Grande Aggiornamento! venerdì, Giu 29 2007 

Dopo un bel po’ di pausa, ho deciso di aggiornare il Blog andando a modificare le vecchie esegesi con le loro versioni definitive, portando migliorie soprattutto ai primi due Vangeli esaminati di Matteo e Marco.

 Ho preso questa decisione visto il costante flusso di visitatori che genera il Blog (che al momento è in viaggio verso i 30.000 contatti) e non voglio che le mie analisi vecchie e molto superficiali vadano a creare confusione nei ricercatori giovani.

 Il processo di aggiornamento sarà lungo ma potrete seguirne il processo tramite questo post, dove segnalerò a che punto sono arrivato.

Saluti Z3RØ

Chiedete e vi sarà dato martedì, Gen 23 2007 

Causa poco tempo a disposizione mi vedo costretto a non aggiornare il blog per questa settimana. Però di buttare via una settimana non mi va, quindi ho pensato di lasciare a voi la parola: avete dubbi? Domande specifiche a cui non ho risposto nelle mie analisi generiche? Richieste esegetiche particolari? Allora questo è il post giusto per voi!

Chiedete e vi sarà dato.

La Sintesi Sinottica : Giovanni Battista mercoledì, Gen 17 2007 

Nella sintesi di oggi parleremo di una figura molto intrigante, ma anche molto sottovalutata, del panorama Evangelico : Giovanni Battista.

Giovanni è una figura altamente importante nel cristianesimo delle origini, forse tanto quanto quella di Gesù, ma successivamente, vuoi per la riforma Paolina, vuoi per la focalizzazione del culto su Gesù, passò in secondo piano e rimase il “profeta mancato” che battezza il Cristo, diventando il battesimo stesso da pratica Essena a pratica Cristiana.
Ma se il battesimo era una pratica Essena, questo fa di Giovanni un Esseno?
Analizziamo le fonti, ovvero i nostri tre vangeli Sinottici:

Secondo Matteo

[1] In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea,
[2] dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”.
[4] Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico.

Secondo Marco

[4] si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

[5] Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

[6] Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico

Secondo Luca

[2] sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

[3] Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati,

Dunque Giovanni Battista si era ritirato nel deserto, vestiva di peli di cammello, si cibava di locuste e miele selvatico e praticava il Battesimo, o meglio, effettuava delle abluzioni. Tutte queste caratteristiche sembrano indicare, con ben pochi dubbi, che Giovanni fosse un Esseno: gli Esseni erano una comunità di eremiti che abitavano nel deserto, vestivano semplici vesti ricavate dalle pelli dei cammelli, vivevano mangiando quello che il deserto gli forniva (locuste e miele selvatico) e praticavano abluzioni per purificare il proprio spirito.
A differenza di Matteo e Marco, Luca ci presenta un Giovanni molto più approfondito, raccontandoci della sua nascita e facendo intendere che oltre ad un semplice Esseno era anche un Maestro, o Rabbi, conoscitore della Torah.
Possiamo quindi affermare che Giovanni era un Esseno, ed che era un Rabbi che probabilmente preparava i nuovi accoliti ad entrare nella comunità, insegnadogli le regole ed infine iniziandoli tramite la pratica del Battesimo. A questo punto però ci pare chiaro che Gesù fosse andato da Giovanni per entrare a far parte della loggia Essena, mosso da una qualche personale ricerca spirituale, e che in Giovanni abbia trovato un ottimo maestro di vita e amico.

Accadde qualcosa però, Giovanni fu catturato e probabilmente ucciso e Gesù fu costretto a fuggire dalla comunità Essena, essendo probabilmente molto connesso alla figura del Battista. Però Gesù non fuggi a mani vuote ma bensì “pieno di spirito santo”, o meglio, indottrinato sulle pratiche di quella comunità di eremiti.

Fu così che Gesù iniziò a predicare la sua personale visione della teologia Essena? Certamente questo può essere uno scenario plausibile ma sono troppe le domande a cui rispondere : perchè Giovanni fu arrestato? Perchè da Erode? Con quale accusa fu giustiziato?
La comunità Essena non era di certo scomoda alla famiglia Erodiana, era semplicemente un gruppo come lo erano i Farisei o i Suddacei, e dunque per quale motivo Giovanni Battista avrebbe dovuto rappresentare un pericolo da eliminare?
Secondo i Vangeli fu arrestato e giustiziato perchè predicava contro Erode Antipa, il quale aveva preso in moglie quella del suo fratello Filippo. Piuttosto irascibile questo Erode Antipa Evangelico, non trovate? Forse le cose non sono andate così, forse c’è dell’altro da dire su questa vicenda.

E se Giovanni fosse stato arrestato non da Erode, ma dai Romani? Se fosse stato giustiziato perchè coadiuvava il movimento Zelota che, secondo le ricostruzioni storiche tramite Giuseppe Flavio, si serviva degli accampamenti Esseni come basi operative? Se Gesù, quale figlio di Giuda il Galileo, fosse andato da Giovanni per stabilirsi col suo gruppo Zelota nel suo insediamento Esseno?
Anche questo scenario è plausibile, se non addirittura più plausibile del primo che abbiamo analizzato.

