L’ultimo Post dell’anno venerdì, Dic 29 2006 

Come ultimo post dell’anno avrei voluto produrre qualcosa di molto più interessante, ma aimè il tempo a mia disposizione è stato veramente pochissimo, percui mi dovrò limitare a questo piccolo post dove parlerò dei progetti del prossimo anno.

In cantiere (cosa che avrei voluto fare per questo post) abbiamo il Compendio dei Logia positivi e negativi nei Sinottici, parolone che sostanzialmente si traduce in una bella collezione dei detti (i Logia) di Gesù che abbiamo trovato scritti nei 3 vangeli Sinottici (Matteo, Marco e Luca), raggruppati per similitudini e, soprattutto, per messaggio positivo o negativo. Grazie a questo lavoro potremmo finalmente sapere quante frasi positive (amatevi tutti indistintamente) e quante negative (chi non mi ha accolto portatelo qui ed uccidetelo) sono presenti nei Sinottici e in quale proporzione.

Prima di questo vedremo sicuramente la fine dell’esegesi del vangelo di Luca.

Successivamente, prima di intraprendere il viaggio nel Vangelo di Giovanni, faremo un bel giro nei Vangeli Apocrifi, dicendo cosa sono, da dove sono nati, e quanto possano essere presi in considerazione come fonti.

Di carne ce n’è ancora tanta, spero abbiate tutti appetito.

Per ora è tutto, ci dovremmo risentire intorno al 4 o il 5 Gennaio con un articolo sull’Epifania.

BUON ANNO A TUTTI!!!

Z3RØ

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 21 giovedì, Dic 28 2006 

[1] Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro.

Ricordate i cambiavaluta nel tempio? Ecco, erano li proprio per rendere possibile l’offerta al tesoro. Secondo la legge Ebraica le monete romane erano impure, in quanto contenevano effigi. Al contrario, le monete Ebraiche erano atte a poter essere generosamente donate. Come fare, allora, se si avevano solo sesterzi? Semplicemente si usufruiva del servizio di cambiavalute presente all’interno del tempio, per cambiare i propri denari Romani con i denari Ebraici.

[CUT: la vedova offre tutto quello che ha, e per questo ha più gloria agli occhi di Dio di chi ha offerto solo quello che era superfluo]

[5] Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse:

[6] “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”.

[7] Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”.

[8] Rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: “Sono io” e: “Il tempo è prossimo”; non seguiteli.

[9] Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”.

Ed ecco che Gesù ci parla apertamente della distruzione di Gerusalemme e del suo tempio. Di questi passi dovremmo fare un’analisi a parte, in quanto fanno parte di un discorso molto ampio che abbraccia la realtà storica e la revisione Paolina dei fatti. Volendo fare un sunto, Paolo ha utilizzato il racconto messianico originale della distruzione di Gerusalemme, nel 70 DC, trasformandola in una profezia di Gesù.

[10] Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno,

[11] e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo.

[12] Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.

Ed anche tutti questi eventi sono le normali conseguenze di chi ha attentato alla reggenza romana in Palestina. Abbiamo numerose testimonianze da storici dell’epoca come Svetonio, o Plinio il Vecchio, che parlano di questi Cristiani come rivoltosi e come di una piaga da estirpare. Questo va abbastanza in conflitto con l’immagine di placidi predicatori che la tradizione Cristiana ci propone.

[13] Questo vi darà occasione di render testimonianza.

[14] Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa;

[15] io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere.

[16] Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi;

[17] sarete odiati da tutti per causa del mio nome.

[18] Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.

[19] Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.

Tutto questo sermone di Gesù è molto più in linea con la teologia Ellenistica che con il messianismo delle origini, ed è quindi facile dedurre che sia stata studiata e redatta dal movimento Paolino. L’idea di vivere in eterno, agli occhi dei Romani, era molto appetibile, e facendo forza su questo punto la nuova teologia Paolina guadagnò molti proseliti tra i Gentili.

[20] Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina.

[21] Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città;

[22] saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia.

[23] Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo.

