Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 10 giovedì, Set 28 2006 

[1] Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.

[2] E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”.

[3] Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”.

[4] Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.

[5] Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.

Questo rivisitare le leggi Mosaiche, anche smentendo le chiare intenzioni dei patriarchi, è un atto molto grave agli occhi dei Farisei

[6] Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;

[7] per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.

[8] Sicché non sono più due, ma una sola carne.

[9] L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.

Ed è così che il divorzio non è contemplato nella reale fede cristiana, o perlomeno non lo era nella nuova Teologia del Messia

[10] Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:

[11] “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;

[12] se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

[13] Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.

[14] Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.

[15] In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”.

[16] E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

Altro evento con la comparsa di bambini. La simbologia del bambino, puro nella sua ingenuità, è molto forte in questi passi del vangelo.

[17] Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”.

[18] Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.

[19] Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.

[20] Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”.

[21] Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”.

Lo amò. Affermazione molto controversa. Anche se non sono del parere, questo è il passo giusto per introdurre una delle tante teorie che si sono sviluppate sulla figura del Gesù realmente esistito, ovvero quella che lo vede come un omosessuoale. Il discorso è molto spinoso, e per questo non intendo approfondirlo per evitare discussioni inutili, mi basta dire che, secondo questa teoria, l’omosessualità di Gesù è messa ben in evidenza soprattutto nel Vangelo secondo Giovanni, in vari episodi e specificatamente in quello di Lazzaro. Personalmente non credo che i redattori dei vangeli volessero inserire nel loro personaggio anche un lato omosessuale, confinando questo “amare” all’atto spirituale, però c’è da dire che molti altri vangeli apocrifi sono molto più espliciti.

[22] Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

[23] Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”.

[24] I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio!

[25] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.

[26] Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?”.

[27] Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”.

[28] Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.

[29] Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,

[30] che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

[31] E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

Tutto questo discorso appare molto confuso e poco scorrevole, difatti in Matteo lo ritroviamo in una versione riveduta e corretta. Ancora una prova del fatto che Marco è il Vangelo più vicino alla fonte orale dei detti del Signore, fonti che essendo state tramandate in modo orale si sono modificate e mescolate fra di loro rendendole a volte poco scorrevoli.

[32] Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto:

[33] “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani,

[34] lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà”.

[35] E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”.

[36] Egli disse loro: “Cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero:

[37] “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

A differenza di Matteo, Marco non fa intervenire la madre dei due fratelli per raccomandarli alla destra e sinistra del Signore

[38] Gesù disse loro: “Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”.

[39] E Gesù disse: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete.
[40] Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”.

[41] All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni.

[42] Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere.

[43] Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore,

[44] e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.

Ancora la precisazione del fatto che in questo nuovo filone teologico non ci dovrà essere nessuno a capo del gruppo, ma dovranno essere tutti uguali. Curioso però notare che, dicasi quel che si voglia, Gesù è il loro “capo”.

[45] Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

[46] E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.

[CUT: Gesù ridà la vista al cieco]

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Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 9 mercoledì, Set 27 2006 

[1] E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.

Se in Matteo la frase era un po’ vaga, parlando di generazione, qui in Marco Gesù è chiarissimo: ci sono alcuni di quelli con lui che non moriranno, non prima che il Regno di Dio arrivi con potenza. Gesù è cristallino, dice con chiarezza che il Regno dei Cieli sarebbe arrivato di li a poco.

[2] Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro

[3] e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

[4] E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.

[5] Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”.

[6] Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.

[7] Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”.

[8] E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Questa visione di Gesù insieme ad Elia e Mosè serve per dimostrare allo scettico la potenza infinita che risiedeva in lui. Permettere a Gesù di discorrere con Elia e Mosè era una simbologia molto potente per il Messia del nuovo Regno dei Cieli. La mossa finale di far apparire addirittura Dio, in forma di nuvola, come il Dio dell’Esodo YHWH, che specifica che Gesù è il proprio figlio prediletto tra Elia e Mosè, toglie ogni dubbio sulla sua onnipotenza e sulla sua reale identà

[9] Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti.

[10] Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

Tralasciando l’ignoranza ai limiti della comicità dei tre Apostoli, notiamo come questo passo del monte in realtà non verrà mai ricordato dai tre alla resurrezione di Gesù, al contrario di come qui viene richiesto da Gesù stesso.

[11] E lo interrogarono: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”.

[12] Egli rispose loro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.

[13] Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui”.

