Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 17 Martedì, Lug 25 2006 

[1] Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.

[2] E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

[3] Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Dal capitolo 16 abbiamo una versione del tutto nuova di Gesù. Prima persona umile, girava per i deserti, accoglieva le folle e predicava la venuta del Regno. Ora non è più Gesù, ora è il Figlio del Dio vivente, il Cristo.

[4] Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”.

[5] Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”.

Gesù non solo si mette a parlare con personaggi Biblici quali Mosè ed Elia, ma addirittura scende nella conversazione Dio in “persona”. Da notare il fatto che probabilmente Gesù stesse discutendo animosamente con Mosè, dato che la sua dottrina andava a completare le leggi Mosaiche e dunque a screditarle per la loro troppa semplicità, ma questa è solo una pignoleria personale.

[6] All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

[7] Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”.

[8] Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

[9] E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

Notare come Gesù sia tranquillo e sicuro di se in questo momento. Strano vederlo, durante la passione, mentre soffre per quello che lo attende. Ovvio che il suo lato umano rifiutava il compimento del suo destino, invece qui a parlare è il Gesù spirituale, il Cristo.

[10] Allora i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”.

[11] Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.

[12] Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.

[13] Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Anche se lo stesso Giovanni Battista si era rifiutato di farsi identificare in Elia, come si legge nel Vangelo secondo Giovanni.

[14] Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo

[15] che, gettatosi in ginocchio, gli disse: “Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua;

Questo passo non è ovviamente da prendere alla lettera. Cadere spesso nel fuoco e nell’acqua è un all’egoria che sta ad intendere di come il figlio di quest’uomo cambi idea molto facilmente, prima affiancandosi al fuoco e poi all’acqua.

[16] l’ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo”.

[17] E Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui”.

Ed increduli rimaniamo noi a sentire queste parole da Gesù. In tutta la sua dottrina di pace e amore, pronta ad aiutare il prossimo come se stesso, qui leggiamo di un Gesù stanco di questa gente incredula, un Gesù che non li sopporta più. Più si va avanti nei capitoli, più la figura di Gesù diventa enigmatica, ed a volte diversa da paragrafo a paragrafo.

[18] E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.

[19] Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”.

[20] Ed egli rispose: “Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

[21] Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”.

[22] Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini

[23] e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà”. Ed essi furono molto rattristati.

Continuano le profezie di Gesù su se stesso. Sempre sotto una forma molto risoluta, tranquilla e sicura di se.

[24] Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: “Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?”.

[25] Rispose: “Sì”. Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: “Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?”.

[26] Rispose: “Dagli estranei”. E Gesù: “Quindi i figli sono esenti.

[27] Ma perché non si scandalizzino, và al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te”.

Forse questa “Tassa per il tempio” si rifà alla nuova tassa imposta ne 6 DC per la riorganizzazione fiscale da parte di Augusto, ed imposta da Sulpicio Severo, tassa che sarà la scintilla che farà esplodere la rivolta di Giuda il Galileo e del suo compagno Saddoc. La vicende di Giuda il Galileo e di Gesù sembrano correre sullo stesso binario, però ognuna delle due non parla mai dell’altra. Nei Vangeli non si fa mai riferimento a rivolte e sommosse e in Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio non si fa mai riferimento agli avvenimenti Evangelici (escludendo il famoso passo, ormai interpolazione accertata dagli storici.). Proprio per portare alla vostra attenzione le similituduni tra la vicenda di Giuda il Galileo e i racconti del Vangelo, desidero concludere questo 17esimo capitolo con un passo di Antichità Giudaiche, lasciando a voi la sua analisi.