[24] Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti.

Il discorso, qui, si fa molto più serio. Quello che stiamo leggendo è la caduta di Gerusalemme per mano Romana del 70 DC. Notate, però, come il discorso cambi drasticamente: dalla salvezza della propria anima al fatto che Gerusalemme sarà distrutta dai pagani.

[25] Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,

[26] mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

[27] Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.

[28] Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

Dunque, la venuta del Figlio dell’uomo è da correlare alla caduta di Gerusalemme. Riassumendo abbiamo alcuni passi Ellenistici sull’anima eterna, scritti quindi dal movimento di Paolo di Tarso; abbiamo il resoconto della distruzione di Gerusalemme, che può essere stato tratto da cronache dell’epoca; e abbiamo la profezia della venuta del Figlio dell’uomo, sempre scritta ed inventata dalla corrente Paolina, in quanto nel messianismo originale non esistevano profezie di una seconda venuta del messia, ma di una singola apparizione che avrebbe scacciato i nemici da Israele.

[29] E disse loro una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante;

[30] quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina.

[31] Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

In pratica Gesù dice che i segni saranno così evidenti che non si ci potrà sbagliare sulla venuta del regno di dio.

[32] In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.

[33] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Ed ecco la consueta frase che rende Gesù un falso profeta, ovvero il fatto che sottolinei che il regno di dio arriverà durante la sua generazione.

[34] State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;

[35] come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

[36] Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

[37] Durante il giorno insegnava nel tempio, la notte usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi.

A differenza degli altri sinottici, Luca fa pernottare Gesù non a Betània ma direttamente sul monte degli Ulivi.

[38] E tutto il popolo veniva a lui di buon mattino nel tempio per ascoltarlo.

Anche se, legislativamente, sarebbe dovuto essere già stato lapidato.

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 20 mercoledì, Dic 27 2006 

[1] Un giorno, mentre istruiva il popolo nel tempio e annunziava la parola di Dio, si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a lui dicendo:
[2] “Dicci con quale autorità fai queste cose o chi è che t’ha dato quest’autorità”.

[3] E Gesù disse loro: “Vi farò anch’io una domanda e voi rispondetemi:

[4] Il battesimo di Giovanni veniva dal Cielo o dagli uomini?”.

[5] Allora essi discutevano fra loro: “Se diciamo “dal Cielo”, risponderà: “Perché non gli avete creduto?”.

[6] E se diciamo “dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni è un profeta”.

[7] Risposero quindi di non saperlo.

[8] E Gesù disse loro: “Nemmeno io vi dico con quale autorità faccio queste cose”.

Discorso piuttosto conosciuto, tra gli estimatori teologici di Gesù. In questo botta e risposta, Gesù fa scacco matto ai sommi sacerdoti che si trovano nell’impossibilità di rispondere. Eppure, pur essendo una trovata geniale, rimane una trovata letteraria che ha poco da spartire con la realtà, e la stessa frase ci da gli indizi per capirlo. Leggiamo che se i Sacerdoti avessero risposto “dagli uomini”, sarebbero stati lapidati, in quanto Giovanni Battista era creduto un profeta (cosa comunque falsa). Questo ci fa capire di quanto la religione fosse importante per gli Ebrei, però porta alla luce anche un fatto molto contradditorio, riguardante Gesù: il lavorare durante il Sabato. Come abbiamo letto più volte, Gesù infrange la legge dello Shabbat, e con lui i suoi discepoli. Questa infrazione gli sarebbe costata istantaneamente la vita. Com’è possibile dunque, che sia tranquillamente seduto nel tempio ad insegnare? Esatto. Non è possibile.

[9] Poi cominciò a dire al popolo questa parabola: “Un uomo piantò una vigna, l’affidò a dei coltivatori e se ne andò lontano per molto tempo.

[CUT: La parabola del vigneto]

[19] Gli scribi e i sommi sacerdoti cercarono allora di mettergli addosso le mani, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito che quella parabola l’aveva detta per loro.