La scusa del “è venuto ma non è stato riconosciuto” non regge assolutamente. Lo stesso verrà detto anche di Gesù “era il messia ma non è stato riconosciuto”, ma com’è possibile che non venga riconosciuto? Se Gesù fosse stato il Messia che il popolo Ebraico attendeva, com’è possibile che sia passato inosservato? La risposta sarebbe che il cuore degli Ebrei, indurito dal tempo e dalla venerazione del denaro invece di dio, non ha saputo riconoscerlo. Ma le cose invece sono andate diversamente. Il Sinedrio attendeva il Messia Biblico, il condottiero scelto da dio, l’unto Re d’Israele, che avrebbe scacciato i nemici dalla Palestina. Al contrario quei filosofi Ebrei che iniziavano a dare un’interpretazione diversa alla Bibbia, iniziarono a venerare un Messia spirituale, un Messia interiore che dettava leggi morali e che non veniva in carne ed ossa. In sintesi fu questa diversa visione messianica a scindere in due, o più parti, la religione Ebraica, andando a creare quella branca di auto-esiliati chiamati Esseni. Ma la comparsa di Gesù non è da attribuire nemmeno agli Esseni. Gesù come nome e persona fisica nacque molti anni dopo gli eventi del 70, ma di questo ce ne occuperemo a tempo debito.

[14] E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.

[15] Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.

[16] Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”.

[17] Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto.

[18] Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”.

Potrei azzardare che sia un caso di epilessia, e non di possessione demoniaca.

[19] Egli allora in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”.

Anche qui troviamo il passo in cui Gesù è stufo dell’incredulità della gente, e sembra proprio essere scocciato delle continue manifestazioni dei suoi poteri curativi.

[20] E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.

[21] Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia;

[22] anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.

La spiegazione dell’epilessia del ragazzo, in Marco, è molto più chiara di quella descritta da Matteo, ricordate?

[23] Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”.

[24] Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.

[25] Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”.

[26] E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”.

[27] Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

[28] Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”.

[29] Ed egli disse loro: “Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.

Questo episodio dell’epilessia ci fa capire come al tempo i casi di epilessia fossero conosciuti ed inguaribili. Il guarire l’epilettico da parte di Gesù è un ennesima prova della sua immensa potenza, agli occhi del lettore.

[30] Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.

[31] Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà”.

[32] Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

E di nuovo abbiamo quest’immagine di Gesù che parla di resurrezione e dei discepoli che lo guardano basiti, facendo finta di capire.

[33] Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”.

[34] Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.

[35] Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”.

Curioso notare come la Chiesa, che scaturì proprio a causa di questi Vangeli, sia un’istituzione a cariche ben precise, dalla più grande di tutti alla più umile.

[36] E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:

[37] “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

[CUT: Gesù dice che chiunque agisca nel suo nome sarà il benvenuto nel regno di Dio e poi passa al discorso che se una parte del proprio corpo ci da scandalo, dovremmo tagliarla]

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 8 lunedì, Set 25 2006 

[1] In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro:

[CUT: la seconda moltiplicazioni dei pani e dei pesci]

[9] Erano circa quattromila. E li congedò.

[10] Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.

Inutile soffermarci sul fatto che di Dalmanùta non abbiamo una collocazione geografica precisa.

[11] Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.

[12] Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”.

[13] E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

[14] Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo.

[15] Allora egli li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”.

[16] E quelli dicevano fra loro: “Non abbiamo pane”.

[CUT: Gesù spiega che il pane di cui hanno bisogno è la fede in lui, e di guardarsi dal lievito dei Farisei]

[22] Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.

[CUT: Gesù ridà la vista al cieco, sempre con l’ausilio della propria saliva posta sui suoi occhi]

[27] Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?”.

[28] Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”.

[29] Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”.

[30] E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

Anche in Marco, Gesù decide di rivelarsi ai Dodici, imponendo però loro di non divulgare tale notizia

[31] E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.

Come qualunque altro dio-uomo ellenistico, mitraico o che dir si voglia, dell’epoca, aggiungerei io.

[32] Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.

Come in Matteo, anche in Marco Pietro “rimprovera” Gesù, ma a differenza di Matteo in Marco Gesù non pone Pietro “a capo della propria chiesa”

[33] Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

[34] Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

[35] Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.

Ed eccoci al solito discorso per spronare la gente a dare la vita per la causa del Regno dei Cieli. Come già esaminato, rivedendo il vangelo in chiave storica, questo genere di incitamento ha un grande valore nelle menti dei poveri assoldati per la rivolta Giudaica. Il passo dice chiaramente che chi vorrà salvarsi la vita, durante la Guerra Giudaica, la perderà, ma chi combatterà sino alla morte in nome del nuovo Regno dei Cieli (ovvero il nuovo Israele che si voleva instaurare) allora l’avrà salva.

