[1] Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.

[2] E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

[3] Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Dal capitolo 16 abbiamo una versione del tutto nuova di Gesù. Prima persona umile, girava per i deserti, accoglieva le folle e predicava la venuta del Regno. Ora non è più Gesù, ora è il Figlio del Dio vivente, il Cristo.

[4] Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”.

[5] Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”.

Gesù non solo si mette a parlare con personaggi Biblici quali Mosè ed Elia, ma addirittura scende nella conversazione Dio in “persona”. Da notare il fatto che probabilmente Gesù stesse discutendo animosamente con Mosè, dato che la sua dottrina andava a completare le leggi Mosaiche e dunque a screditarle per la loro troppa semplicità, ma questa è solo una pignoleria personale.

[6] All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

[7] Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”.

[8] Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

[9] E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

Notare come Gesù sia tranquillo e sicuro di se in questo momento. Strano vederlo, durante la passione, mentre soffre per quello che lo attende. Ovvio che il suo lato umano rifiutava il compimento del suo destino, invece qui a parlare è il Gesù spirituale, il Cristo.

[10] Allora i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”.

[11] Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.

[12] Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.

[13] Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Anche se lo stesso Giovanni Battista si era rifiutato di farsi identificare in Elia, come si legge nel Vangelo secondo Giovanni.

[14] Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo

[15] che, gettatosi in ginocchio, gli disse: “Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua;

Questo passo non è ovviamente da prendere alla lettera. Cadere spesso nel fuoco e nell’acqua è un all’egoria che sta ad intendere di come il figlio di quest’uomo cambi idea molto facilmente, prima affiancandosi al fuoco e poi all’acqua.

[16] l’ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo”.

[17] E Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui”.

Ed increduli rimaniamo noi a sentire queste parole da Gesù. In tutta la sua dottrina di pace e amore, pronta ad aiutare il prossimo come se stesso, qui leggiamo di un Gesù stanco di questa gente incredula, un Gesù che non li sopporta più. Più si va avanti nei capitoli, più la figura di Gesù diventa enigmatica, ed a volte diversa da paragrafo a paragrafo.

[18] E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.

[19] Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”.

[20] Ed egli rispose: “Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

[21] Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”.

[22] Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini

[23] e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà”. Ed essi furono molto rattristati.

Continuano le profezie di Gesù su se stesso. Sempre sotto una forma molto risoluta, tranquilla e sicura di se.

[24] Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: “Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?”.

[25] Rispose: “Sì”. Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: “Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?”.

[26] Rispose: “Dagli estranei”. E Gesù: “Quindi i figli sono esenti.

[27] Ma perché non si scandalizzino, và al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te”.

Forse questa “Tassa per il tempio” si rifà alla nuova tassa imposta ne 6 DC per la riorganizzazione fiscale da parte di Augusto, ed imposta da Sulpicio Severo, tassa che sarà la scintilla che farà esplodere la rivolta di Giuda il Galileo e del suo compagno Saddoc. La vicende di Giuda il Galileo e di Gesù sembrano correre sullo stesso binario, però ognuna delle due non parla mai dell’altra. Nei Vangeli non si fa mai riferimento a rivolte e sommosse e in Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio non si fa mai riferimento agli avvenimenti Evangelici (escludendo il famoso passo, ormai interpolazione accertata dagli storici.). Proprio per portare alla vostra attenzione le similituduni tra la vicenda di Giuda il Galileo e i racconti del Vangelo, desidero concludere questo 17esimo capitolo con un passo di Antichità Giudaiche, lasciando a voi la sua analisi.

[…] Giuda non era un semplice bandito, bensì un dottore benestante se lo storico giudeo [Giuseppe Flavio stesso NdZ3RØ] asserisce che lui e un certo Saddoc, […] diedero inizio tra noi a una astrusa scuola di filosofia, e quando acquistarono una quantità di ammiratori, subito riempirono il corpo politico di tumulto e vi inserirono ancora i semi di quei torbidi che in seguito sopraffecero; e tutto avvenne per la novità di quella filosofia finora sconosciuta che ora descrivo. Il motivo per cui do questo breve resoconto è soprattutto perché lo zelo che Giuda e Saddoc ispirarono nella gioventù fu l’elemento della rovina della nostra causa.

(Antichità giudaiche, libro 18)

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