[20] Postisi in osservazione, mandarono informatori, che si fingessero persone oneste, per coglierlo in fallo nelle sue parole e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore.

Altro fatto assurdo. I Sommi sacerdoti non avrebbero mai avuto bisogno di “coglierlo in fallo” per consegnarlo al Governatore Romano, in quanto avevano già tutte le prove che volevano per poterlo lapidare : insegnamento contrario alla Torah, non santificava lo Shabbat, aveva creato disordini nel tempio, etc… ed, in ogni caso, il Governatore Romano non avrebbe saputo che farsene di un “rabbi eretico”, in quanto le questioni religiose non erano certo di sua competenza. Per quale motivo, dunque, sono presenti questi passi, dove si vuol mostrare i Sacerdoti “malvagi” che tentano di incolpare Gesù? Avremo la risposta a questa domanda durante il processo di Gesù davanti a Pilato

[21] Costoro lo interrogarono: “Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio.

[22] È lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?”.

[23] Conoscendo la loro malizia, disse:

[24] “Mostratemi un denaro: di chi è l’immagine e l’iscrizione?”. Risposero: “Di Cesare”.

[25] Ed egli disse: “Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”.

Questa è la frase cardine del movimento Paolino, che mostra ai Romani quanto gli insegnamenti di Gesù non fossero affiliati al movimento rivoltoso Esseno-Zelota. Questo passo fu studiato ad arte dai redattori dei vangeli per aggraziarsi appieno i Romani.

[26] Così non poterono coglierlo in fallo davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.

[27] Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda:

[CUT: domanda sui mariti e sulle mogli, riguardante la resurrezione, e definizione di dio come Dio dei Vivi]

[39] Dissero allora alcuni scribi: “Maestro, hai parlato bene”.

[40] E non osavano più fargli alcuna domanda.

[41] Egli poi disse loro: “Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide,

[42] se Davide stesso nel libro dei Salmi dice:
Ha detto il Signore al mio Signore:
siedi alla mia destra,

[43] finché io ponga i tuoi nemici
come sgabello ai tuoi piedi?

[44] Davide dunque lo chiama Signore; perciò come può essere suo figlio?”.

A questo punto porrei io una domanda ai redattori dei Vangeli: se è così, allora perchè tanto affanno per dare discendenza Davidica a Gesù?

[45] E mentre tutto il popolo ascoltava, disse ai discepoli:

[46] “Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti e hanno piacere di esser salutati nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti;

[47] divorano le case delle vedove, e in apparenza fanno lunghe preghiere. Essi riceveranno una condanna più severa”.

E’ molto ironico il fatto che la Chiesa Cattolica usi i 4 vangeli canonici come testi sacri, quando negli stessi troviamo dei passi che se letti in un certo modo, sembrano proprio essere rivolti a lei, non trovate? A quanto pare, dai tempi dei redattori dei Vangeli ad oggi non è cambiato poi molto, in coloro che si arrogano il diritto di avere l’unica e sola verità fra le mani.

Buone feste a tutti venerdì, Dic 22 2006 

Pausa Esegetica per la festa del Sol Invictus (AKA Natale). Mi aspettano quattro giorni di cibo prelibatissimo e di morbido panettone, nonchè di beneamato dormire.

Ne è passato di tempo da quando ho iniziato questa mia “impresa” molto particolare, e devo dire che a volte mi sono fermato un attimo a chiedermi se facesse davvero piacere a qualcuno leggere le mie analisi, o se fossero utili per chi, come me, ha intrapreso l’arduo viaggio della ricerca storica sul cristianesimo.
Beh, la risposta, a dire dalle stupende parole di recensione su Yeshua.it, dai complimenti che ho ricevuto ieri sera su Skype da Hereticus e da Bradipo Accidioso (due persone squisite e per nulla altezzose), e soprattutto da tutti voi che mi seguite ogni giorno, sembrerebbe essere proprio si.

Un sentito grazie dal vostro esegeta preferito che vi augura Buone Feste!

Ci si rilegge mercoledì 27 col continuo del Vangelo di Luca.

