sintesi queste sono le origini della festa dell’Epifania, che tutte le feste si porta via, che in un mix particolare di festività pagane e festività cristiane è arrivata sino ad oggi con un significato tutto nuovo, ben lontano sia da Gesù che dall’anno passato, diventando una festa per tutti i bambini.
E allora festeggiate con me l’Epifania nel modo che un po’ tutti conosciamo, recitando una filastrocca dedicata alla sua protagonista:

La Befana vien di notte

Con le scarpe tutte rotte

Con le toppe alla sottana

Viva, Viva, la Befana!

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