[...] Giuda non era un semplice bandito, bensì un dottore benestante se lo storico giudeo [Giuseppe Flavio stesso NdZ3RØ] asserisce che lui e un certo Saddoc, […] diedero inizio tra noi a una astrusa scuola di filosofia, e quando acquistarono una quantità di ammiratori, subito riempirono il corpo politico di tumulto e vi inserirono ancora i semi di quei torbidi che in seguito sopraffecero; e tutto avvenne per la novità di quella filosofia finora sconosciuta che ora descrivo. Il motivo per cui do questo breve resoconto è soprattutto perché lo zelo che Giuda e Saddoc ispirarono nella gioventù fu l’elemento della rovina della nostra causa.

(Antichità giudaiche, libro 18)

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 16 Martedì, Lug 25 2006 

[1] I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo.

[2] Ma egli rispose: “Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia;

[3] e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?

[4] Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona”. E lasciatili, se ne andò.

Di nuovo la richiesta da parte dei Farisei di un segno dal cielo, e di nuovo la risposta con la citazione di Giona da parte di Gesù. Incominciamo a notare nel vangelo alcune ripetizioni, come la precedente seconda moltiplicazione dei pani e dei pesci. Pare sempre più veritiera la tesi della collezione di detti del messia, fusi insieme in un unico testo, senza dare troppo peso all’itinerario, ai tempi e ai luoghi.

[5] Nel passare però all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane.

[6] Gesù disse loro: “Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei”.

Gesù si riferisce non al lievito vero e proprio, ma alle dottrine dei Farisei e dei Suddacei, così come i “Pani e i Pesci” della moltiplicazione sono da intendere come la nuova dottrina di Gesù.

[7] Ma essi parlavano tra loro e dicevano: “Non abbiamo preso il pane!”.

[8] Accortosene, Gesù chiese: “Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane?

[9] Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila e quante ceste avete portato via?

[10] E neppure i sette pani per i quattromila e quante sporte avete raccolto?

Qui abbiamo un richiamo alla prima moltiplicazione dei pani e dei pesci, questo ci fa supporre che i due eventi si siano tramandati in modo distinto tra loro, chi diceva 4.000 e chi diceva 5.000. I redattori del vangelo di Matteo hanno deciso di inserirli entrambi.

[11] Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?”.

[12] Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.

[13] Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.

Cesarea di Filippo è una città situata a 150 Km da Gerusalemme, e con “di Filippo” si intende del Filippo figlio di Erode il Grande, che come ricorderete si era spartito il regno del padre insieme ai fratelli Antipa ed Archèlao.

[14] Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.

[15] Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”.

[16] Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

Passo molto importante e stimato dai Cattolici. Qui, per la prima volta, Simon Pietro identifica Gesù con il Cristo (Cristo = Kristos in greco = Unto = Meshia in Aramaico = Messia), e addirittura il Figlio del Dio vivente. Pare che questo Dio cambi nomina ad ogni capitolo, dalla principale “Padre Celeste” abbiamo già incontrato “Dio di Israele” e ora addirittura “Dio vivente”. Questo però ci fa intendere che Gesù era si figlio di Dio, ma di un Dio Vivente, che altrimenti non avrebbe mai potuto generare prole rimanendo in forma di spirito.

[17] E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.

Ecco uno dei più noti errori di traduzione. Qui Pietro viene chiamato “Simone figlio di Giona”, e fin qui nulla da ridire. Sino ad ora non ci era mai stato specificato chi fosse il Padre di Simone e di suo fratello Andrea. Il problema sorge all’analisi della parola “Figlio di Giona”. In Ebraico “Figlio” viene scritto “Bar”, Gesù infatti è identificato come Yeshuha Bar-Yoseph (Gesù Figlio di Giuseppe), dunque questo passo era scritto “Bar Jona”. Però la parola Jona non ha assolutamente nessun riscontro grammaticale in Ebraico, soprattutto non come nome proprio. Da dove deriva dunque questo Bar Jona, Figlio di Giona? Casualmente, se noi uniamo le due parole, otteniamo Barjona, che sempre per puro caso, sta a significare “Partigiano” “Guerrigliero”. Una stranezza molto pesante se unita al fatto che Pietro, Kefà, era un soprannome dato ai combattenti. Alla luce di quanto descritto lascerò decidere a voi se è più veritiero un Simon Pietro Figlio di Giona o un Simone il Partigiano, detto la Roccia.