Un abbraccio a tutti,

Z3RØ

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 19 venerdì, Dic 22 2006 

[1] Entrato in Gerico, attraversava la città.

[2] Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,

[3] cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.

[4] Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.

[5] Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

Zaccheo, capo dei pubblicani (e ricco.). Una figura sconosciuta alla storia, ma qui presente ed anche conosciuta da Gesù, a dire dal modo in cui si rivolge ad esso.

[6] In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
[7] Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”.

[8] Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”.

[9] Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo;

[10] il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

Curioso vedere Gesù che dona la salvezza a Zaccheo, quando appena qualche capitolo fa l’aveva proibita ad un altro giovane ricco, dicendogli che solo donando tutto il suo patrimonio, e non solo una parte, avrebbe potuto trovarla.

[11] Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.

[12] Disse dunque: “Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare.

[13] Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno.

[CUT: Nove servi gli riconsegnano la mina, più 5 mine di interessi, tranne l’ultimo che per paura ha nascosto la sua mina e l’ha riconsegnata senza interessi. Per questo il suo Signore lo punisce con la seguente morale:]

[26] Vi dico: A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

[27] E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”.

Questa parabola, sconosciuta ai più, ha forti rimandi al periodo messianico e fa probabilmente parte del nucleo originale degli scritti alla base del movimento Esseno – Zelota, ovvero una serie di motti, detti, e racconti, atti a sensibilizzare gli Ebrei al movimento rivoluzionario.

[28] Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme.

[29] Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo:

Il Monte degli Ulivi è una cosa, Betfage e Betania sono un’altra. E’ come dire che Gesù si trovava vicino a Cuneo e Torino, presso il monte detto “Mon Viso”

[30] “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui.

Qui Luca mostra tutta la sua ignoranza sulla Palestina. Oltre a non specificare precisamente la zona dove si svolge questa scena, fa dire a Gesù “andate nel villaggio di fronte”, rendendolo ancora più remoto e difficile da localizzare. Seconda cosa, il solito asino sinottico si trasforma qui in un puledro.

[31] E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno”.

[32] Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto.

[33] Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: “Perché sciogliete il puledro?”.

[34] Essi risposero: “Il Signore ne ha bisogno”.

Se negli altri Vangeli questo pezzo è sempre sembrato una specie di ruberia, in Luca ottiene una nuova visione: sembra quasi che “Il Signore ne ha bisogno” sia una specie di frase in codice per farsi consegnare il puledro, come se Gesù fosse d’accordo con i suoi proprietari per effettuare il suo ingresso messianico in Gerusalemme.

[35] Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù.

[36] Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.

[37] Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:

[38] “Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!”.

[39] Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”.

[40] Ma egli rispose: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”.

Dunque la presenza della folla esultante era una sorta di assicurazione sulla vita, date che se Gesù e i suoi fossero stati in pochi, sarebbero stati certamente lapidati, per via delle predicazioni contro il Sabato dello stesso Gesù.

[41] Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo:

[42] “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.

[43] Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte;

[44] abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”.

Quello che abbiamo appena letto non è altro che quello che avvenne nel 70DC, ovvero l’assedio e la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani.

[45] Entrato poi nel tempio, cominciò a cacciare i venditori,

[46] dicendo: “Sta scritto:
La mia casa sarà casa di preghiera.
Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!”.

Come possiamo notare, Luca da poca importanza a questi fatti e soprattutto li cita in modo sommario, senza sottolineare che i “venditori” in realtà erano coloro che cambiavano la moneta Romana in moneta Ebraica, priva di effigi e raffigurazioni e dunque “pura” agli occhi di Dio, e i venditori di colombe per gli olocausti. Tali persone erano presenti nel tempio proprio per preservare il culto Ebraico della Torah, essendo il tempio accessibile solo agli Ebrei.

[47] Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo;

[48] ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole.