Paolo di Tarso : La mente, dietro al braccio degli Evangelisti lunedì, Gen 15 2007 

Paolo, o meglio Shaul/Saulo di Tarso (Shaul/Saulo in origine), secondo la tradizione, nasce a Tarso, in Cilicia, tra il 5 e il 10 d.C. Paolo è una figura misteriosa e contradditoria: misteriosa perchè sappiamo ben poco di lui come figura storica, e contradditoria perchè viene descritto come il più grande apostolo di Gesù pur sapendo, ormai, che Gesù non voleva assolutamente aprire la sua ideologia ai gentili, cosa che Paolo fece in netto contrasto con il messianismo giudaico. Canonizzato come San Paolo Apostolo, è relegato a figura marginale nel complesso narrativo Evangelico, apparendo solo negli Atti e nelle Epistole, mascherato da Apostolo per vocazione, quasi a nascondere il suo reale ruolo di ideatore e fondatore del Cristianesimo. Sempre secondo la tradizione, dopo innumerevoli viaggi per il Medio Oriente, predicando la lieta novella del Signore, morì martire a Roma nel 67, dopo due anni di prigionia.

Della sua vita abbiamo pochi dettagli provenienti da fonti non attendibili o addirittura sconosciute, che ci sono state fornite soprattutto dai Padri della Chiesa. In particolare San Girolamo ci riferisce che i suoi genitori erano originari della piccola città di Gischala in Galilea, il padre era commerciante di tende e che essi si trasferirono con il piccolo, a Tarso quando i Romani conquistarono la città. Tarso era a quel tempo una città cosmopolita, dove vi era una fiorente comunità ebraica e, come disposto prima da Marco Antonio e successivamente dall’imperatore Augusto, i suoi abitanti avevano il diritto di ottenere cittadinanza romana. Saulo, come tutti i veri ebrei, ereditò il mestiere del padre, ovvero commerciare tende (probabilmente tende per le legioni romane o comunque per i ricchi patrizi), e fu probabilmente  questo, unito al fatto di essere anche un benestante e colto cittadino romano sempre in viaggio per lavoro, ad averlo messo in contatto con molti ambienti, sia ebraici che greco-romani, e che quindi lo abbia invischiato nelle questioni giudaico-messianiche. E’ quindi possibile che i suoi famosi viaggi non siano stati fatti per una vocazione messianica, ma che piuttosto Saulo abbia approfittato della circostanza per svolgere anche un suo personale progetto politico-religioso, e quindi prettamente teocratico visto che politica e religione, nel mondo semitico, erano legati in modo indissolubile. Una volta entrato in contatto con il messianismo-giudaico, Paolo divenne sempre più legato ad esso, essendo fondamentalmente ebreo, ma sempre mantenendo un certo distacco dalla controparte rivoluzionaria del movimento. Oltre ad essere ebreo era anche cittadino Romano, e questa sua dualità fu la causa di un evento inaspettato: Paolo decise di esportare le teologie messianiche, rielaborandole, al mondo dei gentili. Paolo capì che il moviemento giudaico-messianico sarebbe stato definitivamente distrutto se le cose fossero continuate con quella forte condotta nazionalista e con l’esplicita convinzione che quella teologia fosse destinata solo e soltanto agli Ebrei. Fu questa la vera conversione di Paolo, che iniziò a modificare la dottrina messianica, costruendo un Gesù divinizzato molto più in sintonia con i Soter Ellenici, proprio per poter proporre la dottrina messianica, a lui cara in quanto Ebreo, ai cittadini Romani, a lui cari in quanto mercante e cittadino Romano egli stesso. Gli stessi Atti degli Apostoli, pur essendo stati redatti per promulgare il suo nuovo neo-cristianesimo, finiscono per mostrarci il grave conflitto che era in atto tra la corrente giudaica e la sua corrente riformista aperta anche ai gentili.

Usando le parole di David Donnini “Paolo preferì offrire un’alternativa all’idea della salvezza nazional-religiosa (questa fu la sostanza reale della sua conversione) e si adoperò per creare un messianismo più convincente di quello che, pur solleticando l’orgoglio etnico, che è il tratto distintivo di ogni ebreo, metteva tutti quanti di fronte al timore (poi confermato dalle vicende della guerra degli anni 66-70) che i romani ricorressero alla soluzione definitiva e che Israele precipitasse nella più sventurata delle catastrofi”

