Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 23

[1] Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

[CUT: Guai a voi Farisei!]

Questo capitolo è un’unica e pesante accusa ai Farisei e agli Scribi. I redattori del vangelo passano in rassegna tutte le opere fatte dai Farisei, in quanto grandi peccatori perchè hanno seguito l’arricchimento terreno invece di pensare al Regno dei Cieli. L’intero capitolo è dunque una denuncia da parte dei redattori del Vangelo a carico del Sinedrio, una denuncia fatta per sottolineare la loro completa estraneità alla politica religiosa Ebraica, che si era sottomessa a quella Roma idolatra, e che aveva dimenticato l’orgoglio di popolo barattandolo per la “pace” e l’arricchimento personale. Questo odio di Gesù per i Farisei sembra comunque molto simile, se non identico, all’odio che avevano gli Asmonei, della cui famiglia era discendente Giuda il Galileo. Questa similitudine avvicina ancora una volta la dottrina di Gesù a quella di Giuda e i suoi Zeloti.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 24

[1] Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio.

[2] Gesù disse loro: “Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata”.

Ed eccoci alla profezia citata nella presentazione del Vangelo di Matteo. Gesù qui profetizza la distruzione del Tempio, avvenuta poi nel 70 DC per mano dei Romani, sedando la rivolta di Giuda il Galileo.

[3] Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: “Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo”.

[4] Gesù rispose: “Guardate che nessuno vi inganni;

[5] molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno.

[6] Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine.

[7] Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi;

[8] ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori.

Queste profezie di Gesù sembrano, incredibilmente e per la prima volta, rispecchiare gli eventi di oggi. Che sia quindi tutto vero? Che questo Gesù sia veramente il Figlio di Dio? La risposta è no, e ci viene data un poco più avanti nello stesso capitolo quando Gesù dice chiaramente :

[CUT: Gesù dice ai discepoli quali terribili supplizzi dovranno subire e parla dei falsi Cristo e dei falsi profeti che verranno, ma ad un certo punto:]

[34] In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada.

Non passerà quella generazione. Questa frase è del tutto in sintonia con la dottrina del Regno dei Cieli che è “vicino”. La fine del mondo, il giorno del giudizio, era vicino, era da aspettarsi in quella generazione. I terremoti già si conoscevano e le guerre fratricide Ebraiche non erano una novità, dunque le profezie di Gesù rimangono sempre e comunque da intendersi ai fini della Palestina e durante quella generazione. I Teologi moderni, vista la mancata venuta del Figlio dell’Uomo, tendono a commentare questo passo con parole del tipo “con generazione intendeva l’umanità” “con generazione intendeva questo” “con generazione intendeva quello”. Per quanto mi riguarda, io credo che la verità si trovi nella semplicità delle cose, e questo passo ci dice semplicemente quello che credevano ai tempi, ovvero che la fine del mondo sarebbe venuta a breve tempo, durante la loro generazione. Ovvio che se ad ogni mancato avvenimento profetico, questo lo si prende e lo si rigira ogni volta per giocare al bravo teologo, potremmo andare avanti all’infinito. Trovo invece molto più umile ammettere che Gesù ha sbagliato. Lui come tutti gli altri profeti.

[35] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

[36] Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Quindi la fine del mondo è da attendersi a breve, dopo tumulti e terremoti, ma il giorno e l’ora precisi li sa solo il Padre Celeste. Questo passo, oltre a dare una risposta elusiva alla questione “quando avverrà”, ci fa anche notare come il dogma di Dio uno e trino non possa essere applicabile, perchè se Gesù fosse Dio, allora saprebbe il giorno e l’ora, ma qui ammette che solo il Padre ha questa informazione, mettendo tra lui e Dio una netta divisione individuale.

[37] Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.

[38] Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca,

[39] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo.

Sarà dunque una venuta improvvisa. Ma gli eventi descritti prima non erano degli avvertimenti della venuta?

[40] Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato.

[41] Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata.

[42] Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

E quale nesso dovrebbe esserci tra il non sapere in quale giorno il Signore verrà e i due uomini e le due donne?

[43] Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

[44] Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.

Anche questi due passi sembrano del tutto sconclusionati. Se il padrone di casa sa a che ora arriva il ladro, allora non sta sveglio tutta la notte, ma lo aspetta all’ora precisa, dunque il discorso “perciò anche voi siate pronti” perde di significato, in quanto i discepoli non sanno l’ora e il giorno. Il discorso avrebbe avuto più senso detto così : “Considerate che se il padrone di casa sapesse a che ora arriva il ladro, allora non starebbe attento e vigile, ma attenderebbe il ladro pronto all’ora precisa. Perciò voi, che non sapete l’ora e il giorno della venuta del Signore, state vigili e attenti!”

[45] Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto?

[46] Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così!

[47] In verità vi dico: gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni.

[48] Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire,

[49] e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi,

[50] arriverà il padrone quando il servo non se l’aspetta e nell’ora che non sa,

[51] lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.

E ancora una volta, attendete la venuta del Signore in modo vigile e retto, senza perdervi come gli ipocriti, altrimenti il Signore vi punirà. Questo è un capitolo fondamentale per la completezza della dottrina di Gesù. Dopo i nuovi comandamenti, dopo il modo di pregare e dopo l’istruzione per insegnare questa nuova dottrina, arriviamo infine al punto più delicato, ovvero il giudizio a cui saranno sottoposti tutti (gli Ebrei). Ma per quale motivo questa dottrina di pace e di amore fabbisogna di un Giorno del Giudizio? Se il suo comandamento più grande è “ama il prossimo tuo come te stesso”, come mai abbiamo un Giudizio finale con grandi punizioni per gli ipocriti? E’ presto detto. Questa nuova dottrina, basata su un dio caritatevole, Padre Celeste, che da ai suoi figli tutto ciò di cui fabbisognano, non aveva la minima traccia di timore. Senza il timore di Dio, i discepoli non avrebbero mai seguito alla lettera i nuovi insegnamenti, la sola promessa del Regno dei Cieli non sarebbe bastata per tutti. Ma se non si poteva instaurare il timore di dio, lo stesso timore che si aveva per il dio Ebraico, allora si ci doveva inventare qualcos’altro, e così è stata ideato il Giorno del Giudizio, un giorno che arriverà improvviso e dove tutti dovranno mettersi faccia a faccia con il Signore, che li giudicherà e deciderà chi sarà degno del Regno e chi no. La pratica del timore di dio, come già detto, non era certo nuova, ma sino a quel momento era legata a dio che puniva personalmente i malvagi. Con Gesù invece nasce il concetto di Giudizio Universale, un Giudizio in seguito al quale si instaurerà nel mondo il Regno dei Cieli. Portando, invece, il discorso dal lato reale della situazione Palestinese, riconosciamo tranquillamente questo Giorno del Giudizio con il giorno della grande rivolta che si stava preparando contro Roma. Il piano era tenuto talmente segreto da non essere rivelato nemmeno ai vari commilitoni rivoltosi, che dovevano rimanere pronti e attenti. A seguito del Giorno del Giudizio si sarebbe finalmente abbattuto il giogo Romano, gli Erodiani ed il Sinedrio sarebbero stati destituiti dal potere e la famiglia Asmonea avrebbe potuto finalmente instaurare il suo Regno dei Cieli, riconsegnando la “libertà” ad Israele.

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