[18] E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Ed ecco citato per la prima volta il termine Chiesa. Chiesa deriva da Ekklesia, che ha il significato più semplice di comunità riunita. Questo passo del vangelo ha uno stile grammaticale molto più “moderno”, rispetto al resto del testo. Vediamo i termini Cristo, Dio, Chiesa, usati molto più spesso, e addirittura vediamo la promessa di Gesù a Pietro, di edificare su di lui la sua chiesa. Promessa che non verrà mantenuta, dato che la chiesa di Gerusalemme verrà data in eredità a Giacomo, il fratello di Gesù.

[19] A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

[20] Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

[21] Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.

[22] Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”.

[23] Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.

Sembra che Gesù inizi subere i pesanti effetti del delirio di onnipotenza, ed anche il vangelo viaggia su una sottile linea tra la credibilità e la realtà dei fatti. Solo in pochi capoversi, Gesù, da rabbi predicatore che fa miracoli tramite la sua grande fede, si fa proclamare Figlio di Dio, promette a Pietro di edificare la sua Chiesa su di lui e poi lo chiama Satana.

[24] Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

Ed ecco di nuovo la richiesta di rinnegare se stessi per seguire Gesù. Pare che la sua dottrina si basi moltissimo sull’abbandono delle cose terrene per ottenere grandi tesori nell’aldilà. Da qui si capisce anche come questa nuova filosofia fosse apertamente rivolta verso tutta quella massa di poveri, disadattati e zingari che vivevano al di fuori delle grandi città Palestinesi. D’altronde una dottrina del genere non avrebbe mai attecchito ai ricchi Ebrei o ai mercanti delle città, e difatti abbiamo visto quante volte Gesù ha ricordato di andare a cercare le pecore smarrite e di non predicare nelle città.

[25] Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Non suona molto come un “combattete sino alla morte?”. Se, al solito, riportiamo le prediche del vangelo alla propaganda rivoluzionaria giudaica, noteremo come molte di esse siano rivolte ai combattenti, in modo tale da non fargli avere paura della morte: “Rinnegate voi stessi e le vostre famiglie per seguirmi nella campagna contro Roma e per la libertà di Israele, così da costruire il nostro Regno dei Cieli, e non abbiate paura della morte, perchè chi morirà per me ritroverà la sua vita al mio fianco nel Regno”.

[26] Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?

E questo passo sembra infatti rivolto ai Romani. Quale vantaggio avrà, dice Gesù, “l’uomo che guadagnerà il mondo intero” ovvero Roma che aveva conquistato il mondo (conosciuto) intero, se poi perde la sua anima?

[27] Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

[28] In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno”.

E il discorso di incitamento dei guerriglieri si conclude con la classica promessa di immortalità. Sembra ancora così assurdo che i vangeli siano in realtà la traslitterazione di quella propaganda rivoluzionaria che era in atto in Palestina? Io ho ancora pochi dubbi al riguardo.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 15 Lunedì, Lug 24 2006 

[1] In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero:

[2] “Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!”.

Si presuppone che la maggiorparte dei “discepoli” (qui intesi anche come seguaci, non per forza i 12), come abbiamo avuto modo di vedere, fossero tutte persone nomadi, allo sbando, raccolte da Gesù nel suo peregrinare nel deserto e fuori dalle città. Tutte quelle piccole comunità che vivevnao al di fuori della realtà Palestinese, non seguivano alla lettera la Torah, e molto probabilmente, raramente si recavano in sinagoghe ad ascoltare le leggi Mosaiche. Vivevano invece seguendo i criteri morali della tribù, e piccole divinità minori che poi i Vangeli hanno trasformato in terribili demoni.

[3] Ed egli rispose loro: “Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?

[4] Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

[5] Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio,

[6] non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione.