Donnini continua spiegandoci che questa riforma di Paolo, ai danni del messianismo giudaico, ha portato alla nascita del Cristianesimo come lo vediamo oggi. Il Gesù divino, apolitico e pacifista, la colpevolezza degli Ebrei per la sua morte, l’eucarestia, la resurrezione, e via dicendo, sono tutte dottrine inserite da Paolo nella sua nuova catechese de-giudaizzante aperta ai Gentili. Difatti ogni cristiano crede fermamente nella tradizionale immagine evangelica di un Gesù che predica amore, pace, perdono, non violenza, e considerano la vicenda del processo, della condanna e della esecuzione romana mediante crocifissione come un clamoroso equivoco giudiziario, da cui Pilato, vittima dei raggiri dei sacerdoti del tempio, esce praticamente scagionato, e con lui tutti i romani. Quando leggiamo i Vangeli non abbiamo davanti agli occhi l’immagine storica di Gesù Cristo, bensì l’immagine costruita artificialmente dalla revisione paolina come base della catechesi neocristiana. I Vangeli sono il manifesto antimessianista che ci mostra, non le idee di Gesù, ma le idee di Paolo e dei suoi seguaci, ovverosia di colui che è stato fra i nemici più accaniti del Cristo storico e che non si è affatto convertito ma che, in un secondo tempo, ha convertito l’ideale di Cristo, appartenente al pensiero giudaico più radicale, in una filosofia extragiudaica.

Tornando a Paolo come figura storica, la sua stessa morte come martire è ormai diventata storicamente inaccettabile. Uno studio storiografico degli atti degli apostoli ha portato alla luce fatti molto interessanti ed ha permesso di ricostruire un quadro della vita di Paolo molto più attendibile, come descritto da questo estratto di Wikipedia:

Durante i suoi viaggi, Paolo di Tarso aveva fatto tappa nelle città di Filippi e Salonicco, in entrambe le località rimediando l’accusa di esercizio della magia da parte dei capi delle comunità ebraiche alle autorità romane, le quali non dettero seguito alla denuncia. Anche a Corinto, venne portato in giudizio da Sostene, capo della comunità israelita corinzia, per rispondere delle accuse di “religione non permessa”. Infatti i culti doveveno essere riconosciuti dai Romani per essere “legali” ed il suo neo-cristianesimo non rientrava in questa lista: dicevano infatti «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge» (At 18,13). Il proconsole Junio Anneo Gallio si rifiutò di procedere ritenendo che la giustizia romana non fosse interessata a questioni puramente religiose (At 18,12-17). Gli Atti aggiungono che il capo della sinagoga venne malmenato dal popolo che reclamava attenzione: «Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.» (At 18,17). Forte della protezione delle leggi di Roma, Paolo era tornato a Gerusalemme nel 58 e, contro il parere dei capi della comunità cristiana, si era recato nel tempio ebraico per predicare, scatenando la prevedibile reazione degli ebrei. Paolo sarebbe stato, quindi, non arrestato, ma salvato a stento dalla lapidazione dal pronto intervento dei soldati romani, agli ordini del tribuno Claudio Lissa, i quali portarono al sicuro l’apostolo, incalzati dalla folla inferocita che gridava «ammazzalo, ammazzalo!». Il racconto degli Atti degli Apostoli parla sì di arresto, ma fa chiaramente intendere che fu in effetti un salvataggio in extremis (At 21,27-36).

Il tribuno Lissa convocò il sinedrio, ma non si ritenne in grado di prendere una decisione. Tuttavia, avuta notizia che si stava preparando un colpo di mano per eliminare Paolo, probabilmente allo scopo di evitare altri disordini, lo fece accompagnare con una scorta di protezione (duecento fanti, duecento arcieri e settanta cavalieri) a Cesarea, sede del governatore Antonio Felice e della più importante guarnigione romana in Giudea. Anche il governatore rimandò la decisione, ma fece restare Paolo all’interno del castrum in “custodia militaris“, ovvero sotto protezione. Secondo l’ordinamento Romano, la custodia militaris era una misura ben diversa dalla “custodia publica” (ovvero l’arresto) e lasciava la possibilità al “custodito”, di ricevere chiunque volesse e condurre una vita pressoché normale, certo con il divieto di lasciare la città. Ma, è facile dedurre, che in tale situazione Paolo neppure si sarebbe sognato di contravvenire al divieto. Rimase in questa condizione per due anni. Ad una sola settimana dal suo insediamento, il nuovo governatore decise di risolvere la situazione riconvocando il sinedrio e, ascoltata la richiesta di condanna a morte, esternò la propria incompetenza giuridica: «Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche malvagia azione, io vi ascolterei come di ragione, o Ebrei. Ma si tratta di discussioni su una parola, su dei nomi e sulla vostra legge: io non voglio dover giudicare di cose come queste.»(At 25, 18-20; 18, 14-15)

In teoria aveva dato ragione a Paolo, ma in pratica la liberazione l’avrebbe esposto alla vendetta dei Giudei. D’altro canto mantenerlo all’infinito in “custodia militaris” significava ammettere implicitamente l’inefficacia dell’autorità di Roma. A trarre d’impaccio il governatore è Paolo stesso che, nella sua qualità di cittadino romano si appella al giudizio dell’imperatore Nerone. Occorre precisare che, pochi anni prima (57), Paolo aveva definito l’imperatore “autorità istituita da Dio”, raccomandandone l’obbedienza ai cristiani dell’Urbe (Paolo, Epistola ai Romani 13,1-2). L’apostolo viene dunque imbarcato nel porto militare di Cesarea e scortato a Roma dal centurione Giulio. Qui giunto nel 60, in attesa del giudizio imperiale viene posto agli “arresti domiciliari”, da dove tuttavia poté predicare in assoluta libertà e senza ostacoli (Atti degli apostoli 21, 27-36). Infine, nel 62, venne giudicato dal tribunale di Roma presieduto dal prefectus urbis Afranio Burro, stretto consigliere di Nerone, ed assolto.