[36] Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

[37] E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

[38] Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”.

Dove Gesù non ha mai camminato venerdì, Set 22 2006 

Interrompo l’analisi del vangelo di Marco per portare alla vostra attenzione un interessantissimo testo che racconta, in modo anche un po’ canzonatorio così da rendersi più leggero, come Gesù non possa essere mai stato nei vari luoghi biblici.
Il testo è discretamente lungo ma infinitamente interessante, buona lettura a tutti!

Dove Gesù non ha mai camminato

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 7 giovedì, Set 21 2006 

[1] Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.

[2] Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate –

[3] i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,

[4] e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame –

Questa spiegazione delle abitudini Ebraiche sembra inserita proprio come un “documentario di vita Ebraica”. Questo ci porta a fare alcune conlcusioni: se questo vangelo era scritto per Ebrei, questa precisazione sembra eccessiva. Un Ebreo dovrebbe sapere come comportarsi. Questo vuol dire che questo vangelo è stato scritto anche per non-Ebrei? Improbabile, essendo Marco il più antico e quello più vicino alla fantomatica Fonte Q (la raccola dei detti del Signore privi di storia di fondo). Ma allora come mai c’è questa precisazione? Forse la soluzione dell’enigma è da ricercarsi nell’ignoranza del redattore. Infatti notiamo che scrive che “osservarono molte altre cose per tradizione” senza specificarle precisamente. Essendo Marco, per tradizione, un gentile è possibile che abbia inserito per propria iniziativa le poche abitudini Ebraiche che conosceva, semplicemente per arricchire la storia del suo vangelo.

[5] quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?”.

[6] Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.

[7] Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

[8] Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.

Gesù elude la risposta, tirando in ballo il fatto che il “lavarsi le mani” è stato imposto dagli uomini e non da dio. Ciò non toglie che il non lavarsi le mani rimane un atto anti-igienico e che denota la provenienza ignorante e contadina dei discepoli di Gesù.

[9] E aggiungeva: “Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.

[10] Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

[11] Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,

[12] non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre,

[13] annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”.

Bellissimo discorso filosofico sulle leggi mosaiche…ma la domanda “perchè i tuoi discepoli non si lavano le mani prima di mangiare” rimane priva di risposta.

[14] Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e intendete bene:

[15] non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”.

Alla luce delle scoperte scientifiche e mediche di oggi, mi sentirei in dovere di dissentire quest’affermazione di Gesù, ma qui lui parla dello spirito e dunque il suo discorso regge. Nulla di terreno può intaccare lo spirito, ma lo spirito può intaccare, e rendere immondo, ciò che è in terra.

[16] .

[17] Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola.

[18] E disse loro: “Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo,

[19] perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?”. Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.

Il ventre, secondo gli Ebrei e molti altri popoli, era la culla dei sentimenti come rabbia, odio e tutte le emozioni “immonde”. Il cuore, al contrario, era il contenitore dell’anima ed era dunque “inattaccabile” dalle emozioni terrene.

[CUT : Gesù chiarisce ciò che abbiamo appena detto]

[24] Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non potè restare nascosto.

Curioso notare come questo Gesù “entri nelle case” come se niente fosse. A quanto pare tutti lo accoglievano a braccia aperte. Il fatto, poi, che entri in casa della gente sempre seguito da almeno i Dodici, ci fa supporre che i suoi obbiettivi fossero sempre case di ricchi, in grado di soddisfare i bisogni della sua numerosa banda. Volendo forzare la teoria della Banda dei Bohanerghes (ladroni sovversivi chiamati i Figli del Tuono) possiamo invece tradurre questo “introdursi nelle case” come gli atti di ruberia che facevano questi predoni. Difatti notiamo come Gesù voleva che nessuno sapesse che entrava in casa.

[25] Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi.

[26] Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia.

Una precisazione alquanto particolare. Che differenza farebbe la provenienza della donna al Signore?

[27] Ed egli le disse: “Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”.

[28] Ma essa replicò: “Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”.

[29] Allora le disse: “Per questa tua parola và, il demonio è uscito da tua figlia”.