[7] Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:

[8] Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.

[9] Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Insomma, ognuno interpretava e metteva in pratica la Torah a modo suo, ed è da notare come Gesù non abbia risposto alla domanda dei Farisei, ponendone un’altra di rimando. Il fatto che i Farisei modificassero la Legge, per metterla in pratica in modo più agevole ai loro occhi, non era comunque un buon motivo per giustificare il fatto che i suoi discepoli non si lavassero le mani prima di toccare il cibo.

[10] Poi riunita la folla disse: “Ascoltate e intendete!

[11] Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!”.

Qui Gesù fa però capire che non è il cibo impuro (quello mangiato senza lavarsi le mani) che rende impuro l’uomo, ma piuttosto le parole che escono dalla sua bocca, perchè derivano dal cuore.

[12] Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: “Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?”.

[13] Ed egli rispose: “Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata.

[14] Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!”.

Qui, invece, abbiamo un velato richiamo alla parabola della mietitura. Tutti coloro che non credono nel Padre Celeste di Gesù, saranno sradicati. Come già detto in precedenza il movimento rivoluzionario Giudaico era di indole molto violenta e razzista. Non ammetteva diversità all’interno della sua etnia e chiunque fosse stato “impuro”, sarebbe stato punito durante il Giorno della Rivolta, o Giorno del Giudizio.

[15] Pietro allora gli disse: “Spiegaci questa parabola”.

[16] Ed egli rispose: “Anche voi siete ancora senza intelletto?

[17] Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna?

[18] Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo.

[19] Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.

[20] Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo”.
[21] Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone.

Tiro e Sidone sono due città Fenicie situate nel Libano. Tiro è a 88 Km a Sud di Beirut, mentre Sidone è a 40 Km a sud di Beirut. Con “verso le parti di” il redattore, come al solito, non ci specifica la destinazione precisa, senza contare che con “Partito di là”, non possiamo sapere neanche la località di partenza.

[22] Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”.

[23] Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”.

[24] Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”.

Ecco un altro punto molto esplicativo. Gesù dice, chiaramente, che lui è stato inviato solo ed esclusivamente alle pecore perdute della casa di Israele. A Gesù non interessa convertire il mondo (conosciuto) intero e non si impiccia in fatti che non riguardano Israele.

[25] Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: “Signore, aiutami!”.

[26] Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”.

[27] “È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

[28] Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Una donna che fa la morale a Gesù e lo convince. Un passo molto particolare ed interessante, soprattutto sapendo della misoginia in cui imperversava l’Ebraismo.

[29] Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.

Da Tiro e Sidone Gesù ritorna in Israele, e questa volta precisamente, presso il mare della Galilea, luogo molto gradito a quanto pare. Purtroppo individuare “il monte” ci è impossibile, ma perlomeno questa volta sappiamo da dove Gesù sia partito e dove sia arrivato.

[30] Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.

[31] E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.

il Dio di Israele. Dicitura strana, non trovate? Questo ci fa intendere che il Dio di Israele non era il dio di quelle genti, che erano appunto tutte quelle “pecore smarrite”, adoratrici di altri culti minori e divinità tramutate poi in demoni. Però questa dicitura ci da anche la sensazione che questo Dio di Israele non fosse nemmeno quel Padre Celeste di cui parlava Gesù. Se avessero voluto intendere il Padre Celeste, lo avrebbero scritto, invece qui leggiamo testualmente “il Dio di Israele”. Questa magari può sembrare una pignoleria forzata, ma sinceramente non ho trovato ancora un passo che sia uno che identifichi il Padre Celeste di Gesù con il Dio di Israle.

[32] Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: “Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada”.

[CUT : moltiplicazione dei pani e dei pesci, atto secondo]

[38] Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Nuovamente Gesù, moltiplica pani e pesci per l’intera folla. E lo fa di nuovo in un luogo vicino al Mare di Galilea. Questo ci può far supporre che questo culto avesse una sorta di base operativa, o un luogo con delle vettovaglie, situata nel mare della Galilea. Ricordo anche che la Galilea era la regione con la maggior concentrazione di focolari di rivolta, tant’è che il termine Galileo fu associato, dai Romani, direttamente al termine “rivoltoso”.