 

Abile manipolatore della storia? Padre mistificatore del cristianesimo? Salvatore di una teologia destinata a scomparire a causa del suo zelo nazionalista? La vera faccia di Paolo di Tarso non verrà mai alla luce, e ancora meno le sue reali motivazioni nell’aver reinventato il messianismo giudaico. La tradizione ci passa l’immagine di un omino storpio, in preda a crisi epilettiche tramite le quali avrebbe “visto Gesù comandargli di portare il suo Vangelo nel mondo intero”, mentre la storia ci propone una persona molto più calcolatrice e dedita al profitto, quale un mercante Ebreo/Romano avrebbe potuto essere.

Fatto sta che oggi, aprendo il Vangelo, non leggiamo di Gesù, ma leggiamo le idee di Paolo, belle o brutte che siano. Una sola domanda rimane : è giusto mentire e mistificare per perseguire un ideale, seppure di pace e amore?

Prossimamente su Biblia giovedì, Gen 11 2007 

Ne abbiamo sempre parlato, facciamo distinzione tra il suo neo-cristianesimo e il messianismo delle origini, e lo indichiamo come vero ideatore della riforma religiosa giudaica aperta anche ai gentili, ma chi era questo Paolo di Tarso?

In previsione del 25 gennaio, data della sua conversione secondo la tradizione, ho deciso di redarre un corposo articolo su questo misterioso personaggio del panorama del Cristianesimo delle origini, e per questo motivo mi scuso del probabile mancato aggiornamento del Blog sino a lunedì 15.

Un saluto a tutti, a risentirci presto.

La Sintesi Sinottica martedì, Gen 9 2007 

Inizia con oggi una serie di articoli atti a proporre a voi lettori una sintesi dei tre vangeli sinottici. Questa Sintesi Sinottica ci servirà per esaminare in modo unitario i tre Vangeli e cercare di dividere la pura catechesi dai pochi dati storici che ci permetteranno di risalire alla vera figura storica di Gesù. Altro scopo di questi articoli, che cercherò di tenere il più costanti possibili, è quello di instaurare anche un dialogo con voi, sentitevi quindi pure liberi di commentarli esponendo le vostre ipotesi e i vostri ragionamenti.

Iniziamo da quello cha abbiamo appreso sulla Natività

Secondo Matteo, Gesù è nato intorno al 6 AC a Betlemme, città di residenza dei suoi genitori Giuseppe e Maria. Appena dopo il parto la famiglia si trasferì in Egitto, per sfuggire al re Erode il Grande che temeva la venuta di un discendente della stirpe di Davide che avrebbe preteso il trono d’Israele. La famiglia rimase in Egitto fino alla morte di Re Erode, ovvero al 4 AC, e poi ritornò in Palestina prendendo come residenza Nazareth.

Secondo Luca, invece, Gesù è nato nel 6 o 7 DC, durante il censimento della Giudea, annessa alla Siria, sempre in quella Betlemme che per l’occasione fu trasformata in città del Censimento. A differenza di Matteo, in Luca Giuseppe e Maria erano già residenti a Nazareth. L’infanzia del Gesù Lucano non è disturbata da fughe o tentati omicidi, e passa in maniera del tutto tranquilla.

La domanda che dobbiamo porci è: perchè due natività così differenti ? Possibile che la Chiesa di Roma, alla scelta dei 4 vangeli canonici, non si sia accorta della terribile incongruenza delle due natività? Oppure all’epoca la scelta fu fatta per un motivo preciso, con uno scopo?
La risposta la si trova analizzando più dettagliatamente le due natività. Quella di Matteo ci presenta un teatro prettamente giudaico, con il loro re più conosciuto all’epoca, ovvero Erode il Grande, e con l’influenza del vicino popolo Persiano sotto forma della visita dei Magi. Matteo ci propone una natività coadiuvata dalla presenza di presunte profezie bibliche, che identificano Gesù nel messia atteso dagli Ebrei. Ma se lo scopo del nuovo cristianesimo di Paolo di Tarso era quello di distaccarsi dalla corrente Giudeo-Messianica, allora perchè attaccarsi alle loro profezie e ad un contesto Giudaico per presentare la nascita del suo personale Gesù? E’ presto detto, proprio per poter presentare a quegli Ebrei che fossero stati interessati alla sua nuova dottrina, un Messia in linea con le loro profezie ma differente poi nei concetti teologici. Quindi potremmo parlare di un Gesù molto più Giudaico.