Qui Gesù è più criptico del solito, ma volendo analizzare il discorso si può intuire questo : con “i Figli” intende Israele, mentre con “i Cagnolini” intende tutti gli altri popoli (ecco il perchè della precisazione della provenienza della donna). In Pratica Gesù dice “Prima devo portare la mia parola ai Figli (gli Ebrei di Israele) e poi ai Cagnolini (a tutti gli altri).

[30] Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

[31] Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

[32] E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.

[33] E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;

Per la prima volta troviamo la spiegazione di un “rito di guarigione di Gesù”, con tanto di “formula” come leggiamo sotto

[34] guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”.

[35] E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

[36] E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano

[37] e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Al solito, Gesù chiede ingenuamente di non dire a nessuno ciò che ha fatto. La richiesta, ovviamente, cade nel vuoto.

2000 anni di storia…. sabato, Set 16 2006 

….e 2000 contatti raggiunti!

Pur sapendo che la quota di 2000 contatti non è un numero elevatissimo, voglio lo stesso festeggiarla e ringraziare tutti voi che mi seguite!

Colgo l’occasione per augurarvi un buon week-end.

Ci si legge Lunedì col continuo dell’analisi del vangelo di Marco.

Saluti, Z3RØ

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 6 giovedì, Set 14 2006 

[1] Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono.

Ripartito dunque dalla zona dei Gerasèni, Gesù torna in una non ben definita “sua patria” insieme ai discepoli.

[2] Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?

[3] Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui.

Ecco nuovamente la conferma, con tanto di nomi, dell’esistenza di fratelli di Gesù. Come leggiamo, però, il popolo si scandalizzaa causa della saggezza di Gesù, in quanto ad un carpentiere non era certo concessa la cultura necessaria ad insegnare e a leggere la Torah.

[4] Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”.

[5] E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.

Anche Matteo riporta il fatto. Dato che nella sua patria era conosciuto con una fama diversa da quella che si era costruito altrove, Gesù riuscì a convincere solo pochi proseliti a seguirlo nella sua rivoluzione, per questo il vangelo riporta che “impose le mani a pochi ammalati”.

[6] E si meravigliava della loro incredulità.

[7] Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.

[8] E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa;

[CUT: istruzioni ai Dodici]

[12] E partiti, predicavano che la gente si convertisse,

[13] scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

[14] Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: “Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui”.

[CUT: La storia di Giovanni Battista decapitato (come vista in Matteo)]

[CUT: La moltiplicazione dei pani e dei pesci]

[CUT: Gesù cammina sulle acque ma, a differenza di Matteo, in Marco non fa camminare anche Pietro]

[53] Compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret.

Genèsaret è sempre e comunque la “Terra di Gèraseni” vista nel capitolo precedente? Genèsaret è situata sulla sponda Nord del mare di Galilea, mentre di Gèraseni non ho trovato traccia.

[54] Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe,

[55] e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse.

[56] E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.

Curioso vedere come la gente che lo ha cacciato solo nel capitolo prima, ora lo acclami e lo accolga in benevolenza. Rimane sempre il dubbio che la Terra di Gèraseni e Genesaret siano due luoghi diversi, ma il Mare della Galilea (chiamato anche Lago Genesaret, per la cronaca) non è così grande da far supporre che si trattino di due luoghi diversi.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 5 mercoledì, Set 13 2006 

[1] Intanto giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni.

[2] Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.

[3] Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene,

[4] perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.

A Gerasèni abbiamo un indemoniato, talmente scatenato che nessuno riusciva a domarlo. Sappiamo, ormai, che con indemoniato si intende chi è di un altro culto, ma questo specifico personaggio risulterà più importante degli altri, vediamo perchè

[5] Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.

[6] Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi,

[7] e urlando a gran voce disse: “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!”.

[8] Gli diceva infatti: “Esci, spirito immondo, da quest’uomo!”.

[9] E gli domandò: “Come ti chiami?”. “Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti”.

Che cosa curiosa. Questo demone “talmente forte che nessuno riusciva più a domare” si chiama Legione, proprio come la Legione Romana.

[10] E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.

[11] Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo.

[12] E gli spiriti lo scongiurarono: “Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi”.

[13] Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare.

In pratica era questa la fine che gli Ebrei sovversivi volevano vedere dei loro nemici Romani. Li volevano scacciati come porci (animale impuro per Israele) e gettati giù dalle scogliere.

[14] I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.

[15] Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.

[16] Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci.

