[1] Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli:

[2] “Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso”.

[3] Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa,

[4] e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire.

Arrestare Gesù con l’inganno. Ne avevano veramente bisogno? Gesù era entrato nel tempio creando disordini, si era arrogato il diritto di insegnare, insultando i Sacerdoti e gli Scribi, ed era a capo di una folla di esaltati che provocavano caos in tutta la città, come abbiamo visto durante l’episodio dell’ingresso a Gerusalemme. Sinceramente non mi sembra che ci fosse bisogno di un inganno per poterlo arrestare.

[5] Ma dicevano: “Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo”.

Le feste Ebraiche erano e sono sacre. Era vietato, durante la Pasqua Ebraica, lasciare dei cadaveri in vista. I Sacerdoti si preoccupavano del fatto che se i Romani, unici con quel potere, avessero condannato a morte Gesù, avrebbero lasciato il suo cadavere in vista durante la festività. Questo “cavillo legale”, come vedremo più avanti, sarà un bel problema per i redattori del Vangelo.

[6] Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso,

[7] gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa.

I Ricchi non entreranno mai nel Regno dei Cieli, ma i loro costosi doni e i loro lauti pranzi sono sempre ben accetti. Molto strano immaginarsi questo Gesù che predica contro i ricchi e contro chi accumula tesori in terra, e che poi va sempre in case dove il padrone può dare da mangiare a lui e ai suoi (minimo) dodici discepoli, in case dove viene lavato e profumato ed unto con costosi olii. Ci sembra che questo Gesù sia poco costante nei comportamenti.

[8] I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: “Perché questo spreco?

[9] Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!”.

Facendoli diventare ricchi ed escludendoli dal Regno dei Cilei, aggiungerei io.

[10] Ma Gesù, accortosene, disse loro: “Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me.

[11] I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete.

[12] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.

Da qui nasce la pratica “dell’estrema unzione” che si da in procinto della morte.

[13] In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei”.

Fin’ora abbiamo visto come la dottrina messianica di Gesù fosse finalizzata a porre lui e i suoi discepoli a capo del nuovo Israele, chiamato Regno dei Cieli, senza bisogno che la sua dottrina si spargesse per il mondo. In questo passo, invece, troviamo un Gesù che parla di predicare il vangelo nel mondo intero.

[14] Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti

Una strana precisazione, quella di dire il nome di Giuda Iscariota. Come ben ricorderete, durante il capitolo di presentazione dei dodici apostoli, già si parlava di Giuda Iscariota, indicandolo con “colui che tradirà”. Questa precisazione è dunque fuori luogo, in quanto già precisato in precedenza chi fosse Giuda. Forse la mia è pignoleria, ma io, in questi piccoli frangenti, vedo chiaramente il fatto che i capitoli del Vangelo fossero slegati tra loro. Ecco spiegate le numerose ripetizioni e ridondanze al loro interno.

[15] e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.

E qui torniamo alla domanda iniziale : che bisogno aveva il Sinedrio di Giuda? Sapevano benissimo chi fosse Gesù, sapevano benissimo cosa aveva fatto, e avevano tutto il diritto, secondo le loro leggi, di arrestarlo. Cosa glielo impediva? Cosa ha veramente venduto per 30 denari Giuda? E’ presto detto. Giuda non ha venduto l’informazione di chi fosse Gesù, ma ha venduto l’informazione di dove poterlo trovare ed arrestare. E’ plausibile supporre, come Gesù stesso ha insegnato, che lui e i discepoli si nascondessero, soprattutto viste le azioni che erano soliti intreprendere. Accettando l’assurdo di un Sinedrio che non arresta Gesù quando questi insegnava abusivamente nel tempio, possiamo dedurre che quello che li fermava dall’arrestarlo fosse il non sapere dove trovarlo. A questo punto entra in gioco Giuda, che tradisce Gesù indicando alle guardie del Tempio dove poterlo trovare.

[16] Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

[17] Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”.

Il primo giorno degli Azzimi è da datare intorno al 7 di Aprile, ed è il primo degli otto giorni della Pasqua Ebraica. Dato che Gesù e discepoli erano Ebrei, dobbiamo supporre che festeggiassero la Pasqua come degli Ebrei, e dunque durante il mese di Nisan, il giorno 15 (che sarebbe il nostro 7 aprile)

[18] Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”.

[19] I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Questo “andate da un tale” è ancora peggio dei vari “in quel tempo” e “partì di là”. L’inesattezza di cui si imbevono le pagine del Vangelo è quasi irritante, ed è sintomo di una storicità per niente appurata e, anzi, piuttosto abbozzata o riportata male.

[20] Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.

Iniziamo il countdown per la morte di Gesù. Senza scendere troppo nei particolari (trovate tutto a questa pagina di Wikipedia), siamo al giorno di Pasqua, un venerdì.

[21] Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”.

[22] Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”.

[23] Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.

[24] Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”.

Punto piuttosto contradditorio. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è stato scritto di lui, però chi lo tradirà per perpetrare le scritture, sarà punito. Ma senza il traditore, non ci sarebbe stata condanna e morte, dunque quanta colpa ha questo traditore (marionetta in mano ad un fato già scritto)?

[25] Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.

Analizziamo la situazione: Gesù dice che verrà tradito, identifica il traditore in Giuda…e nessuno fa niente. Tutto come se niente fosse. La situazione è alquanto assurda, pur sapendo chi fosse il traditore, nessuno muove un dito contro di lui per fermarlo.

[26] Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”.

Teofagia. Una pratica “pagana”, anche questa presa in prestito dalla corrente Ellenistica. Questo passo in particolare introduce il sacramento dell’Eucarestia.

[27] Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti,

[28] perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.

[29] Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”.