Dal lato opposto la natività di Luca ci presenta personaggi ed ambientazioni molto più Pubblicane, e quindi Romane. Gesù nasce in un contesto Romano, durante un censimento ufficiale richiesto dall’imperatore Augusto, non ha contatti con altre comunità come nel caso dei Magi, e non ci sono nemici che tramano la sua morte, ma al contrario viene fatto crescere in un ambiente pacifico creato indirettamente dal Censimento della Giudea (cosa che sappiamo essere falsa, dato che quel censimento fu proprio la scintilla che scatenò l’ultima fase delle Guerre Giudaiche contro Roma). Quello di Luca è un Vangelo tardo, scritto e completato quando ormai il neo-cristianesimo di Paolo di Tarso aveva già preso piede anche nel resto dell’impero Romano e dunque fu quello più sostenuto dalla causa neo-cristiana, assimilando i concetti dei primi due, Matteo e Marco, correggendoli e ricostruendoli in una chiave molto più adatta ad un Occidentale qualsiasi, come del resto è quell’Illustre Teofilo a cui l’intera opera è dedicata.

Alla luce di queste semplici analisi possiamo quindi affermare che le due natività Evangeliche sono tutt’altro che testimonianze storiche di presunti testimoni oculari, ma bensì sono catechesi pura scritta appositamente per una tipologia specifica di pubblico, Giudaico per Matteo e Pubblicano per Luca.

Dobbiamo quindi, per forza di cose, escludere dalla nostra ricerca storica queste Natività, in quanto nessuna delle due può esserci d’aiuto per identificare la vera persona dietro al personaggio di Gesù.

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 24 lunedì, Gen 8 2007 

[1] Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato.

Il primo giorno dopo il sabato non può essere che la domenica, di buon mattino. Quindi, giusto per mettere i puntini sulle “i” sulla questione “dopo quanti giorni è risorto Gesù”, facciamo un piccolo riassunto tramite i dati di tutti e 3 i sinottici:

Venerdì ore 12:00 – Gesù viene crocifisso
Venerdì ore 15:00 – Gesù muore
Sabato ore 06:00 circa – Gesù viene deposto dalla corce e sepolto (a 15 ore dalla morte)
Domenica ora imprecisata – Gesù risorge (a massimo 38 ore dalla morte)

38 ore circa, escludendo il fatto che dalle 6 di Sabato mattina non abbiamo più notizie degli eventi al sepolcro e che quindi non possiamo sapere quando effettivamente sia avvenuta la resurrezione. 38 ore sono meno di 2 giorni.

[2] Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro;

[CUT: le donne corrono a dirlo ai discepoli ma solo Pietro va a controllare rimanendo stupito]

[13] Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,

[14] e conversavano di tutto quello che era accaduto.

[CUT: Gesù si avvicina a loro, ma non lo riconoscono, e vedendoli tristi gli chiede che cos’abbiano. Uno di loro risponde che hanno crocifisso Gesù e che…]

[21] Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.

Notiamo come la speranza fosse che Gesù liberasse Israele. Una frase più chiara di così non saprei dove trovarla, per far notare quanto questi Vangeli siano in realtà la trascrizione teologica dei veri avvenimenti storici di rivolta contro Roma che nei primi anni del primo secolo sconvolsero la Palestina.

[CUT: Gesù risorto rimane con loro sino a cena e poi, spezzando il pane e benedicendoli, si fa riconoscere, ma sparisce subito dopo]

[32] Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.

[33] E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,

[34] i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.

[CUT: Gesù appare in mezzo a loro e dice:]

[46] “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno

[47] e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

[48] Di questo voi siete testimoni.

E così, al contrario di quanto aveva predicato in vita, ora Gesù dice che la conversione e il perdono andranno predicati a tutte le Genti, a partire da Gerusalemme. In ogni caso Luca è molto più sottile nel dire che il Vangelo è per tutte le genti, rispetto agli altri sinottici. Il fatto che Luca sia quel poco diverso che basta è da ricercare nel fatto che questo Vangelo è una sorta di revisione e correzione dei primi due, prende le parti più plausibili di Matteo e Marco, le corregge e le espone in modo più fluido e leggibile.

[49] E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”.

[50] Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.

[51] Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.

[52] Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia;

[53] e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Termine del Vangelo secondo Luca e dell’analisi dei tre vangeli Sinottici.

Il Vangelo secondo Luca : capitolo 23 lunedì, Gen 8 2007 

[1] Tutta l’assemblea si alzò, lo condussero da Pilato [2] e cominciarono ad accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”.

Ed ecco come tutto d’un tratto l’accusa di Gesù si trasforma da quella di essersi dichiarato Figlio di Dio, a quella di essersi dichiarato il Cristo Re, sobillatore del popolo contro Roma. Forse il titolo Figlio di Dio e Cristo possono essere confusi, ma non sono affatto la stessa cosa. il Cristo, l’Unto, il Messia non è per forza il Figlio di Dio, è un prescelto, è un predestinato al titolo di Re. Ogni Re Biblico era un Messia, ma non per questo un Figlio di DIo.