[17] Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Affrontare apertamente i Romani, in qualunque modo sia realmente accaduto, era un grave affronto per la stabilità del paese. I Romani non tolleravano assolutamente l’insurrezione e dunque gli abitanti della regione di Gerasèni, avendo paura di ritorsioni contro di loro, chiesero alla banda di Gesù di andarsene.

[18] Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui.

[19] Non glielo permise, ma gli disse: “Và nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato”.

[20] Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

[21] Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare.

[22] Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi

[23] e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”.

[CUT : Gesù si reca alla casa della bambina ma gli dicono che ormai è morta. Gesù però sostiene che in realtà stia solo dormendo, va la tocca e la bambina “risorge”. Durante il tragitto per andare dalla bambina accade anche che una donna affetta da emoraggia, toccandogli il mantello, guarisca all’istante]

[43] Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Anche Marco ci fa notare la grande conoscenza medica di Gesù, che riconosce nella bambina i sintomi di una malattia tutt’altro che rara durante i primi secoli DC, ovvero la “finta morte”, uno stato comatoso del tutto simile al decesso. Per ora la figura di Gesù ci risulta essere quella di un ottimo medico con una profonda cultura nella religione Ebraica.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 4 martedì, Set 12 2006 

[1] Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva.

Di nuovo lo stratagemma della barca, questa volta però viene perpetrato sino in fondo.

[2] Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:

[3] “Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare.

[CUT : Parabola del seminatore]

[9] E diceva: “Chi ha orecchi per intendere intenda!”.

[10] Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro:

Attenzione alla dicitura “i suoi insieme ai Dodici”. Con “i suoi” Marco vuole forse alludere ai parenti di Gesù? La risposta sarebbe da ricercarsi nel vocabolo Greco utilizzato, ma aimè non ne ho la possibilità. Non ci resta che lasciare l’identita di questi “suoi” anonima, tenendo bene a mente che oltre ai Dodici c’era un altro gruppo d’Elite prescelto dal Messia.

[11] “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole,

[12] perché:
guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato”.

Perchè non si convertano e venga loro perdonato questo fatto. Teologicamente parlando questa è una forzatura bella e buona: io non ti permetto di capire i miei insegnamenti, in modo che tu non riesca a convertirti ed a causa di questo io ti possa perdonare. Finiremmo per entrare in un circolo vizioso se esaminassimo questo passo in modo più approfondito, quindi, al solito, lascio a voi la scelta se meditare o no sul significato di questo passo.

[13] Continuò dicendo loro: “Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?

[CUT : Spiegazione della parabola]

[21] Diceva loro: “Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere?

[22] Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce.

[23] Se uno ha orecchi per intendere, intenda!”.

[24] Diceva loro: “Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più.

[25] Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

Frasi simili le ritroviamo anche in Matteo, anche se qui in Marco sembrano prese ed incollate una dietro l’altra senza una narrativa di fondo.

[26] Diceva: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;

[CUT : Parabola sul Regno di Dio]

[33] Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere.

[34] Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

[35] In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”.

[36] E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

[37] Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.

[38] Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”.

[39] Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.

[40] Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.

[41] E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”.

L’episodio della tempesta, simile a quello descritto da Matteo. Qui troviamo un Gesù molto più deciso e convinto, rispetto a quello di Matteo, ma questo è dovuto alla metrica stringata di Marco, che fa assomigliare tutto ad un gran riassunto, o meglio, ad un insieme di detti e fatti del Signore presi e ricopiati così com’erano.

Il Vangelo secondo Marco : Capitolo 3 giovedì, Set 7 2006 

[1] Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita,

[2] e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.

Qui troviamo “l’uomo dalla mano inaridita” che nel Vangelo di Matteo appare durante gli eventi a Gerusalemme. Anche qui vediamo come i Farisei cerchino un pretesto per accusare Gesù, attendendo che lui curi l’uomo infrangendo il voto di non lavoro durante lo Shabbat

[3] Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”.

[4] Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”.

[5] Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata.

[6] E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Ed ecco fatto. Gesù cura la mano dell’uomo ed allora i Farisei tengono subito consiglio, insieme agli Erodiani, per condannare a morte Gesù, avendo “lavorato” durante lo Shabbat. Come si sottrarrà Gesù a questo pericolo imminente? Semplicemente andandosene da un’altra parte.

[7] Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea.

[8] Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui.

Praticamente da tutta la Palestina e persino dalla vicina Siria, grandi folle si recavano da lui, sulla scia dei suoi prodigi. Eppure, come già ribadito più volte, non ci è pervenuto nessun documento extra-evangelico che attesti un movimento così massiccio di persone, durante il primo trentennio del I° secolo DC

[9] Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero.

