[1] Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.

[2] Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.


Siamo sempre al Venerdì di Pasqua. Ed ecco entrare in scena Ponzio Pilato. Ponzio Pilato fu prefetto della provincia della Giudea dal 26 al 36 DC. Fu un governatore molto severo, a quanto ci racconta Giuseppe Flavio nel suo Antichità Giudaiche, e cercò più volte di sedare le rivolte Ebraiche che scoppiavano di continuo. Per controllare meglio la Palestina fece cambiare la capitale de Cesarea a Gerusalemme, dove andò a risiedere insieme alla famiglia. Il motivo per cui il Sinedrio portò Gesù da Pilato è presto detto. I Romani aveva lasciato la libertà di arrestare e di punire agli Ebrei, secondo le loro leggi, ma la messa a morte doveva essere per forza autorizzata dal governo Romano, per questo il Sinedrio fu costretto a condurre Gesù da Pilato.

[3] Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani

[4] dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu!”.

[5] Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

[6] Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: “Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue”.

[7] E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.

[8] Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi.


Piccola nota a margine: nella prima lettera degli atti degli Apostoli troviamo una dicitura alquanto strana :


[18] Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere.

[19] La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue.
Molto strana questa grande diversità dal vangelo agli atti degli apostoli. A rigor di logica gli Atti dovrebbero essere posteriori ai Vangeli, e quindi com’è possibile che la sorte di Giuda sia così diversa da quella Evangelica? Dobbiamo credere ad un Giuda pentito e impiccato, o ad un Giuda che ha speso i suoi soldi ed è morto per un incidente?

[9] Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,

[10] e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

[11] Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose “Tu lo dici”.

[12] E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.

[13] Allora Pilato gli disse: “Non senti quante cose attestano contro di te?”.

[14] Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.


Questo silenzio di Gesù è enigmatico. Probabilmente la spiegazione è da ricercarsi nella teologia. Essendo Gesù consapevole del suo destino, e sapendo per certo che il disegno del Padre Celeste non era modificabile, decise a priori di rimanere nel silenzio, seguendo la sua stessa dottrina del dio che provvede al proprio figlio.

[15] Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.


Pratica del tutto inventata. Non è mai stato trovato un solo documento che attesti una pratica simile da parte dei Prefetti Romani. I Romani stessi erano un popolo molto severo con coloro che infrangevano la legge e di sicuro non avrebbero mai adottato una pratica simile, soprattutto nei confronti di un popolo sottomesso.

[16] Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.


Detto Barabba. Ricordate la vicenda di Pietro figlio di Giona e del suo problema di traduzione? Qui ci troviamo davanti alla stessa situazione. Barabba di per se non ha significato, neppure come nome o soprannome, ma se scindiamo la parola otteniamo Bar Abba, ovvero “Figlio del Padre”. Curioso, non è vero? Vi avevo preannunciato una discussione interessante sull’esistenza di due Gesù, ed eccola qui. Il nome completo di questo Barabba, che non viene riportato nell’ultima versione CEI della Bibbia è Yeshuha Bar Abba, ovvero Gesù Figlio del Padre. Questo ci pone davanti agli occhi una situazione bizzarra: abbiamo da una parte Yeshuha Bar Yoseph, e dall’altra Yeshuha Bar Abba, due personaggi opposti, ma dallo stesso nome. Inoltre dobbiamo ricordare che Gesù si è riferito più volte a dio chiamandolo Padre, ovvero Abba, e si è anche identificato in suo figlio, dunque Yeshuha Bar Abba. La situazione sembra portarci ad un circolo vizioso, chi è dunque questo Barabba?

[17] Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: “Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?”.

[18] Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

[19] Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua”.

[20] Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.

[21] Allora il governatore domandò: “Chi dei due volete che vi rilasci?”. Quelli risposero: “Barabba!”.

[22] Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”.

[23] Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!”.

[24] Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: “Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!”.


Altro passo altamente improbabile. Come già spiegato in precedenza nessun prefetto avrebbe mai ceduto alle richieste della folla, e non avrebbe mai rilasciato un prigioniero. La messa a morte era applicata solo dai Romani e quindi Pilato non poteva assolutamente lasciare fare alla folla Ebraica. Però, tornando alla questione di Gesù Bar Abba, ci troviamo davanti ad un quesito motlo intrigante. E se Gesù Figlio del Padre fosse il Gesù di cui abbiamo letto fino ad adesso, e dunque il messia spirituale, ed invece Gesù detto il Cristo fosse il rivoluzionario, unto dal signore, combattente per la libertà di Israele dal giogo Romano? Se vediamo questi due Gesù in questi termini notiamo come la sentenza di morte sia del tutto corretta, vedendo libero un placido predicatore e messo a morte un rivoltoso.

[25] E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”.


I passi inverosimili si susseguono di capoverso in capoverso. Come possiamo credere ad una folla che vuole a tutti i costi la morte di un uomo, ma che una volta ottenuta si “auto-maledice”? Quale credibilità può avere questo passo di auto-maledizione?

[26] Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.


Sulla crocifissione non basterebbe un capitolo a parte, dunque cercherò di essere il più sintetico possibile. L’autentica pratica della crocifissione era quella di fissare al condannato un tronco trasversale, chiamato patibulum, alle spalle, legando gli avambracci ad esso così da far assumere al condannato una posizione a T. Successivamente le estremità sporgenti del patibulum venivano posizionate al centro di due aste laterali chiamate Crux, aventi la forma ad Y. Il condannato veniva lasciato appeso in questo modo (vagamente YTY), senza l’ausilio di chiodi e con i piedi per terra, sino a che non sopraggingeva la morte per asfissia, in quanto avendo le braccia costrette al patibulum, in posizione aperta, queste rendevano difficile la respirazione. Nei casi di condannati particolarmente resistenti, gli si fratturavano le gambe così da rendere più immediata l’asfissia, non avendo più un appoggio stabile.

