[1] E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.

Se in Matteo la frase era un po’ vaga, parlando di generazione, qui in Marco Gesù è chiarissimo: ci sono alcuni di quelli con lui che non moriranno, non prima che il Regno di Dio arrivi con potenza. Gesù è cristallino, dice con chiarezza che il Regno dei Cieli sarebbe arrivato di li a poco.

[2] Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro

[3] e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

[4] E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.

[5] Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”.

[6] Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.

[7] Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”.

[8] E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Questa visione di Gesù insieme ad Elia e Mosè serve per dimostrare allo scettico la potenza infinita che risiedeva in lui. Permettere a Gesù di discorrere con Elia e Mosè era una simbologia molto potente per il Messia del nuovo Regno dei Cieli. La mossa finale di far apparire addirittura Dio, in forma di nuvola, come il Dio dell’Esodo YHWH, che specifica che Gesù è il proprio figlio prediletto tra Elia e Mosè, toglie ogni dubbio sulla sua onnipotenza e sulla sua reale identà

[9] Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti.

[10] Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

Tralasciando l’ignoranza ai limiti della comicità dei tre Apostoli, notiamo come questo passo del monte in realtà non verrà mai ricordato dai tre alla resurrezione di Gesù, al contrario di come qui viene richiesto da Gesù stesso.

[11] E lo interrogarono: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”.

[12] Egli rispose loro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.

[13] Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui”.

La scusa del “è venuto ma non è stato riconosciuto” non regge assolutamente. Lo stesso verrà detto anche di Gesù “era il messia ma non è stato riconosciuto”, ma com’è possibile che non venga riconosciuto? Se Gesù fosse stato il Messia che il popolo Ebraico attendeva, com’è possibile che sia passato inosservato? La risposta sarebbe che il cuore degli Ebrei, indurito dal tempo e dalla venerazione del denaro invece di dio, non ha saputo riconoscerlo. Ma le cose invece sono andate diversamente. Il Sinedrio attendeva il Messia Biblico, il condottiero scelto da dio, l’unto Re d’Israele, che avrebbe scacciato i nemici dalla Palestina. Al contrario quei filosofi Ebrei che iniziavano a dare un’interpretazione diversa alla Bibbia, iniziarono a venerare un Messia spirituale, un Messia interiore che dettava leggi morali e che non veniva in carne ed ossa. In sintesi fu questa diversa visione messianica a scindere in due, o più parti, la religione Ebraica, andando a creare quella branca di auto-esiliati chiamati Esseni. Ma la comparsa di Gesù non è da attribuire nemmeno agli Esseni. Gesù come nome e persona fisica nacque molti anni dopo gli eventi del 70, ma di questo ce ne occuperemo a tempo debito.

[14] E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.

[15] Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.

[16] Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”.

[17] Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto.

[18] Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”.

Potrei azzardare che sia un caso di epilessia, e non di possessione demoniaca.

[19] Egli allora in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”.

Anche qui troviamo il passo in cui Gesù è stufo dell’incredulità della gente, e sembra proprio essere scocciato delle continue manifestazioni dei suoi poteri curativi.

[20] E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.

[21] Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia;

[22] anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.

La spiegazione dell’epilessia del ragazzo, in Marco, è molto più chiara di quella descritta da Matteo, ricordate?

[23] Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”.

[24] Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.

[25] Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”.

[26] E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”.

[27] Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

[28] Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”.

[29] Ed egli disse loro: “Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.

Questo episodio dell’epilessia ci fa capire come al tempo i casi di epilessia fossero conosciuti ed inguaribili. Il guarire l’epilettico da parte di Gesù è un ennesima prova della sua immensa potenza, agli occhi del lettore.

[30] Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.

[31] Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà”.

[32] Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

E di nuovo abbiamo quest’immagine di Gesù che parla di resurrezione e dei discepoli che lo guardano basiti, facendo finta di capire.

[33] Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”.

[34] Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.

[35] Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”.

Curioso notare come la Chiesa, che scaturì proprio a causa di questi Vangeli, sia un’istituzione a cariche ben precise, dalla più grande di tutti alla più umile.

[36] E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:

[37] “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

[CUT: Gesù dice che chiunque agisca nel suo nome sarà il benvenuto nel regno di Dio e poi passa al discorso che se una parte del proprio corpo ci da scandalo, dovremmo tagliarla]

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