[39] Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.

Purtroppo non ho ancora individuato la “regione di Magadan”, ma visto il fatto di aver preso una barca, ed escludendo le regioni occidentali della Palestina, posso solo supporre che questa regione fosse ad Est del Mare della Galilea.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 14 Venerdì, Lug 21 2006 

[1] In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù.

Ricordiamo che l’Erode qui citato è Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, che si era spartito il regno del padre insieme ai suoi due fratelli Filippo ed Archèlao

[2] Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui”.

[3] Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello.

[4] Giovanni infatti gli diceva: “Non ti è lecito tenerla!”.

[5] Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.

[6] Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode

[7] che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato.

[8] Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”.

[9] Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data

[10] e mandò a decapitare Giovanni nel carcere.

[11] La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre.

[12] I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.

Finalmente ci viene svelato il motivo per cui Giovanni Battista è stato incarcerato e decapitato. Erode Antipa aveva voluto prendere in moglie la moglie di suo fratello Filippo, Erodiade, ma questo andava contro la legge Mosaica. Giovanni Battista dunque predicava contro Erode per aver compiuto questo atto, e per questo Erode decise di farlo incarcerare. Vediamo dunque come Erode andasse contro le leggi del Sinedrio e come il Battista invece le seguisse, pur essendo un predicatore di una dottrina diversa.

[13] Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.

E come era già successo in precedenza, alla notizia dei guai in cui si era cacciato l’amico Giovanni, Gesù fugge. Non si riesce bene a spiegare questo suo atteggiamento, l’unica spiegazione è la paura di poter fare la stessa fine essendo Gesù stesso il successore spirituale di Giovanni Battista, a capo della nuova “setta del Regno dei Cieli”

[14] Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Piccola precisazione geografica. Prima dell’inizio del capitolo eravamo a Nazareth, poi “in quel tempo” Gesù venne a sapere della morte di Giovanni ed allora e salito su una barca ed è partito per il deserto…Peccato che Nazareth non sia situata assolutamente vicino ad un lago. Quindi, o Gesù non era più a Nazareth e dunque ci sono stati dei tagli sul testo, oppure la città descritta è un’altra. Molti studiosi hanno analizzato la descrizione Evangelica di Nazareth trovandola molto discordante con la vera città. Incredibilmente però, le descrizioni hanno fatto volgere lo sguardo a Gamala, città non troppo distante situata appunto vicino ad un lago. Il caso vuole però che Gamala fosse la città natale del capo rivoluzionario Giuda il Galileo, o meglio, Giuda di Gamala, di cui abbiamo parlato durante la precisazione storica. Le similitudini tra la rivolta Giudaica e la vicenda di Gesù si fanno sempre più interessanti.

[15] Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”.

[16] Ma Gesù rispose: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”.

[17] Gli risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”.

[CUT : Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci]

[21] Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Questo è il primo miracolo con quantificazione numerica. Da cinque pani e due pesci, Gesù è riuscito a sfamare circa 5.000 persone, senza contare le donne e i bambini. Da notare come il conteggio venga fatto solo con gli uomini, sesso predominante nella religione Ebraica, e di come “donne e bambini” non siano contati come importanti. Questo passo però ci fa anche capire quanto questi eventi straordinari siano del tutto mitici. Una folla di cinquemila maschi, accompagnati dalle relative compagne e figli (il che porterebbe il numero almeno a 8.000), che seguiva costantemente, o quasi, Gesù avrebbe lasciato un qualche segno nelle cronache dell’epoca. E invece, come di consueto, non troviamo testimonianze del genere da nessuna parte. Molto più realisticamente, invece, possiamo sempre rifarci a quel movimento rivoluzionario che, in un numero molto alto, attaccò poi la legione di stanza a Gerusalemme, e che fu del tutto sterminato.

