[1] Intanto giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni.

[2] Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.

[3] Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene,

[4] perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.

A Gerasèni abbiamo un indemoniato, talmente scatenato che nessuno riusciva a domarlo. Sappiamo, ormai, che con indemoniato si intende chi è di un altro culto, ma questo specifico personaggio risulterà più importante degli altri, vediamo perchè

[5] Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.

[6] Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi,

[7] e urlando a gran voce disse: “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!”.

[8] Gli diceva infatti: “Esci, spirito immondo, da quest’uomo!”.

[9] E gli domandò: “Come ti chiami?”. “Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti”.

Che cosa curiosa. Questo demone “talmente forte che nessuno riusciva più a domare” si chiama Legione, proprio come la Legione Romana.

[10] E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.

[11] Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo.

[12] E gli spiriti lo scongiurarono: “Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi”.

[13] Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare.

In pratica era questa la fine che gli Ebrei sovversivi volevano vedere dei loro nemici Romani. Li volevano scacciati come porci (animale impuro per Israele) e gettati giù dalle scogliere.

[14] I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.

[15] Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.

[16] Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci.

[17] Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Affrontare apertamente i Romani, in qualunque modo sia realmente accaduto, era un grave affronto per la stabilità del paese. I Romani non tolleravano assolutamente l’insurrezione e dunque gli abitanti della regione di Gerasèni, avendo paura di ritorsioni contro di loro, chiesero alla banda di Gesù di andarsene.

[18] Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui.

[19] Non glielo permise, ma gli disse: “Và nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato”.

[20] Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

[21] Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare.

[22] Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi

[23] e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”.

[CUT : Gesù si reca alla casa della bambina ma gli dicono che ormai è morta. Gesù però sostiene che in realtà stia solo dormendo, va la tocca e la bambina “risorge”. Durante il tragitto per andare dalla bambina accade anche che una donna affetta da emoraggia, toccandogli il mantello, guarisca all’istante]

[43] Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Anche Marco ci fa notare la grande conoscenza medica di Gesù, che riconosce nella bambina i sintomi di una malattia tutt’altro che rara durante i primi secoli DC, ovvero la “finta morte”, uno stato comatoso del tutto simile al decesso. Per ora la figura di Gesù ci risulta essere quella di un ottimo medico con una profonda cultura nella religione Ebraica.

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