[1] Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.

Gli Scribi e i Sommi sacerdoti stanno cercando un modo per “impadronirsi” di Gesù, usando l’inganno. Ma ne avevano davvero bisogno? I capi d’accusa di certo non mancavano, ma come abbiamo dedotto precedentemente, Gesù era sempre seguito da una cospicua folla che probabilmente impediva il suo arresto. Con questo “inganno” forse si intende il bisogno, da parte degli Scribi e dei Sommi sacerdoti, di doverlo arrestare quando era da solo, o con pochi uomini

[2] Dicevano infatti: “Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo”.

Qui i Sacerdoti intendono che non dovevano metterlo a morte durante la Pasqua. Metterlo a morte significava darlo ai Romani che con tutta probabilità lo avrebbero ucciso tramite crocifissione (anche se la pena era data solo nei più gravi crimini come la sovversione a Roma). La condanna Romana, però, prevedeva anche che il cadavere venisse lasciato appeso a monito di altri trasgressori e questo avrebbe voluto dire lasciare un cadavere a vista durante i giorni della festività, cosa che era severamente vietata dalla legge Ebraica.

[3] Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo.

[4] Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: “Perché tutto questo spreco di olio profumato?

[5] Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei.

Da notare come questa donna anonima porti quest’unguento costosissimo. Questo ci fa supporre, dato che Gesù era a “mensa” insieme, presumibilmente ai dodici, più altri “alcuni”, che Simone il lebbroso fosse ricco. Gesù dunque predicava contro i ricchi ma non sdegnava la loro compagnia e il loro asilo. Furono questi comportamenti a far concepire la teoria della ricchezza interiore, e non quella materiale, ai filosofi e teologi che studiarono i Vangeli nei secoli, teoria in palese cotraddizione con quanto scritto nei testi stessi.

[6] Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona;

[7] i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.

[8] Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

Come in Matteo, anche in Marco abbiamo la nascita dell’estrema unzione.

[9] In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto”.

[10] Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù.

Questo “allora” è piuttosto equivoco. Sembra che Giuda si rechi dai sacerdoti per consegnare Gesù, dato che la donna l’aveva unto con l’olio costosissimo. E magari la verità non è poi tanto lontana. Giuda Iscariota, Ekariot in greco cioè Sicario, può essere entrato in conflitto con Gesù per qualche motivo legato alla loro condotta di vita ed ha dunque deciso di tradirlo. La realtà dei fatti è ovviamente impossibile da scoprire, soprattutto per via del fatto che non abbiamo altre fonti se non quelle evangeliche, che parlino di questi fatti.

[11] Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo.

[12] Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”.

[13] Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo

[14] e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?

[15] Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi”.

A quanto pare Gesù aveva anche conoscenze in Gerusalemme, tali da conferirgli già un locale abbastanza ampio da accogliere lui e i suoi 12 Apostoli. C’è da chiedersi però come mai Gesù non abbia festeggiato la Pasqua a casa di Simone il Lebbroso, e soprattutto bisognerebbe identificare questa “città” in modo più preciso, anche se col termine Città si intendeva solo un agglomerato di case abbastanza grande che poteva solo essere Gerusalemme.

[16] I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

[17] Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.

Notiamo anche come Gesù arrivi sempre dopo che i Discepoli hanno pianificato, preparato, controllato e predisposto il suo arrivo. Mai prima, perlomeno per quanto riguarda le sue visita a Gerusalemme. A quanto pare sapeva, o perlomeno il testo ci può suggerire, che sapeva dei rischi che correva ad addentrarsi a Gerusalemme senza aver pianificato ogni suo movimento.

[18] Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: “In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà”.

[19] Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: “Sono forse io?”.

[20] Ed egli disse loro: “Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.

[21] Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!”.

Qui si potrebbe entrare in un circolo vizioso teologico, però proverò lo stesso a farvi notare il paradosso: Gesù deve andarsene come sta scritto. Per compiere le scritture, però, Giuda ha dovuto tradire. Questo nega il libero arbitrio e toglie la colpevolezza da Giuda, che ha dovuto farlo per adempiere le scritture. Ma allora Gesù non dovrebbe voler punire Giuda, altrimenti non si sarebbero adempiute le scritture.

[22] Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”.

[23] Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

[24] E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.

Istituzione dell’Eucarestia, pratica Teofagica presente anche in altre religioni

[25] In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio”.

[26] E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Questo “cantare l’inno” rende un immagine di Gesù ed apostoli come quella di un gruppo di patrioti Israeliti. Con “inno” tra l’altro non si può dedurre cosa si intenda. Potrebbe essere un inno a dio, potrebbe essere il cantico dei cantici, come potrebbe essere un inno personale del gruppo.

[27] Gesù disse loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.

Il pastore in questo casò è Gesù e le pecore sono gli apostoli che si disperdono

[28] Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”.

[29] Allora Pietro gli disse: “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò”.

[30] Gesù gli disse: “In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte”.

[31] Ma egli, con grande insistenza, diceva: “Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.

[32] Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”.

[33] Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.

[34] Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”.

[35] Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora.

[36] E diceva: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.

Qui notiamo il collasso spirituale di Gesù che, in un lampo di umanità, chiede che il suo sacrificio venga meno.

[37] Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola?

[38] Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

[39] Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole.

[40] Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.

[41] Venne la terza volta e disse loro: “Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.

[42] Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.

Se in Matteo questo pezzo sembrava già alquanto demenziale, in Marco è ancora peggio. Nella stessa frase Gesù dice di dormire tranquilli e riposarsi e di svegliarsi perchè è venuta l’ora.

[43] E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.

La precisazione che Giuda fosse uno dei dodici, sembra fuori luogo. Già prima, nello stesso capitolo, si diceva chiaramente che Giuda Iscariota avrebbe tradito Gesù, dunque precisare di nuovo chi fosse sembra una scelta letteraria piuttosto strana. La stranezza sparisce solo a conferma che tutti gli eventi narrati erano in realtà slegati tra loro e narrati in via orale. La fonte orale fu poi semplicemente ricopiata per come la si ricordava lasciando quindi svariate ripetizioni ed inesattezze nel testo.

[44] Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”.

Altro punto fuori luogo. Gesù, fino a qualche capitolo fa era stato nel tempio, era seguito da una grande folla, era dunque un personaggio di spicco e molto conosciuto, pare assurdo che ci sia bisogno di identificarlo in questo modo per doverlo arrestare. Non ho fatto ricerche approfondite ma la vicenda del bacio probabilmente rientra in qualche abitudine Ebraica di riconoscimento, come se la cosa si ufficializzasse agli occhi delle autorità.

[45] Allora gli si accostò dicendo: “Rabbì” e lo baciò.

[46] Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.

[47] Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio.

[48] Allora Gesù disse loro: “Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi.

[49] Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!”.

[50] Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.

[51] Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.

[52] Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

Marco è talmente pervaso dalla tradizione orale che addirittura trascrive eventi che non hanno riscontro con gli altri vangeli. Quest’evento del giovinetto, oltre a poter significare ogni cosa simbolicamente, non ha un fine pratico alla storia Evangelica. Rimane per ora un passo impossibile da analizzare.

[53] Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.

[CUT: processo dei Sacerdoti a Gesù, che risponde di essere il Cristo, conferendo l’accusa per condannarlo a morte. Pietro rinnega Gesù tre volte e scoppia in lacrime]

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