[1] Gesù si mise a parlare loro in parabole: “Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.

[CUT: Il Padrone della vigna (dio) manda tanti servi (i profeti) per ricevere il frutto dei lavori, ma gli affittuari (i farisei) li picchiano tutti e li cacciano via. il Padrone allora manda il suo figlio prediletto (Gesù) ma gli affittuari lo uccidono per ottenere finalmente la vigna (il Regno di Dio, il mondo, il creato, dipende). In pratica Gesù racconta in parabola la sua missione]

[10] Non avete forse letto questa Scrittura:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d’angolo;

[11] dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri”?

[12] Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

Ecco spiegato il perchè dei mancati arresti: Gesù era seguito da una “folla” di persone che impedivano dunque di far entrare in azione le guardie del Sinedrio. Forzando l’arresto si sarebbe arrivati ad una sicura collutazione tra la folla e le guardie che avrebbe messo in allarme la Legione Romana di Gerusalemme (situata nella Torre Romana costruita a fianco al tempio) e questo avrebbe per forza introdotto dei pagani all’interno del tempio, cosa che era vista come totalmente empia e dunque da evitare a tutti i costi.

[13] Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.

[14] E venuti, quelli gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?”.

[15] Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda”.

[16] Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”.

[17] Gesù disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E rimasero ammirati di lui.

Frase famosa, analizzabile in mille e più modi. Prendiamone uno teologico ad esempio: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Ma Dio non ha creato tutto? Dunque anche quello che è di Cesare è di Dio, o sbaglio? Allora tutto dovrebbe essere dato a Dio. Questo discorso, ovviamente, è molto semplicistico, però ci aiuta a porci una semplice domanda: se allora quel che è di Cesare non è di dio, allora non tutto è di dio, dunque il dio di cui parla di Gesù che genere di dio è? E’ il dio creatore della Genesi Ebraica? E’ il dio vendicativo e autoritario dell’Esodo? o è un nuovo Dio, molto più spirituale?
Dal lato storico invece la frase è spiegata in modo abbastanza semplice. Il tributo di cui parla la frase è quello che fece scaturire l’ultima rivolta di Giuda il Galileo per ottenere il controllo di Israele, per non associare troppo la vicenda di Gesù a quella dei rivoltosi (per altro mai menzionati in tutti i vangeli se non con i velati soprannomi degli Apostoli) si è deciso di fargli dire questa frase, accontentando sia un lettore Romano che un lettore Ebreo.

[18] Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:

[19] “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.

[20] C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza;

[21] allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente,

[22] e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.

[CUT: Gesù dice che nella resurrezione non ci sarà bisogno di avere mogli o mariti perchè tutti saranno angeli al cospetto di dio. E in aggiunta fa notare ai suddacei che sono in errore in quanto dio è il dio dei vivi e non dei morti]

[28] Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”.

[29] Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;

[30] amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

[31] E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”.

[32] Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;

[33] amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.

Questo passo è molto importante. Questa, secondo il Vangelo, è la dimostrazione che anche uno scriba può capire il significato della nuova teologia di Gesù e quindi “avvicinarsi al Regno di Dio”, ovvero avvicinarsi alla linea di pensiero di Gesù

[34] Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

[35] Gesù continuava a parlare, insegnando nel tempio: “Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide?

[36] Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
come sgabello ai tuoi piedi.

[37] Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?”. E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

Gesù si diletta anche ad esaminare come alcuni passi della Bibbia siano stati erroneamente interpretati. Fa notare come Davide non sia il figlio di dio, dato che lo chiama Signore, e che dunque il Messia non può essere figlio di Davide. Questo passo è alquanto contradditorio rispetto a tutti quelli in cui Gesù viene presentato come figlio di Davide e quindi Messia. Anche Matteo incapperà in questo errore, dando a Gesù discendeza dal Re Davide e quindi escludendolo automaticamente dall’essere Messia.

[38] Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,

[39] avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

[40] Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave”.

Oltre ad insultare la casta degli scribi, di cui aveva apprezzato il pensiero qualche versetto prima, notiamo una curiosa similitudine nella loro descrizione: vediamo se riuscite anche voi a visualizzare, al giorno d’oggi, chi siano questi Scribi (studiosi, uomini di culto, esegeti biblici) che passeggiano in lunghe vesti, ricevono saluti nelle piazze, hanno i primi seggi nelle sinagoghe (chiese), divorano le case delle vedove (facendosi donare i beni di persone defunte) e ostentano di fare lunghe preghiere.

[41] E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.

Il tesoro sarebbe la raccolta delle offerte al tempio

[42] Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.

[43] Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

[44] Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

Altro esempio per far capire al lettore la giusta via per ottenere un posto nel Regno dei Cieli.

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