Quindi, davanti ai giusti insegnamenti di Gesù, i sommi sacerdoti erano impotenti, avendo paura di provocare una reazione nella gente che lo ascoltava. Ma può essere uno scenario plausibile? Veramente un Ebreo che, entrato nel tempio, distrugge i banchi dei cambiavalute e le gabbie per gli olocausti a dio sarebbe sopravvisuto? Come abbiamo supposto, in quell’occasione Gesù si salvò probabilmente grazie alla gente che si era portato dietro, ma ora ci pare assurdo rivederlo nel tempio mentre insegna a tutti la non violenza. Allora forse le cose non sono andate così. Forse la sua rivolta nel tempio ha avuto un finale diverso, ma lo analizzeremo fra qualche capitolo, all’apparizione di Barabba.

La Festa del Sole giovedì, Dic 21 2006 

Dato che siamo vicini a Natale, è giunto il momento di svelare anche i retroscena di questa mitica data, a cui si associa la nascita di Gesù. Preparatevi a fare un bel viaggetto nel tempo, alla scoperta di una delle feste più antiche dell’uomo.

Letteralmente Natale significa “nascita” ed il termine nacque dalla festività del Dies Natalis Solis Invicti, ovvero il Giorno della nascita del Sole Invitto. Questa festa veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare, dopo il solstizio d’inverno, e dunque quando avveniva la rinascita del sole, invincibile anche contro le tenebre. Secondo gli antichi il Sole si fermava durante il solstizio d’inverno (dal latino solstitium, ovvero sole fermo), e questa loro osservazione derivava dal fatto che nell’emisfero nord della terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra effettivamente fermarsi in cielo. In quel periodo, in realtà, il sole inverte semplicemente il proprio moto nel senso della “declinazione” della Terra, e a causa di questo Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare fino al solstizio d’estate dove, ovviamente, accade il contrario.

Visto in questi termini, sembra quasi che il Sole muoia, durante il solstizio d’inverno, per poi rinascere (guardacaso) 3 giorni più tardi, intorno al 24/25 Dicembre. Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. I nostri antenati erano molto più vicini all’astronomia di quanto pensiamo. L’osservazione del moto solare ha dunque generato in tutti i popoli della terra delle teologie affini, dove un dio, o un eroe, attraversa 12 fasi della sua vita, o viene accompagnato da 12 fratelli, viene ucciso per poi solitamente tornare in vita nell’arco di 3 giorni. Questa è la sorte che l’uomo ha deciso per Mitra, o per Osiride, o per Gesù.

Ma come ha fatto, la Festa del Sole, a diventare la nascita di Gesù Cristo? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ricostruirne la storia.
L’imperatore Aureliano introdusse la festa ufficiale del Sol Invictus (Dies Natalis Solis Invicti) il 25 dicembre del 274, facendo del dio-sole la principale divinità del suo impero ed indossando egli stesso una corona a raggi.
Alla base di questa decisione ci fu un misto di coincidenze storiche e valutazioni di opportunità politica.Aureliano aveva da poco sconfitto la principale nemica dell’impero, la Regina Zenobia del Regno di Palmira, grazie all’aiuto provvidenziale della città stato di Emesa. L’appoggio dei sacerdoti di Emesa, cultori del Dio Sol Invictus, bendispose l’imperatore che, all’inizio della battaglia decisiva, disse di aver avuto la visione benaugurante del dio Sole di Emesa. In seguito a questi fatti, nel 274, Aureliano trasferì a Roma i sacerdoti ed ufficializzò il culto del Sole di Emesa, edificando un tempio sulle pendici del Quirinale, creando anche un nuovo corpo di sacerdoti, detti pontifex solis invicti.. L’adozione del culto del Sol Invictus fu vista da Aureliano come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell’impero.

Ma qualcosa accadde. Il Neo-Cristianesimo di Paolo di Tarso iniziò a farsi strada nell’impero Romano, trovando sempre più proseliti, essendo altamente distaccato dal Messianismo Giudaico. Non ripercorrerò qui l’intera vicenda, basti sapere che alla fine l’imperatore Costantino, nel 330, decretò per la prima volta il festeggiamento cristiano della natività di Gesù che fu fatta coincidere con la festività pagana della nascita del Sol Invictus. Il “Natale Invitto” divenne così il “Natale” Cristiano.