[3] Pilato lo interrogò: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. [4] Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: “Non trovo nessuna colpa in quest’uomo”.

La sommarietà di come è trascritto questo processo fa capire di come sia stato completamente inventato. Dopo una semplice domanda diretta, con una risposta del tutto non esauriente, Pilato afferma di non trovare nessuna colpa in quell’uomo. Il voler a tutti costi togliere la colpa della morte di Gesù ai Romani sta diventando ridicola, facendo apparire Pilato un placido agnello, quando invece, leggendo Giuseppe Flavio e conoscendo la sua storia, sappiamo che era un crudele Prefetto Romano che fu addirittura destituito dalla carica in Palestina per la sua troppa brutalità e fu mandato in Gallia.

[5] Ma essi insistevano: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui”. [6] Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo

[7] e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

Fatto ancora più assurdo. Erode non aveva nessuna giurisdizione, era un Tetrarca, era stato istituito da Roma a dirigere una porzione di Palestina e dunque non aveva nessun potere legislativo sulla questione di un rivoltoso contro Roma.

[8] Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui.

Ovviamente qui si sta parlando di Erode Antipa, figlio di quell’Erode il Grande che, secondo la natività di Matteo, voleva Gesù morto.

[9] Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. [10] C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza.

[11] Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato.

[12] In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c’era stata inimicizia tra loro.

[13] Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo,

[14] disse: “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate;

[15] e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte.

[16] Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”.

[17] .

[18] Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”.

[19] Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.

Su Barabba non mi soffermerò più di tanto, andate pure a rileggere l’articolo su di lui sotto la categoria Ricerca Storica.

[20] Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. [21] Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”.

[22] Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”.

[23] Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano.

[24] Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita.

E così facendo Luca distrugge del tutto la figura di Pilato, facendolo passare per un fantoccio alla mercè della folla

[25] Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

Da notare che, almeno in Luca, non viene più detto che era pratica di Pilato rilasciare un carcerato durante le feste, anche se la cosa peggiora la figura di Pilato che non solo fa crocifiggere un uomo che lui non ha trovato colpevole, ma ne rilascia un altro colpevole di omicidio solo perchè gliel’ha chiesto la folla a gran voce. Tutto ciò è anacronistico, inammissibile e del tutto lontano alla vera figura di Pilato, nonchè ai veri avvenimenti.

[26] Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. [27] Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.

[28] Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.

[29] Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.

[30] Allora cominceranno a dire ai monti:
Cadete su di noi!
e ai colli:
Copriteci!

[31] Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”.

Sempre e solo in Luca vediamo come non sono gli stessi Ebrei ad auto-maledirsi in coro, ma è Gesù che gli fa notare che quello che hanno fatto a lui si ripercuoterà su di loro e sui loro figli.

[32] Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. [33] Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra.

[34] Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

[35] Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”.

[36] Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano:

[37] “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”.

[38] C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

Dunque Gesù è crocifisso con l’accusa di essere il Re dei Giudei, ovvero il Cristo, Messia di Israele, sovversivo e rivoluzionario contro Roma

[39] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. [40] Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?

[41] Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”.

[42] E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

[43] Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

[44] Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.

Ovviamente, di questo evento, non vi è traccia in nessuno degli annali o cronache dell’epoca.

[45] Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. [46] Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

Sempre e solo in Luca sparisce anche la frase di Gesù “dio, perchè mi hai abbandonato” sostituita da “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Si capisce di come il testo di Luca sia molto più moderno rispetto a quello di Matteo e soprattutto a quello di Marco, sembra infatti una versione riveduta e corretta dei due.

[47] Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo era giusto”.

Poco probabile che un centurione romano si fosse messo a glorificare Dio, anche perchè la religione Ebraica era strettamente riservata ai circoncisi, e non veniva accettato nessun pagano in essa.

[48] Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. [49] Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.

[50] C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta.

[51] Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio.

Di Arimatèa, come di altre città Evangeliche, non abbiamo traccia.

[52] Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. [53] Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto.

[54] Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato.

[55] Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù,

[56] poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Era dunque un venerdì il giorno della morte di Gesù e quello stesso Venerdì sera venne deposto dalla croce e portato al sepolcro, in quanto “le prime luci del Sabato” sono da intendere come le stelle del nostro Venerdì sera, dato che per gli Ebrei il nuovo giorno iniziava alla sera.

Il Vangelo secondo Luca : Capitolo 22 venerdì, Gen 5 2007 

[1] Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua,

[2] e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo.

I Sommi sacerdoti temevano il popolo. Per quale motivo? Forse perchè gli insegnamenti di questo Gesù avrebbe allontanato il popolo da loro? O lo temevano per paura che si rivoltassero contro di loro in modo violento?

[3] Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici.