[22] Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.

[23] Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.

[24] La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.

[25] Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.

[26] I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura.

Dopo tutti i miracoli, ancora i discepoli si spaventano nel vedere i prodigi del loro Signore.

[27] Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.

[28] Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”.

[29] Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
Altro passo importante, che ci spiega come l’avere fede assoluta permette all’uomo di fare l’impossibile.

[30] Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”.

[31] E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.

Qui continua il discorso dell’aver fede. L’uomo che si trova in mezzo alla burrasca (altre teologie, altre influenze per l’anima, altre divinità), deve rimanere saldo nello spirito agli occhi del Padre Celeste, altrimenti affonderà.

[32] Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Che fosse stato tutto studiato a puntino da Gesù per mettere alla prova i suoi discepoli?

[33] Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”.

[34] Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret.

Ricostruiamo un momento gli spostamenti di Gesù. Nel capitolo precedente lo abbiamo visto recarsi “nella sua patria”, che abbiamo detotto fosse la Galilea e più precisamente Nazareth, dato quello che ci ha raccontato Matteo durante la sua Natività. Una volta li non fece molti miracoli ma venendo a sapere della morte del Battista “prese una barca e si rifugiò nel deserto”. Ma, come abbiamo visto, Nazareth non sorge assolutamente vicino ad un lago. Il Lago più vicino a Nazareth è il Mare della Galilea, o Lago di Genesaret, situato a parecchi chilometri ad Est. Se Gesù ha preso una barca l’ha presa sulla sponda occidentale del lago, e non a Nazareth, per spostarsi in una zona desertica, presumibilmente sulla sponda est. Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci ha ripreso la barca ed è andato sulla sponda Nord orientale, approdanto nella piana di Genesaret. Genesaret dunque non è prprio una città, ma un luogo a nord del Mare della Galilea

Mappa della Galilea.

Tracciare gli spostamenti di Gesù non è per niente facile, sintomo di una trascrizione degli eventi troppo superficiale e per niente precisa, soprattutto nel tempo. Basti leggere tutti quei “in quel tempo” che si trovano nel testo per capire che si cercava a tutti i costi di evitare riferimenti a luoghi o periodi. Questo perchè i veri redattori del vangelo neanche l’avevano mai vista la Galilea e la Giudea e allora si limitavano a descrivere il tutto in modo sommario con “salì sul monte”, “prese la barca”, “andò nel deserto”, “in quel tempo”, etc…etc…

[35] E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati,

[36] e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 13 Venerdì, Lug 21 2006 

[1] Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.

[2] Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.

[3] Egli parlò loro di molte cose in parabole.
E disse: “[CUT : la parabola del seminatore]“

[10] Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”.

[11] Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

Solo i discepoli potevano intendere i misteri del Regno dei Cieli. Dunque non solo il culto era riservato alle “pecore smarrite” ed era finalizzato solo agli Ebrei, ma addirittura i segreti potevano essere conosciuti da una stretta loggia di discepoli.. Da un lato teologico possiamo gistificare tutto questo dicendo che, così facendo, solo i degni avrebbero capito e sarebbero ascesi al cielo.

[12] Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

[13] Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.

E qui abbiamo la conferma che qesta è una dottrina “VIP”. Non si capisce con quale criterio, ma solo chi è prescelto potrà capire i segreti del Regno dei Cieli e dunque accedervi. Ma allora perchè predicare? Perchè parlare in parabole per non farsi capire? Questo capitolo sulle parabole sembra molto in contrasto col capitolo del discorso della montagna. A Cafarnao Gesù parlava a folle smisurate in modo chiaro, parlando di comandamenti, di come comportarsi, di cosa fare per ascendere al Regno dei Cieli. Qui, invece, troviamo un Gesù che parla in parabole per non farsi capire. Dunque riassumendo abbiamo un culto che deve essere :
a) Predicato nel segreto e nel silenzio, ma a folle smisurate
b) Predicato a tutte le persone fuori dalle città, ma a gran voce sui tetti e sulle piazze
c) In modo chiaro sulle leggi Mosaiche, ma in parabole così che nessuno capisca
Qualcosa, decisamente, non mi torna.

