Capitolo 6

[1] Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.

Ovvero non fate cose meravigliose per farvi lodare ed osannare dal popolo, ma fatele per il loro buon significato. Strano però poi leggere di tutti i miracoli che Gesù faceva di fronte a folle sterminate. Addirittura nel Vangelo secondo Giovanni, nel primo capitolo, c’è un passo dove Gesù si bulla di quando gli dicono “Ma allra tu sei il Messia” e risponde con “E chi credevi che fossi, facendo queste cose?”

[2] Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

[3] Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,

[4] perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Gesù quindi predica una religione molto personale e segreta. Un culto da non rivelare a tutti altrimenti il Padre Celeste si adirerà. E’ difficile associare quest’immagine di un predicatore davanti a centinaia, di persone che urla a squarciagola, e questo comandamento della segretezza. Pare quasi capire da queste righe che questo nuovo culto non dovrebbe farsi notare troppo in giro, quasi che fosse un gruppo d’elite per pochi eletti. Capirete molto meglio la vera origine di questo capitolo 6 alla sua fine, per ora andiamo avanti

[5] Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

[6] Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Interessante notare anche come qui il discorso passi dal plurale al singolare ad ogni battuta, sempre più sottolineando l’importanza della segretezza del culto. Si incomincia a percepire che ci sia qualcosa di strano in questo capitolo.

[7] Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.

[8] Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.

[9] Voi dunque pregate così:
[CUT : il Padre Nostro]

[14] Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;

[15] ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

[16] E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

[17] Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,

[18] perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Questo Padre Celeste, che vede nel segreto, pare discostarsi molto dal Dio Biblico. E’ facile notare come questo Gesù stia predicando una dottrina del tutto nuova e molto diversa dagli insegnamenti della Torah e della Bibbia Ebraica. Risulta anche strana la scelta stilistica di questo capitolo che parte da una predicazione alle masse sulle leggi da completare e passa poi, usando il singolare, ad istruire il singolo individuo alla segretezza. Il segreto e il silenzio sembrano predominare in questa religione.

[19] Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;

[20] accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.

[21] Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

[22] La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce;

[23] ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

[24] Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.

Mammona deriva da una parola Aramaica che definisce il denaro, i soldi o più precisamente l’avarizia e la lussuria. Questo culto diventa ad ogni versetto sempre più personale, sempre più interiore e vuoli far si che le persone si distacchino dalle cose terrene per guardare e vivere solo per il Regno dei Cieli. Curioso notare come da “Temete e convertitevi, perchè il Regno dei Cieli è vicino” si sia passati ad una sequela di comandamenti spirituali per avere un posto in tribuna d’onore nel Regno del Padre.

[25] Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

[26] Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

[27] E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?

[28] E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.

[29] Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

[30] Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?

[31] Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

[32] Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

[33] Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

[34] Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

In pratica Dio vede e provvede. Ma solo a chi avrà il coraggio di lasciarsi tutto quanto alle spalle e riuscirà a trovare il Suo Regno. E’ altamente probabile, come sono convinti i critici moderni, che la prima stesura di questo vangelo non fosse altro che una raccolta di detti simili, inseriti poi nel contesto di una storia. Lo si capisce dalla struttura stilistica molto variabile. Prima ci hanno introdotto a tutto questo raccontando gli spostamenti di Gesù e il suo parlare ad una folla e poi, d’un tratto, il discorso è diventato molto personale, praticamente riferito al lettore direttamente. Risulta semplice dedurre che chi ha redatto il Vangelo abbia legato insieme vari scritti precedenti rivolti direttamente a chi li avrebbe letti, contornandoli con la storia di un personaggio. In pratica queste dottrine non avrebbero mai avuto potere sulle masse se non fossero state messe in bocca ad un simbolo adatto. Per questo motivo la corrente Paolina ha istituito l’immagine di Gesù, del Messia che i gruppi Zeloti stavano aspettando per sconfiggere i nemici d’Israele, per promulgare i suoi comandamenti e per contrastare le altre religioni, le quali avevano tutte un dio-uomo che ne faceva portavoce.

Capitolo 7

[1] Non giudicate, per non essere giudicati;

[CUT : seguono altri insegnamenti sul vivi e lascia vivere, fai agli altri quello che vorresti che sia fatto a te, perdona e sarai perdonato, etc..]

Se volete provare un esperimento carino, provate a leggere il Capitolo 5 e poi il Capitolo 7, saltando il 6. Noterete come il discorso non perda significato ne continuità, al contrario della lettura normale dove il Capitolo 6, con tutti i suoi concetti di segretezza, semrba inserito da un altro contesto.

[CUT : comoda la strada per la perdizione, stretta ed angusta la strada per la salvezza, solo pochi la troveranno, chi ascolta le mie parole è un uomo saggio, etc..]

[28] Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento:

[29] egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

Ecco di nuovo citati gli Scribi di chi ha autorità. In pratica viene detto che un semplice scriba che ricopia pagine e pagine non sarà mai come l’uomo che ha fatto nascere i concetti che vengono ricopiati.

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