Quest’immagine di aver paura di essere schiacciato dalla folla è decisamente troppo ironica. In primo luogo è proprio un’assurdità aver paura di essere “schiacciato” da una folla, per quanto numerosa, a meno che non si trattino di pazzi fanatici tipo fan sfegatati, ed in secondo luogo, essendo Gesù figlio di Dio, pare insensato avere paura di essere schiacciato per via di tutti i fattori (onniscenza, onnipotenza, etc…) divini di cui Gesù dovrebbe essere a disposizione. La spiegazione, in ogni caso, ci viene fornita appena sotto con la frase :

[10] Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.

Dunque era come abbiamo ipotizzato. La folla era composta da fanatici

[11] Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: “Tu sei il Figlio di Dio!”.

e spiriti immondi che cercavano di svelare la sua identità segreta.

[12] Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

[13] Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui.

Il piano della barca fu boicottato, cambiandolo in “salire sulla montagna”, insiema a solo quelli che voleva lui. I rapidi avvenimenti che ci racconta Marco sembrano sempre di più presi a caso e messi in fila ancor più casualmente. Il problema folla di esagitati come è stato risolto? Perchè citare l’utilizzo di una barca se poi non viene utilizzata nessuna barca?

[14] Ne costituì Dodici che stessero con lui

[15] e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.

Marco concede ai Dodici poteri molto più esigui rispetto a Matteo. Qui i Dodici hanno solo la capacità di scacciare i demoni, dunque la capacità di convertire i culti minori dei gruppi nomadi nel loro culto del Regno dei Cieli.

[16] Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro;

Come abbiamo già detto, Pietro (Keifà) era un nomignolo da guerrigliero.

[17] poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono;

Fermiamoci un attimo a Boanerghes. Questo termine è un lascito del periodo di sommossa e disordini che imperversava in Palestina. I “Figli del Tuono” erano uno dei nomi che si affibbiavano le tante bande di sovversivi che lottavano per l’indipendenza da Roma e dal Sinedrio. Il fatto che questo termine appaia nel Vangelo di Marco, il più antico, ci fa intuire quanto questa “lieta novella” abbia in comune con la vera storia della Palestina del I° secolo. Se veramente è stato Gesù a dare il nome Boanerghes a Giacomo e Giovanni, vuol dire che Gesù era a capo di una banda di sovversivi e non di un placido gruppo di predicatori. Come nota a margine porto alla vostra attenzione il fatto che due sovversivi di nome Giacomo e Pietro, figli di Giuda il Galileo, furono uccisi intorno all’anno 30, con l’accusa di insurrezione contro Roma.

[18] e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo

qui notiamo come Levi cambia il nome in Matteo.

[19] e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

[20] Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo.

[21] Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”.

La completa assenza di senso dei versetti 20 e 21 è totalmente disarmate.
Vediamoli in dettaglio. Gesù entra in una casa (sulla montagna? Oppure è sceso?) ed ecco che attorno a lui si raduna molta folla, così tanta che non potevano (chi? Prima si parla di Gesù, poi il soggetto passa al plurale, probabilmente intendendo lui e i 12) neppure prendere il cibo. Allora i suoi (i suoi chi? I Dodici? I parenti?), sentito questo (sentito cosa? Sentito che non riuscivano a prendere cibo?), uscirono per andare a prenderlo (a prendere il cibo, si suppone), poichè dicevano “E’ fuori di se” (Chi è fuori di se? Gesù? Il Cibo?)

[22] Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”.

[23] Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana?

[CUT : il discorso che Satana non può scacciare Satana, come visto in Matteo]

[31] Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.

[CUT: stessa vicenda “chi fa la volontà di Dio è mia Madre e i miei Fratelli” come vista in Matteo]

Anche Marco dice apertamente che Gesù aveva fratelli e sorelle. Come abbiamo già analizzato in Matteo, il problema teologico di questi passi del vangelo nacque molto più tardi della loro stesura, quando la Chiesa Cattolica impose il dogma dell’immacolata concezione di Maria, rimasta vergine prima, durante, e dopo il parto. Prima di quel dogma nessuno si era mai posto il problema e, anzi, si riteneva del tutto normale che Gesù potesse avere fratelli e sorelle, rendendo la sua immagine molto più umana piuttosto che divina. In effetti ci sarebbe da fare una bella analisi del Gesù uomo e del Gesù messia, magari con un articolo speciale.

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