Prima di questa decisione, i cristiani usavano festeggiare la nascita divina di Gesù durante l’Epifania, termine che deriva dal Greco e che significa “manifestazione” di divinità. Infatti, prima del III secolo, la natività di Gesù come la conosciamo oggi non esisteva affatto, e gli scritti su di lui partivano dalla sua manifestazione come dio-uomo, dal battesimo nel Giordano.
Infine la data del Natale, da parte della Chiesa Cattolica, venne ufficializzata nel 337 da Papa Giulio I.

Fu così che il Cristianesimo si sovrappose del tutto ai culti Solari molto più antichi e già esistenti, usurpandone l’iconografia (l’aureola con i raggi del Sol Invictus) ed appropriandosi delle feste (come abbiamo visto, il Natale). Questo fu fatto perchè strappare queste ricorrenze “pagane” dal popolo sarebbe stata cosa impossibile, e avrebbe potuto scaturire rivolte religiose contro il potere Teocratico della chiesa.
Chi di voi, la mezzanotte del 24 andrà in chiesa, fra un padre nostro ed un credo, si ricordi del buon Sol Invictus, usurpato della sua legittima festa e strappato dalla memoria di tutti, perchè se il 25 è la nascita di qualcuno, è proprio la sua.

Buon Compleanno Sole, e buone feste a tutti voi.

Z3RØ

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 18 mercoledì, Dic 20 2006 

[1] Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:

[CUT: La parabola del Giudice]

[9] Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:

[10] “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

[11] Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

[12] Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

[13] Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

[14] Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.

Ennesima parabola Paolina atta ad esaltare i Pubblicani e a denigrare i Farisei/Ebrei, in modo da infatuare il lettore Romano.

[15] Gli presentavano anche i bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano.

[16] Allora Gesù li fece venire avanti e disse: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.

[17] In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà”.

Il classico passaggio dei bambini, simboli di purezza e pura fede.

[18] Un notabile lo interrogò: “Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?”.

[19] Gesù gli rispose: “Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio.

Il versetto 19 cozza pesantemente con il dogma della Chiesa secondo il quale Dio è uno e trino. Da come abbiamo visto dai Vangeli la singolarità di Gesù e di Dio è sufficientemente sottolineata, da nessuna parte nei vangeli viene detto che Gesù è Dio, o viceversa.

[20] Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”.

[21] Costui disse: “Tutto questo l’ho osservato fin dalla mia giovinezza”.

[22] Udito ciò, Gesù gli disse: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi”.

Ed ecco la pratica Essena del vendere tutti i propri beni per la comunità, per poter seguire il Maestro della Saggezza. Questo versetto è palesemente identico alla richiesta della comunità Essena, come prescritto dal rotolo della comunità, ed è uno dei passi più antichi dei Vangeli, uno di quei passi che ci mostra il messianismo originale Esseno-Zelota.

[23] Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco.

[24] Quando Gesù lo vide, disse: “Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio.

[25] È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!”.

Quella del versetto 25 è una delle frasi più famose di Gesù. Peccato sia stata tradotta male. Il termine originale greco non parlava di Cammelli ma di una tipologia di filo molto spesso (perdonatemi ma non sono riuscito a trovare il termine e il nome giusto) che di certo non riesce a passare per la cruna di un ago. Il significato rimane lo stesso, ma perlomeno gli esempi usati diventano plausibili.

[26] Quelli che ascoltavano dissero: “Allora chi potrà essere salvato?”.

[27] Rispose: “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio”.

Ovvero perdonare i peccati più gravi.

[28] Pietro allora disse: “Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito”.

[29] Ed egli rispose: “In verità vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio,

[30] che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà”.

[31] Poi prese con sé i Dodici e disse loro: “Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo si compirà.

[32] Sarà consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi

[33] e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà”.

[34] Ma non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.

