[1] Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie.

[2] E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

Ed eccoci arrivati ad un punto molto interessante, a riguardo della parola Apostolo, dal greco Apostolos, ovvero messaggero. Sarà una casualità, come tutte quelle che stiamo riscontrando ovviamente, ma la parola Apostolos vuol dire si messaggero, ma veniva utilizzata per identificare un messaggero di guerra, ovvero l’Apostolos era colui che portava le dichiarazioni di guerra ed annunciava l’inizio delle ostilità.

[3] Disse loro: “Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno.

[4] In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino.

[5] Quanto a coloro che non vi accolgono, nell’uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi”.

E di tutto il bel discorso del “porgere l’altra guancia” non se ne fa più niente.

[6] Allora essi partirono e giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni.

[7] Intanto il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risuscitato dai morti”,

[8] altri: “È apparso Elia”, e altri ancora: “È risorto uno degli antichi profeti”.

[9] Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?”. E cercava di vederlo.

[10] Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsàida.

[11] Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.

[12] Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta”.

[13] Gesù disse loro: “Dategli voi stessi da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”.

E rieccoci al miracolo dei pani e dei pesci, ma questa volta guardiamolo in modo puramente teologico. Seguendo il discorso fatto nei primi capitoli, ovvero quello di “cibarsi” di conoscenza, ci troviamo di fronte cinque pani che possono tranquillamente essere i cinque rotoli della Torah, ovvero i primi cinque libri della Bibbia. E i due pesci? Il pesce era il simbolo del messia, e la presenza dei due pesci indica i due messia attesi dal movimento Esseno-Zelota, ovvero il Messia di Aronne il Messia Sacerdotale, e il Messia d’Israele, ovvero il Messia Re guerriero capo militare. Visto in quest’ottica la distribuzione dei cinque pani insieme ai due pesci è la metafora del distribuire tra la folla dei cinque libri della Torah in chiave messianica.

[CUT: la moltiplicazione]

[17] Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Dodici come le ormai ben note tribù di Israele.

[18] Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?”.

[19] Essi risposero: “Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto”.

Dunque la situazione era piuttosto confusa. Gesù, pur essendo un personaggio fin troppo noto in tutta la Palestina, veniva confuso con Giovanni Battista, Elia o uno degli antichi profeti risorto.

[20] Allora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”. Pietro, prendendo la parola, rispose: “Il Cristo di Dio”.

Il Cristo di Dio, ovvero il Messia di Dio, ovvero l’Unto del Signore. Pietro identifica Gesù precisamente con il Messia d’Israele, dato che il Messia di Aronne era Giovanni Battista.

[21] Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.

A che pro tanto mistero? Teologicamente parlando non vi è problema alcuno, ma storicamente parlando un Messia, capo di un movimento rivoluzionario contro Roma, sarebbe stato crocifisso a vista. Ecco dunque spiegato il motivo per cui Gesù ci teneva tanto alla segretezza del suo culto messianico, ovvero alla segretezza del movimento Esseno-Zelota contro Roma.

[22] “Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”.

Piccolo test per voi. Provate a rileggere il capitolo escludendo il versetto appena letto, ovvero il 22. Provate e vedete se togliendolo questo frangente del racconto perde senso o denota un buco di redazione.


[23] Poi, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

Prenda la sua croce, dato che ogni rivoluzionario veniva punito con crocifissione. Quest’affermazione è come una tacita accettazione della probabile morte che attendeva un rivoluzionario.

[24] Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.

Chi si ritira di fronte al nemico perderà la sua anima, ma chi morirà per la causa Esseno-Zelota avrà un posto nel regno dei cieli. Non sembra anche a voi un incitamento di un leader ai suoi combattenti?

[25] Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?

E qui si parla di Roma.

[26] Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi.

[27] In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio”.

La profezia è piuttosto chiara: Gesù dice chiaramente che alcuni dei presenti non sarebbero morti, prima di aver visto il regno di Dio. Questo cosa ci dice? Che il movimento messianico Esseno-Zelota era altamente patriotico, e per infondere coraggio nei propri uomini, dava la garanzia che alcuni di loro non sarebbero morti, se non prima di aver visto sorgere il nuovo Regno d’Israele, libero dal giogo Romano. Col passare dei secoli e con il cambio di teologia, a causa della corrente Paolina, il Regno di Israele è diventato un Regno di Dio “interiore”, totalmente spirituale, e dunque il concetto di “non morranno prima di averlo visto” si è orientato anch’esso all’anima e non al corpo del credente. La cosa buffa è che il concetto di anima, di spiritualità e di immortalità, sono tutti concetti Ellenistici, introdotti dalla corrente Paolina e completamente assenti nel messaggio originale.