Abbiamo già visto di come con Satana venga inteso l’Impero Romano, quindi Giuda tradì Gesù e i suoi uomini per via di Roma. Possiamo ricostruire un quadro storico dove uno, o più, degli uomini assoldati dal Cristo si ribellò a lui e lo tradì vendendolo ai romani. Però nel Vangelo nasce un problema: non è possibile mostrare Giuda che consegna Gesù ai Romani perchè questo farebbe di Gesù un rivoluzionario in lotta contro Roma (unico motivo per cui Roma lo avrebbe crocifisso) e avrebbe incolpato proprio i Romani della sua morte, cosa da evitare assolutamente in quanto il nuovo Cristianesimo di Paolo di Tarso doveva proprio mettere radici nel popolo Romano. Che fare quindi? Questo lo sappiamo tutti benissimo:

[4] Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani.

[5] Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro.

[6] Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla.

E così Giuda viene mandato non dai Romani ma dai Sommi Sacerdoti, accordandosi in modo tale da consegnarglielo mentre non era “nascosto dalla folla”, che può essere benissimo interpretato anche con “mentre non era insieme ai suoi uomini/esercito/seguaci”

[7] Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua.

[8] Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare”.

[9] Gli chiesero: “Dove vuoi che la prepariamo?”.

[10] Ed egli rispose: “Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà

[11] e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?

[12] Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate”.

[13] Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto e prepararono la Pasqua.

Di nuovo ci viene mostrato come Gesù avesse degli agganci in città, in modo tale da muoversi con sicurezza al suo interno. Da notare poi che Gesù non va mai per primo in una città, ma manda sempre i suoi discepoli a predisporre tutto per poi raggiungerli, scortato (“Preparate per noi la Pasqua” e non “per me”), in un secondo momento.

[14] Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui,

[15] e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione,

[16] poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”.

[17] E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi,

[18] poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”.

[19] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”.

[20] Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

Ed eccoci all’istituzione dell’Eucarestia, pratica dove i fedeli “mangiano” la propria divinità. Dovremmo soffermarci a ragionare su un dettaglio però: una richiesta del genere da parte di un Ebreo ad altri Ebrei avrebbe scaturito uno scandalo immenso, è dunque poco probabile che questo discorso sia rialmente avvenuto, anche tenendo conto che Gesù e i suoi erano una setta religiosa particolare.

[21] “Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola.

[22] Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!”.

Qui invece abbiamo il paradosso del libero arbitrio, che vi ripropongo: Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma per andarsene deve per forza essere tradito da Giuda, eppure Gesù dice “guai a quell’uomo dal quale è tradito!” come se avesse una colpa. Se Giuda doveva tradire per forza Gesù, affinche egli adempisse a quanto era stato stabilito, allora non può avere nessuna colpa.

[23] Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.

[24] Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande.

In Luca la discussione di chi di loro poteva essere il più grande viene inserita nel contesto della Pasqua, a differenza di Marco e Matteo che la mettono durante il viaggio verso Gerusalemme.

[25] Egli disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori.

[26] Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve.

[27] Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

[28] Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;

[29] e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me,

[30] perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

Come possiamo leggere, il piano di Gesù non è certo rivolto al mondo intero ma ad Israele soltanto, e lo sottolinea dicendo che i Dodici siederanno al trono (di Israele) con lui, a giudicare le Dodici tribù che lo compongono.

[CUT: Pietro mi rinnegherai 3 volte prima che il gallo canti]

[35] Poi disse: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?”. Risposero: “Nulla”.

[36] Ed egli soggiunse: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una.

Ed ecco che Gesù prepara i suoi uomini, affinchè siano pronti ad affrontare ciò che gli aspetta, ovvero lo scontro con i Romani a Gerusalemme.

[37] Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”.

[38] Ed essi dissero: “Signore, ecco qui due spade”. Ma egli rispose “Basta!”.

Il botta e risposta del versetto 38 è molto misterioso, non si capisce per quale motivo Gesù abbia risposto “Basta!” alla vista di due sole spade, spade che lui stesso aveva detto di andare a acquistare.

[39] Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono.

[CUT: Gesù prega il Signore che gli venga tolta la sua missione, ma tuttavia dice di fare la sua volontà e non la propria]

[46] E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”.

[47] Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo.

Anche in Luca viene di nuovo sottolineato che Giuda era uno dei Dodici, come se l’autore si fosse dimenticato che aveva già precisato questo dettaglio all’inizio del capitolo

[48] Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”.

[49] Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”.

[50] E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro.

[51] Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l’orecchio, lo guarì.

[52] Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante?

[53] Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”.

la frase “impero delle tenebre” è piuttosto unica nel contesto Evangelico, questo perchè Luca è molto più romanzato e ricco di parafrasi rispetto agli altri sinottici. Fatto sta che Gesù viene catturato dalle guardie del Sinedrio, pur facendo notare egli stesso che era stato al Tempio ogni giorno ma che non l’avevano arrestato allora, per un motivo che probabilmente sfugge pure a lui. In realtà questo arresto è così strambo e singolare, proprio perchè non è mai avvenuto, e Giovanni ci darà un dettaglio fondamentale per capire cosa accadde veramente.

[54] Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.

[55] Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro.

[56] Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”.

[57] Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”.