Risulta buffo vederei Dodici che non capiscono la cosa più chiara ed esplicita che Gesù gli dice, forse l’unica non detta in parabola.

[35] Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada.

[CUT: Gesù ridà la vista al cieco]

Come sempre, questi miracoli sono da vedere in senso puramente spirituale, e non terreno. Il “ridare la vista” è un sinonimo di “aprire gli occhi” o “vedere la verità”, in pratica è un’apertura mentale tramite gli insegnamenti di Gesù.

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 17 martedì, Dic 19 2006 

[1] Disse ancora ai suoi discepoli: “È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono.

[2] È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.

Il capitolo 17 inizia in modo ambiguo. Inizialmente Gesù mette in guardia coloro che danno scandalo, dimenticandosi che più volte nel testo dice che lui stesso provocherà scandalo. Poi dice che è meglio morire che scandalizzare uno “di questi piccoli”. A chi si riferisce? Avendo analizzato anche gli altri vangeli, possiamo dire con certezza che questa frase è una di quelle associate ai discorsi con i bambini, però è singolare la sua presenza all’inizio del capitolo, senza nessun legame con quello precedente o con il proseguio dello stesso, e soprattutto senza una definizione precisa di “questi piccoli”.

[3] State attenti a voi stessi!
Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli.

[4] E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai”.

[CUT: Discorso sull’aver fede e sul comportarsi in maniera decorosa anche con i propri servi]

[11] Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.

[12] Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,

[CUT: Gesù li guarisce ma solo uno lo ringrazia, e Gesù lo benedisce nella gloria di dio]

[20] Interrogato dai farisei: “Quando verrà il regno di Dio?”, rispose:

[21] “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!”.

Notiamo come in Luca il concetto di Regno di Dio “interiore” è più forte, rispetto a Marco e Matteo, testi molto più antichi. Anche se ormai sappiamo che il significato originale del Regno di Dio/Cieli/Israele, era la nuova idea politica degli Esseno-Zeloti per una Palestina libera da padroni, qui notiamo come lentamente il significato sia cambiato in uno totalmente spirituale e molto più in linea con il filone Paolino anti-giudaico.

[22] Disse ancora ai discepoli: “Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete.

[23] Vi diranno: Eccolo là, o: eccolo qua; non andateci, non seguiteli.

La frase del versetto 23, negli altri vangeli, è di solito associata al discorso dei falsi profeti e dei falsi Messia che si presenteranno dopo Gesù. Qui invece viene associata alla frase del versetto 22 che parla dei giorni del Figlio dell’uomo, e non di Gesù stesso. Il lavoro di riadattamento fatto dalla corrente Paolina sul vangelo di Luca ha del tutto stravolto il senso originale di questi logia (ricordo che i logia sono i “detti del Signore”, che potete trovare nel vangelo apocrifo di Tommaso).

[24] Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.

[25] Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione.

[26] Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo:

[27] mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti.

[28] Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano;

[29] ma nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti.

[30] Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà.

[31] In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro.

[32] Ricordatevi della moglie di Lot.

[33] Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà.

[34] Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l’uno verrà preso e l’altro lasciato;

[35] due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà presa e l’altra lasciata”.

[36] .

[37] Allora i discepoli gli chiesero: “Dove, Signore?”. Ed egli disse loro: “Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi”.

Quindi Gesù sta preannuncuiando una catastrofe inaudita, o meglio biblica, delle proporzioni del diluvio o della distruzione di Sodoma e Gomorra. Ma è avvenuto in quel periodo un evento di quelle proporzioni? E se è avvenuto vul dire che la venuta del Signore si è già compiuta? O Gesù sta profetizzando qualcos’altro? Ancora qualche capitolo e avremo la risposta.

Il Vangelo secondo Luca : Capitoli 15 e 16 lunedì, Dic 18 2006 

Capitolo 15

[1] Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

Ricordiamo ancora una volta che i pubblicani sono i Romani e i “peccatori” sono tutti quelli che adoravano altri dei o che semplicemente non seguivano la Torah. Il fatto che ogni tanto appaiano frasi di questo genere, che fanno vedere come i Romani fossero vicini alla parola di Gesù, è da inserire nella riforma di Paolo di Tarso, atta a stravolgere il significato messianico originale riscrivendo il tutto in un ottica a favore dei Romani e dei Gentili.