[28] Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.

[CUT: Pietro, Giovanni e Giacomo vedono Gesù trasfigurare e parlare con Mosè ed Elia]

[37] Il giorno seguente, quando furon discesi dal monte, una gran folla gli venne incontro.

[38] A un tratto dalla folla un uomo si mise a gridare: “Maestro, ti prego di volgere lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho.

[39] Ecco, uno spirito lo afferra e subito egli grida, lo scuote ed egli dà schiuma e solo a fatica se ne allontana lasciandolo sfinito.

[40] Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”.

[41] Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conducimi qui tuo figlio”.

Questa frase di Gesù non mi è ancora del tutto chiara. Con il messianismo nelle origini non trovo corrispondenze, mentre nel movimento di Paolo di Tarso la si potrebbe individuare nella politica de-giudaizzante perpetrata, mostrando agli occhi del lettore i Giudei come “generazione incredula e perversa”.

[42] Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò per terra agitandolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito immondo, risanò il fanciullo e lo consegnò a suo padre.

[43] E tutti furono stupiti per la grandezza di Dio.
Mentre tutti erano sbalorditi per tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli:

[44] “Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini”.

[45] Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.

Curioso che la frase forse pià chiara dell’intero Vangelo, sia per i discepoli la più misteriosa ed incomprensibile

[46] Frattanto sorse una discussione tra loro, chi di essi fosse il più grande.

[47] Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un fanciullo, se lo mise vicino e disse:

[48] “Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande”.

Ed ecco il significato dell’essere come i bambini per entrare nel Regno di Dio, ovvero l’essere semplici e il non avere litigi su chi è il più grande (anche se, personalmente, ritengo che i bambini siano anch’essi in competizione tra di loro, ovviamente a livello di giochi e simili). Il dettaglio che tra di loro non ci doveva essere un “capo” è, sempre casualmente, una delle regole Essene del rotolo della comunità.

[49] Giovanni prese la parola dicendo: “Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non è con noi tra i tuoi seguaci”.

[50] Ma Gesù gli rispose: “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi”.

[51] Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme

[52] e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.

[53] Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.

Che, in termini storici, si traduce come il contingente Esseno-Zelota del figlio di Giuda di Gamala si stesse dirigendo verso Gerusalemme, e cercava come supporto uno dei villaggi nei suoi dintorni. Ma a quanto pare, una volta saputo che i rivoltosi si stavano dirigendo verso Gerusalemme, nessuno li voleva aiutare, per paura delle ritorsioni Romane

[54] Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”.

Ma ecco la risposta dei rivoltosi: bruciare il villaggio. Vi pare coerente che un gruppo di predicatori, vistosi negata la richiesta di accoglienza, vogliano bruciare l’intero villaggio? Quest’immagine non è forse più vicina a quella di un gruppo di combattenti a cui viene negato l’appoggio militare da un piccolo villaggio?

[55] Ma Gesù si voltò e li rimproverò.
[56] E si avviarono verso un altro villaggio.

 

Ma Gesù li rimproverà. E basta. Due semplici versetti per chiudere la questione sembrano davvero troppo pochi, facendoci salire il dubbio che questa parte del racconto sia stata modificata e tagliata. Parrebbe logico, come nel resto del testo, aspettarsi un logia di Gesù, o almeno la trascrizione del rimprovero, invece niente.


[57] Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”.

[58] Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.

 

Come per i predicatori Esseni, che vivevano in una comunità basata sulla comunione di tutti i beni, senza avere dunque cose materiali proprie, e senza avere un luogo da chiamare “casa mia”.

[59] A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”.

[60] Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio”.

 

Punto importante per capire il messaggio messianico Esseno-Zelota. I “morti” non sono ovviamente da intendere come cadaveri, ma sono coloro che non hanno sposato il movimento. Da qui iniziamo ad introdurre una porzione del discorso di resurrezione, ovvero non il resuscitare in senso lato, ma il passare dallo stato di “Morto”, ignorante delle teologie Essene, allo stato di “Vivo”, praticante delle teologie Essene.

[61] Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”.

[62] Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.

 

Come prescritto dal Rotolo della Comunità, chi entra a far parte della loggia Essena rinasce a nuova vita e deve dunque lasciare il suo passato alle sue spalle, senza mai voltarsi a guardarlo.

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