[1] Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse:

[2] “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.

[3] Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.

[CUT: Il Re manda altri servi, ma questi vengono uccisi dagli invitati. Allora il Re manda l’esercito, fa uccidere gli invitati e fa bruciare i loro paesi. Fatto questo dice ai suoi servi di invitare tutte le persone che trovavano per le strade, buoni e cattivi.]

[11] Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale,

[12] gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì.

[13] Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

[14] Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.

Difficile credere che non riuscirono a trovare Gesù in fallo nei suoi discorsi. Molte volte si contraddice da solo, soprattutto parlando per Parabole. Questa in particolare ci dice che il Regno dei Cieli non solo punisce con la morte chi lo rifiuta (gli invitati a nozze uccisi, e i loro paesi bruciati), ma anche tra quelli che accoglie applica un attenta selezione per scegliere coloro i quali sono degni.

[16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.

[17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”.

Cesare Augusto, l’imperatore Romano che diede l’ordine della riorganizzazione fiscale della Palestina, imponendo il famoso tributo che portò Giuda il Galileo alla rivolta. Vediamo cosa ne pensa Gesù:

[18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate?

[19] Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro.

[20] Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”.

[21] Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Questo passo può avere una duplice interpretazione. Gesù dice di rendere a Cesare quel che è di Cesare, ma siamo sicuri che intenda che sia giusto pagare il tributo? Lui non l’ha detto apertamente, ha detto “rendete a Cesare quel che è di Cesare”, come dire “dategli questo denaro perchè è suo, non perchè gli è dovuto”. Questo passo dunque può avere una velata interpretazione anti-romana? Difficile a dirsi, di sicuro è stato scritto per soddisfare anche i ranghi Romani, che non vengono insultati come i Farisei e gli Scribi.

[22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

[23] In quello stesso giorno vennero a lui dei sadducei, i quali affermano che non c’è risurrezione, e lo interrogarono:

[24] “Maestro, Mosè ha detto: Se qualcuno muore senza figli, il fratello ne sposerà la vedova e così susciterà una discendenza al suo fratello.

[25] Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello.

[26] Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo.

[27] Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna.

[28] Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta”.

Notiamo in questo passo dei 7 fratelli a quale livello culturale fossero gli Ebrei. Come sappiamo la moglie era una proprietà del marito, era un mezzo per avere discendeza, e dunque non aveva diritto di avere decisioni al riguardo e doveva seguire alla lettera la Legge che la obbligava a prendere il fratello del suo defunto marito, come nuovo marito.

[29] E Gesù rispose loro: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio.

[30] Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo.

[31] Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio:

[32] Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi”.

[33] Udendo ciò, la folla era sbalordita per la sua dottrina.

La folla sbalordita per dei ragionamenti senza senso. Gesù, come al solito da risposte sfuggevoli, che sembrano avere un senso ma che se analizzate non portano a nessuna conclusione. Gesù dice che Dio è il dio dei vivi, e non dei morti, ma questo a quale conclusione dovrebbe portarci? Che i resuscitati non hanno Dio? Che esiste anche un Dio dei Morti? Oppure, contraddicendosi, che in realtà non esiste resurrezione, dato che i risorti non hanno Dio? La dottrina della resurrezione era di certo nuova in Palestina. Gli Ebrei seguivano una religione monoteista ma molto legata alla natura dell’essere umano, dunque non era mai stato avanzata l’ipotesi della resurrezione. Questo era un concetto molto più Ellenistico, e difatti come sappiamo, i vangeli stessi sono stati redatti durante il periodo Ellenistico, sotto forte influenza delle divinità Greche. Lo stesso Padre Celeste è una derivazione di Zeus, Padre degli Dei. Gesù quindi è portavoce di una dottrina strana, agli occhi degli Ebrei, ed è per questo che nel vangelo di Matteo, quello per gli Ebrei, fu inserito questo discorso esplicativo sul concetto di resurrezione.

[34] Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme

[35] e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:

[36] “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”.

[37] Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

[38] Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.

[39] E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Notiamo nuovamente che Gesù nomina i suoi comandamenti, e non quelli dettati da Dio a Mosè. Si presuppone che i dottori del tempio e della legge conoscessero la Torah e le leggi mosaiche, ma davanti ai nuovi rimaneggiamenti di esse da parte di Gesù non fanno una piega. In questo passo il dottore, invece di rispondere a Gesù “Ma non sono questi i comandamenti che ci ha dato Mosè!”, tace, e addirittura la sua figura sparisce di scena, quasi fosse soltanto un pretesto per ricordare ai lettori i nuovi comandamenti di Gesù.

[40] Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.

[41] Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro:

[42] “Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?”. Gli risposero: “Di Davide”.

[43] Ed egli a loro: “Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo:

[44] Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?

[45] Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?”.

[46] Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo.

Questa si che è una giusta analisi, da parte di Gesù, alla Bibbia. Peccato che questa sua delucidazione sul fatto che il Messia non è il figlio di Davide lo tolga automaticamente dalla lista di candidati a Messia. Come ricordiamo, Matteo nella sua natività ha dato a Gesù una discendenza dal Re Davide, e addirittura nel capitolo precedente abbiamo letto di come la folla lo osanna chiamandolo “il figlio di Davide”. Ma se, come dice lui stesso, il Messia non è figlio di Davide, allora perchè in più punti del Vangelo si cerca di dare a Gesù discenza da Re Davide? Solamente per far quadrare quelle varie citazioni delle profezie? Ma allora perchè poi far dire a Gesù che il Messia non è figlio di Davide? Le domande sarebbero troppe. Grazie a questo passo possiamo vedere quanto differenti tra loro fossero tutte le tradizioni orali dalle quali hanno poi preso vita i vari Vangeli.

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