[2] I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.

[3] Allora egli disse loro questa parabola:

[CUT: La percorella smarrita]

[11] Disse ancora: “Un uomo aveva due figli.

[CUT: Il figlio prodigo]

[32] ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Il versetto che avete appena letto rientra nel discorso di resurrezione che faremo più avanti. Come potete leggere il padre dice, rivolto al figlio che ha abbandonato la casa, ma che poi è tornato, che è “morto” ed “è tornato in vita”. Immagino che ormai abbiate capito il vero senso della parola resurrezione, ma in ogni caso ne parleremo più approfonditamente in un articolo apposito.

Capitolo 16

[1] Diceva anche ai discepoli: “C’era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

[CUT: parabola dell’amministratore disonesto col significato di:]

[13] Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona”.

[14] I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui.

[15] Egli disse: “Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio.

Come avrete notato voi stessi, in questo capitolo siamo tornati alla catechesi, con un Gesù più spirituale e teologico.

[16] La Legge e i Profeti fino a Giovanni; da allora in poi viene annunziato il regno di Dio e ognuno si sforza per entrarvi.

[17] È più facile che abbiano fine il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.

[18] Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

[19] C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.

[20] Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe,

Ecco un’apparizione molto strana: un mendicante di nome Lazzaro, lo stesso nome che nel vangelo di Giovanni sarà dato ad uno degli amici più cari di Gesù. Quando arriveremo a discuterne all’analisi del vangelo di Giovanni, torneremo anche su questo passo.

[21] bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.

[22] Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.

[23] Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.

[24] Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.

[25] Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.

[26] Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.

Questa immagine dell’aldilà è molto simile alla visione Ellenistica del concetto di “paradiso” ed “inferno”, concetto che era del tutto sconosciuto agli Ebrei e nel messianismo delle origini.

[27] E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre,

[28] perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.

[29] Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.

[30] E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.

[31] Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi”.

Questi capitoli sono stati probabilmente inseriti posteriormente alla stesura del testo originale. Sono brevi, sono colmi solo di una catechesi tarda, rispetto al periodo in cui il testo originale è stato scritto, e sono scritti in un modo differente. La stratificazione dei testi Evangelici non è poi così differente dagli strati geologici della terra, dove quello che vediamo è lo strato più recente. Allo stesso modo, nei vangeli, quello che leggiamo è la summa delle aggiunte/modifiche/rettifiche/cancellazioni che sono state effettuate nel corso dei secoli, e se vogliamo arrivare al testo originale, non ci rimane che scavare.

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 14 venerdì, Dic 15 2006 

[1] Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.

[CUT: Gesù cura, per l’ennesima volta, un malato, durante il Sabato]

[7] Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:

[CUT: Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi]

[12] Disse poi a colui che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.

[13] Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;

[14] e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.

Come abbiamo già visto, nel messianismo originale, i poveri erano gli Esseni, mentre i malati sono coloro che non seguivano le prescrizioni Essene. Col passare dei secoli e con la riforma Paolina, il significato originale si è perso, diventando letteralmente quello che descrive.

[15] Uno dei commensali, avendo udito ciò, gli disse: “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!”.

[CUT: Parabola della cena a cui gli invitati non partecipano a causa di beni terreni]

[25] Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse:

[26] “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Ritorna qui la disciplina Essena del rinnegare se stessi per poter far parte della loggia, come prescritto dal rotolo della Comunità

[27] Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

Qui invece abbiamo il prerequisito Zelota, ovvero l’accettare la propria fine sulla croce e quindi “portarsela dietro”

[CUT: chi costruirebbe una torre senza calcolarne la spesa? Chi affronterebbe con diecimila uomini una forza di ventimila?]

[35] […] Chi ha orecchi per intendere, intenda”.

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