Questa frase ci riporta un’ennesima volta alla storia rivoluzionaria. Analizzandola possiamo vedere la promessa del Capo dei Rivoluzionari di non bere più vino sino a quando il Regno di suo Padre non sarà arrivato. Le parole “Regno di mio Padre” se messe in bocca a Giuda il Galileo non stonano assolutamente, alludendo a quel Regno che fu rubato a suo padre Ezechia, durante la prima rivolta Giudaica. Questo ci fa immaginare i rivoltosi, alla vigilia del colpo di stato, mentre cenano insieme e brindano prima dell’attacco a Gerusalemme. Ormai è appurato che i Vangeli e la rivolta di Giuda il Galileo siano strettamente legati.

[30] E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Altro passo che associa Gesù e i discepoli, a Giuda il Galileo e gli Zeloti. Risulta improbabile che Gesù e i discepoli si siano messi a cantare un inno, per il semplice fatto che Gesù stesso ha insegnato a tutti a pregare in silenzio ed in raccoglimento in se stessi. Il “cantare un inno” è molto più in linea con un gruppo di patriotici, in questo caso, con un gruppo di Zeloti.

[31] Allora Gesù disse loro: “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge,

[32] ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”.

Il piano era quindi quello di ritrovarsi in Galilea, dopo la risurrezione. Da notare il fatto che con “risurrezione” si può anche intendere il rinnovamento della Palestina a Regno dei Cieli. Una volta che la Rivolta Zelota avesse cacciato i Romani e deposto la famiglia Erodiana dalla gestione di Israele, potendo finalmente creare il loro Israele utopico chiamato Regno dei Cieli, i rivoltosi si sarebbero ritrovati in Galilea, la patria del movimento rivoluzionario.

[33] E Pietro gli disse: “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai”.

[34] Gli disse Gesù: “In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”.

[35] E Pietro gli rispose: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.

[36] Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”.

[37] E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

[38] Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”.

[39] E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.

Siamo sempre nel Venerdì della Pasqua, in quanto il giorno Ebraico iniziava al tramonto e dunque la sera era già “il giorno nuovo”. Gesù si ritrova nel Getsèmani e qui il suo animo collassa, in prospettiva a quello che lo aspetta. Forse questo episodio è l’unico dell’intero racconto Evangelico che ci mostra un Gesù umano, piuttosto che il Cristo.

[40] Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?

[41] Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

[42] E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”.

[43] E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.

[44] E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

[45] Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.

[46] Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina”.

Il solito Gesù incongruente. O i discepoli possono dormire e riposare, oppure devono alzarsi ed andare.

[47] Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.

[48] Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”.

[49] E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò.

Ancora una volta mi chiedo quale bisogno ci fosse di identificare Gesù, quando sapevano tutti benissimo chi fosse. Come visto in precedenza è più logico supporre che Giuda abbia condotto le guardie del Sinedrio al luogo dove si radunavano in segreto Gesù e i discepoli, piuttosto che indicare lui di persona.

[50] E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

[51] Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.

I discepoli erano quindi armati. Nel vangelo di Matteo non viene detto ma, come vedremo in quello di Luca, il “taglia orecchie” misterioso si rivelerà essere Pietro.

[52] Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

[53] Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?

[54] Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”.

Gesù, di nuovo forte del suo spirito messianico, placa gli animi dei discepoli, dicendo che se volesse avrebbe a difenderlo dodici legioni di angeli. Ma le scritture devone essere compiute, e dunque lui deve essere arrestato.

[55] In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.

[56] Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.

Gesù stesso fa notare la stranezza della situazione: pur essendo stato nel tempio “ogni giorno” (per quel che ci ha raccontato il Vangelo si trattarono di due o tre giorni) non lo hanno arrestato, ma hanno dovuto aspettare di catturarlo di nascosto, sotto tradimento.

[57] Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani.

[58] Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.

[59] I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;

[60] ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.

Evidentemente le accuse di sommossa, insulti alle massime cariche religiose e disordini in città, non bastavano al Sinedrio. In realtà qui il Vangelo cerca di portare l’episodio del processo ad un livello puramente Teologico. Il Vangelo di Matteo cerca di far incolpare Gesù per vie Teologiche, così da mostrare un Sinedrio corrotto che non ha voluto riconoscere il Figlio del Dio Vivente.

[61] Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”.

[62] Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”.

[63] Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

[64] “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo”.

[65] Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;

Ed ecco che Gesù ammette, seppur non dicendolo lui stesso, di essere il Figlio di Dio. Questa “bestemmia” fa esplodere la rabbia dei sacerdoti a tal punto da stracciarsi le vesti.

[66] che ve ne pare?”. E quelli risposero: “È reo di morte!”.

[67] Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,

[68] dicendo: “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?”.

[69] Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”.

Gesù il Galileo. Come ho già detto, il termine Galileo, fu associato dai Romani a quello di rivoltoso, in quanto i focolai di rivolta nacquero in quel della Galilea. Impossibile qui non andare ad associare questa figura con quella di Giuda il Galileo.

[70] Ed egli negò davanti a tutti: “Non capisco che cosa tu voglia dire”.

[71] Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”.

Anche Nazareth non aveva una buona fama, tantè che nel Vangelo viene detto “può mai venire qualcosa di buono da Nazareth?”. Dunque anche questo appellativo era associato a qualcosa di negativo. Abbiamo però anche visto, durante la natività, come Nazareno fu forse confuso con l’appellativo Nazireo, ovvero Nazir.

[72] Ma egli negò di nuovo giurando: “Non conosco quell’uomo”.

[73] Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: “Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”.

E ed ecco l’ultimo indizio: la parlata tipica dei Galilei, diversa da quella dei Farisei, che si associava dunque ai rivoltosi Zeloti.

[74] Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò.

[75] E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente.

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