[58] Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”.

[59] Passata circa un’ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”.

Un Galileo. Ricordate chi erano i Galilei? Esatto, erano i briganti rivoluzionari nati da quel Giuda il Galileo, erano i sovversivi contro il potere di Roma in Palestina. E’ piuttosto curioso che a Pietro venga assegnato il titolo di Galileo piuttosto che di predicatore o di placido discepolo del buon maestro.

[60] Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò.

[61] Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”.

[CUT: Gesù viene schernito e percosso]

[66] Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero:

[67] “Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete;

[68] se vi interrogo, non mi risponderete.

[69] Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”.

[70] Allora tutti esclamarono: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “Lo dite voi stessi: io lo sono”.

[71] Risposero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”.

A questo punto viene da chiedersi, ma se gli Ebrei aspettavano il messia, il Cristo, perchè ucciderlo invece di esultare ed accoglierlo? Teologicamente sappiamo che il tutto si riduce ad uno squallido “non l’hanno riconosciuto, come non hanno riconosciuto Elia e i profeti” ma la realtà è che il messia, guerriero unto del Signore che combatte contro i nemici di Israele, non fu mai processato dal sinedrio e dai sacerdoti, ma catturato dai Romani, processato dai Romani e crocifisso dai Romani.

Speciale Epifania giovedì, Gen 4 2007 

Il termine Epifania deriva dal greco epifaneia, che letteralmente significa manifestazione. Originariamente i Greci usavano il termine epifaneia per indicare la manifestazione del divino, sia questo una divinità vera e propria oppure i prodigi da essa compiuta. Data questa correlazione tra il termine epifaneia e il divino è stato impossibile per i redattori dei Vangeli non utilizzarlo per indicare la manifestazione di Gesù come divinità, durante il battesimo nel Giordano. Infatti, nel linguaggio contemporaneo epifaneia, traslitterato poi in Epifania, sta ad indicare l’Epifania del Signore, la festa che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale.

L’uso di Epifania come festa cristiana appare non prima del III secolo e da subito diventa una celebrazione confusa: alcuni festeggiano la nascita vera e propria di Gesù, in quanto le natività di Luca e di Matteo non erano ancora state redatte e dunque la storia di Gesù partiva dal suo battesimo nel giordano, altri collegarono la data al primo miracolo di Gesù, e quindi sempre ad una sua manifestazione come divinità, ed infine subentrate le natività, l’adorazione da parte dei Re Magi che ha il significato di manifestazione di Gesù ai pagani. Questa confusione della festa perdura anche oggi, in quanto i Cristiani orientali associano all’Epifania il suo significato più originale, ovvero il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre i cristiani occidentali ormai associano la data alla sola venuta dei Magi.

Nella cultura occidentale vengono addirittura attribuiti ai Magi i nomi di Melchiorre, Gasparre e Baldassare e vengono, ovviamente, identificati nel numero di 3, anche se il Vangelo di Matteo non specifica affatto quanti essi fossero. Il numero 3, oltre ad avere tutti i suoi significati esoterici, fu scelto per via dei doni che i Magi portarono, ovvero oro, incenso e mirra. Non possiamo sapere con certezza chi introdusse la figura dei Re Magi e chi decise i loro nomi, fatto sta che a seconda della zona dove ci spostiamo la comunità cristiana che troviamo li identifica in tre personaggi e gli da 3 nomi secondo la propria cultura, ad esempio Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope oppure Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph per la Comunità Cristiana della Siria.

Nelle chiese ortodosse, invece, la data è direttamente associata alla nascita biologica di Gesù, facendo diventare il 6 gennaio una sorta di Natale.

Ma vi starete chiedendo, e la Befana? La Befana è una figura folkloristica nata dall’unione del termine Epifania, dal quale deriva Befana, e dalla probabile tradizione “pagana” della festa dell’inizio dell’anno, dove la Befana simboleggiava l’anno passato, ormai vecchio, che lascia il posto all’anno nuvo. Il fatto che venga tradizionalmente ricordata come una vecchia che porta doni è invece da ricercare nella leggenda nata dal racconto dei Magi, dove questi, non sapendo bene dove trovare Gesù, chiesero informazioni ad un anziana signora che però non volle seguirli per portare altri doni. Più tardi, pentitasi, prese tutti i dolci che trovò in casa ed uscì per raggiungerli ma non riuscì a trovarli, e allora si fermò in ogni casa del paese per dare dei dolci ai bambini che trovava.

In sintesi queste sono le origini della festa dell’Epifania, che tutte le feste si porta via, che in un mix particolare di festività pagane e festività cristiane è arrivata sino ad oggi con un significato tutto nuovo, ben lontano sia da Gesù che dall’anno passato, diventando una festa per tutti i bambini.
E allora festeggiate con me l’Epifania nel modo che un po’ tutti conosciamo, recitando una filastrocca dedicata alla sua protagonista:

La Befana vien di notte

Con le scarpe tutte rotte

Con le toppe alla sottana

Viva, Viva, la Befana!

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