[1] Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli

[2] e disse loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo.

[3] E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”.

In Marco il “furto” dell’asino è accompagnato dalla promessa di restituzione dello stesso, a differenza di Matteo che fa apparire l’episodio come un ladrocinio vero e proprio.

[4] Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero.

[5] E alcuni dei presenti però dissero loro: “Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?”.

[6] Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare.

Inverosimile, un asino era un bene di un certo valore e dubito che la semplice frase “lo prendiamo in prestito, ma te lo riportiamo subito” sia bastata per lasciarli fare, eppure così ci racconta il Vangelo. Uno scenario possibile sarebbe quello di vedere Gesù come un benestante, nel qual caso la cessione dell’asino potrebbe essere giustificata dal suo ceto sociale, però anche questa ipotesi si regge con le pinze e comunque sappiamo benissimo che Gesù era il figlio del carpentiere, e dunque non certo un nobile, o meglio un proprietario terriero.

[7] Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra.

[8] E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi.

[9] Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

[10] Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

[11] Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània.

Anche in Marco notiamo come sia la folla che lo segue ad osannarlo e ad annunciare la sua entrata a Gerusalemme, e non la gente di Gerusalemme a farlo.

[12] La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame.

[13] E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi.

Attenzione! Marco ci fa notare che non era quella la stagione dei fichi. Dunque se lo sapeva Marco, che non era mai stato, secondo la tradizione, in Palestina, figuriamoci Gesù che ci era nato. Vediamo dunque come reagisce Gesù all’ovvia vista di un fico senza frutti in una stagione dove non da frutti:

[14] E gli disse: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”. E i discepoli l’udirono.

Non commenterò.

[15] Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe

Anche quest’evento lo abbiamo spiegato ampiamente in Matteo. I Cambiavalute erano nel tempio perchè gli Ebrei ritenevano impure le monete Romane, riportanti effigi. Così, per poter permettere al popolo di dare comunque l’offerta decisero di piazzare cambiavalute nel tempio. Allo stesso modo, sempre per coadiuvare il popolo, i Sommi Sacerdoti, avevano messo a disposizione i venditori di colombe, per gli olocausti a dio.

[16] e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio.

[17] Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le genti?
Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!”.

Effettivamente la scelta dei Sommi Sacerdoti di inserire questi servizi nel tempio fu una delle tante cause di scissione nella religione Ebraica, che vide la nascita di tutti quei piccoli culti satellite, primo fra tutti quello Esseno.

[18] L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento.

Con “cercavano il modo di farlo morire” credo si intenda “cercavano un motivo per condannarlo a morte”. Voi direste, giustamente, che gli atti di disordini compiuti da Gesù sarebbero bastati per condannarlo a morte, secondo le leggi Ebraiche, purtroppo però la messa a morte era vietata dai Romani. Gli Ebrei potevano punire ma non gli era concesso di mettere a morte. Dunque questo “cercare il modo di farlo morire” è da intendere come “cercavano una motivazione valida agli occhi dei Romani per ottenere la sua messa a morte”.

[19] Quando venne la sera uscirono dalla città.

In ogni caso, stupisce vedere come le guardie del Sinedrio non l’abbiano comunque arrestato a causa dei disordini nel tempio. Immaginatevi un uomo che entra nel tempio (sacro, casa di dio), distrugge i tavolini dei cambiavalute per le offerte a dio, distrugge le gabbie delle colombe per le offerte a dio e inveisce contro i Sommi Sacerdoti. Non sembra anche a voi assurdo vedere quest’uomo che, dopo tutto questo, esce e se ne va comodamente, addirittura aspettando la sera? La situazione è del tutto inverosimile.

[20] La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici.

La maledizione di Gesù ha avuto effetto. Ma la domanda rimane: che colpa aveva quel fico? Che, nella natura e quindi nella volontà di dio, non aveva dato frutti fuori stagione? Per quale motivo Gesù ha voluto farlo seccare se il fico stava agendo come dio aveva predisposto?

[21] Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: “Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato”.

[22] Gesù allora disse loro: “Abbiate fede in Dio!

[23] In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato.

[24] Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.

Ma il fico continua lo stesso a non avere colpe.

[25] Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati”.

Perdonate. A meno che non sia un fico che non da frutti fuori stagione. Perchè i fichi che non danno frutti fuori stagione meritano di essere maledetti e di seccare. Scusate la satira, ma questo pezzo veramente non riesco ad analizzarlo seriamente come il resto

[26] .

[27] Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:

Notiamo come Gesù “si aggiri” per il tempio liberamente senza che nessuno gli dica alcunchè sui fatti della giornata precedente.

[28] “Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farlo?”.

[29] Ma Gesù disse loro: “Vi farò anch’io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio.

Al solito Gesù escogita un modo per eludere la domanda postagli

[30] Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi”.

[31] Ed essi discutevano tra sé dicendo: “Se rispondiamo “dal cielo”, dirà: Perché allora non gli avete creduto?

[32] Diciamo dunque “dagli uomini”?”. Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta.

[33] Allora diedero a Gesù questa risposta: “Non sappiamo”. E Gesù disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”.

Ma non è la stessa cosa! I Sommi Sacerdoti avevano il diritto di sapere con quale autorità Gesù insegnasse all’interno del tempio e soprattutto con quale arroganza sfasciasse i tavolini dei cambiavalute, mi pare una cosa sensata. Invece Gesù, da abile parlatore quale si è sempre dimostrato, li inganna con una controdomanda che non poteva avere risposta (teologicamente parlando), così da non dover essere in dovere di rispondere a sua volta.

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