[14] E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice:
Voi udrete, ma non comprenderete,
guarderete, ma non vedrete.
Dunque le profezie non sono rivolte solo alla vita di Gesù, ma al popolo intero.

[15] Perché il cuore di questo popolo
si è indurito, son diventati duri di orecchi,
e hanno chiuso gli occhi,
per non vedere con gli occhi,
non sentire con gli orecchi
e non intendere con il cuore e convertirsi,
e io li risani.

E qui torniamo sul concetto della chiusura mentale sulle leggi Ebraiche.

[16] Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono.
E qui, invece, si ci riferisce ai dodici che possono vedere e sentire.

[CUT : seguono la spiegazione (privata solo per i discepoli) della parabola del seminatore più altre due parabole]

[34] Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole,

[35] perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta:
Aprirò la mia bocca in parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

Il continuare a citare profezie, a mio avviso, rende questa figura del Messia Gesù un burattino pilotato, piuttosto che un libero pensatore. Sino ad ora tutto quello che è successo, è successo proprio perchè era stato scritto da qualche profeta, ma questo ci fa quindi dubitare sulla reale libertà d’azione che aveva questo Gesù, vincolato com’era alle sue profezie. Ricordiamo però che le profezie citate sono sempre pezzi di testi più ampi, che se presi nella loro completezza risultano rivolte a tutt’altro.

[36] Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”.

[CUT : spiegazione della parabola che intende far capire lo svolgimento della fine del mondo, dove gli angeli mieteranno i buoni e i cattivi, bruciando i cattivi e salvando i buoni]

[53] Terminate queste parabole, Gesù partì di là

[54] e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?

Con “la sua patria” si intende che ritornò a Nazareth, almeno secondo quanto ci dice il Vangelo di Matteo che vuole Giuseppe e Maria stabiliti in quella città

[55] Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?

E rieccoci con i fratelli di Gesù. In questo passo addirittura vengono citati per nome, sempre in modo piuttosto inequivocabile. La Chiesa Cattolica, per confutare questi fratelli, si rifà ad un altro passo, che vedremo più avanti, durante la Passione, dove questi stessi nomi vengono associati ai figli di un’altra Maria, non la madre di Gesù. Però il testo qui parla chiaramente : Gesù è il figlio del carpentiere, sua madre è Maria e i suoi fratelli sono Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (non l’Iscariota)

[56] E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”.

Ecco citate anche delle sorelle, che “sono tutte tra loro”, nel senso che sono ormai tutte maritate con gente di Nazareth. Questo passo però ci fa anche dedurre un particolare strano. Secondo la natività Giuseppe era un discendente di Davide, e dunque di stirpe reale. Il Vangelo non lo specifica, ma vista la visita dei Magi e la possibilità di fare un viaggio sino in Egitto, si suppone che Giuseppe fosse un benestante. Però questo passo ce lo identifica come “il Carpentiere”, il nome Giuseppe non viene nemmeno utilizzato. Questo pezzo ci fa dunque ancora più dubitare di quella strana natività che sembra sempre più un aggiunta posteriore alla prima stesura Evangelica.

[57] E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”.

[58] E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

Passo esplicativo. Gesù non fa molti miracoli a causa dell’incredulità della gente. Questo ci fa pensare che i “poteri” di Gesù si amplifichino a seconda di quanto la gente crede in lui, ma in realtà il discorso è diverso. Come visto in precedenza molti “miracoli” di vista a muti, voce a i sordi, etc.., sono da intendersi come conversioni di credenti di altri culti alla dottrina di Gesù. Il fatto, quindi, che la gente di Nazareth non credesse molto in Gesù fu causa dei pochi convertiti tra di loro.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 12 Giovedì, Lug 20 2006 

[1] In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.