[27] Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte.

[28] Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto

[29] e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”.

[30] E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.

[31] Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.


Ci risulta del tutto assurdo questo episodio della pantomima del Re. Come abbiamo visto Pilato (in modo del tutto improbabile) ha condannato a morte un uomo che ai suoi occhi non aveva colpa, e ha dato ordine ai suoi uomini di crocifiggerlo. Dunque i Romani erano del tutto estranei a questa vicenda, e quindi per quale motivo li vediamo schernire Gesù? Questo episodio avrebbe molto più senso se legato ad un rivoluzionario catturato per un insurrezione contro i Romani.

[32] Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

[33] Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,

[34] gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.

[35] Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.
Come notiamo non vengono citati chiodi o altro, proprio perchè la pratica della crocifissione originale non prevedeva l’uso di chiodi, ma di legacci.

[36] E sedutisi, gli facevano la guardia.

[37] Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”.


La motivazione non è certo quella per cui è stato catturato. I Sacerdoti del Sinedrio catturarono Gesù in quanto si era prolcamato Messia, Figlio di Dio, e dunque per un fatto puramente religioso. Qui però vediamo che la motivazione ufficiale della sua condanna è quella di essersi proclamato “Re dei Giudei”, ovvero una condanna per causa politica. Religione e Politica erano strettamente legate, questo è vero, ma ci risulta comunque strano questo cambio di colpevolezza.

[38] Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

[39] E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:

[40] “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”.


La gente che passava di la però sapeva il vero motivo della condanna, sapeva cosa andava dicendo Gesù, ovvero essere il Figlio di Dio.

[41] Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:

[42] “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.

[43] Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!”.

[44] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.


Questi passi di scherno sono tutti scritti per far capire quanto fossero ipocriti e malvagi quelli che non credevano in Gesù, sono tutte frasi atte a colpevolizzarli oltremodo, così che alla morte di Gesù si pentano con grandissimo sdegno.

[45] Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.


Questo evento è stato tradotto come la versione pompata di un Eclisse, però non ci sono altri riscontri, in nessun’altra parte del mondo, di un avvenimento del genere. E’ da precisare, però, che con “tutta la terra” i redattori intendessero Israele, o un più ampio Impero Romano.

[46] Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.


Secondo ed ultimo collasso spirituale di Gesù, che si spoglia della sua divinità e fa riaffiorare l’uomo, angosciato dalla sua situazione e che cerca di ribellarsi ad un destino tanto crudele.

[47] Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”.

[48] E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.

[49] Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”.

[50] E Gesù, emesso un alto grido, spirò.


Sono le tre del pomeriggio del Venerdì di Pasqua.

[51] Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,

[52] i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.

[53] E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

Appena morto Gesù ecco che accade l’inverosimile. Il velo del tempio si squarcia, la terra trema e i morti resuscitano, apparendo a molti. Nel frattempo nel mondo reale tutto qeusto viene tradotto con l’attacco dei rivoluzionari a Gerusalemme e al tempio, dove gli atti vandalici arrivaroni sino ai sepolcri dei vecchi Sommi Sacerdoti, violando le loro tombe. Il Tumutlo in di cui fu teatro Gerusalemme ci viene descritto in Guerre Giudaiche di Giuseppe Flavio, e viene ricordato negli annali storici. Tutto tace però su resurrezione dei morti e terribili terremoti che più ad un evento Evangelico assomigliano ad un film di George Romero, se mi concedete la battuta.

[54] Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.

Altro passo del tutto assurdo. Un Centurione che esclama “davvero costui era Figlio di Dio”, come se credesse nel Dio Ebraico, è del tutto inverosimile e poco credibile.


[55] C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

[56] Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

[57] Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.


Per tornare al discorso dei Ricchi e del Regno dei Cieli, ecco che scopiramo che Gesù era stato seguito da tre donne per servirlo e che il ricco Giuseppe di Arimatèa era diventato suo discepolo.

[58] Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.

[59] Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo

[60] e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.

[61] Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria.


Questo passo serve per spiegare che il corpo di Gesù fu subito sepolto, dopo la sua morte. Il fatto è sottolineato per via del problema dei morti durante le festività. Come abbiamo già visto era vietato dalla Legge lasciare cadaveri all’aria aperta durante le feste, ma secondo la legge Romana il condannato di croce doveva rimanervi appeso anche un periodo successivo alla morte come avvisaglia per altri potenziali criminali. Questa conflitto di legislature viene risolto dai redattori introducendo la figura di Giuseppe d’Arimatea, il ricco discepolo di Gesù, che riesce a farsi consegnare il cadavere da Pilato.

[62] Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:
Qui siamo al Sabato, il giorno seguente il Venerdì di Pasqua.

[63] “Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.

[64] Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”.

[65] Pilato disse loro: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”.

[66] Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.


Come per magia, gli avvenimenti della morte di Gesù vengono dimenticati. Nessuno più parla della resurrezione dei santi, nessuno si chiede dei terremoti e del velo del Tempio. Molto curioso descrivere eventi di quella portata e poi lasciarli nel dimenticatoio, presentando l’indifferenza della gente. Il Vangelo di Matteo è molto abile nello screditarsi da solo.

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