[2] Ciò vedendo, i farisei gli dissero: “Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato”.

[3] Ed egli rispose: “Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni?

[4] Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?

[5] O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa?

[6] Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio.

[7] Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.

[8] Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

Ed ecco il primo sermone di Gesù contro la rigida chiusura mentale dei Farisei sulla Torah. Pur non andando direttamente contro la Legge, Gesù cerca di addolcirla e di renderla più flessibile. Questo passo sembrerebbe anche essere una critica dell’autore diretta alle pratiche del Sinedrio, anche se così facendo, la dottrina messianica descritta da Gesù va molto più in contro ai gentili, che non avrebbero dovuto cambiare stile di vita per seguirla.

[9] Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga.

[10] Ed ecco, c’era un uomo che aveva una mano inaridita, ed essi chiesero a Gesù: “È permesso curare di sabato?”. Dicevano ciò per accusarlo.

[11] Ed egli disse loro: “Chi tra voi, avendo una pecora, se questa gli cade di sabato in una fossa, non l’afferra e la tira fuori?

[12] Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora! Perciò è permesso fare del bene anche di sabato”.

[13] E rivolto all’uomo, gli disse: “Stendi la mano”. Egli la stese, e quella ritornò sana come l’altra.

L’uomo dalla mano inaridita è un’allegoria degli scribi del tempio, che stando sempre a ricopiare e a studiare la Torah si erano inariditi nell’anima e non avevano più l’apertura mentale sufficiente per comprendere nuovi comandamenti. Il fatto che Gesù curi la mano dell’uomo sta a significare che tramite lui una persona può ritrovare la libertà mentale e, le vecchie leggi inaridite, si possono rinvigorire e rinnovare. Ironico pensare che oggi si ha lo stesso identico problema di quell’uomo, però con il Nuovo Testamento.

[14] I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.

[15] Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti,

Con “guarì tutti” si intende lo stesso dell’episodio della mano. Coloro che seguirono Gesù vennero “guariti” dalla loro chiusura mentale sulla Torah ed iniziarono a vivere secondo la nuova dottrina.

[16] ordinando loro di non divulgarlo,

Questa continua richiesta di non divulgare i miracoli quando lui per primo li fa in mezzo alle folle, nelle sinagoghe, di fronte ai Farisei, ai Romani, a chiunque, inizia a diventare veramente una parodia. Se invece vediamo la cosa dal lato reale, ovvero il non voler divulgare la sua dottrina in quanto associata ad un gruppo rivoluzionario allora la richiesta acquista molto più senso.

[17] perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:

[18] Ecco il mio servo che io ho scelto;
il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annunzierà la giustizia alle genti.

[19] Non contenderà, né griderà,
né si udrà sulle piazze la sua voce.

[20] La canna infranta non spezzerà,
non spegnerà il lucignolo fumigante,
finché abbia fatto trionfare la giustizia;

[21] nel suo nome spereranno le genti.
Profezia che avrebbe avuto più senso se citata durante l’episodio del battesimo, non trovate?

[22] In quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva.

[23] E tutta la folla era sbalordita e diceva: “Non è forse costui il figlio di Davide?”.

Giusto per non far divulgare i suoi miracoli, eccolo di nuovo in mezzo ad una folla a ridare voce e udito ad un sordo/muto.

[24] Ma i farisei, udendo questo, presero a dire: “Costui scaccia i demòni in nome di Beelzebùl, principe dei demòni”.

Beelzebùl vuol dire “Il Signore delle Mosche” ed era una delle tante divinità minori dei vari culti Fenicio-Canaanei vivi in Palestina. Ci sono dunque finalmente rivelati questi misteriosi “pagani” di cui fin’ora abbiamo visto apparizioni sporadiche. E’ lecito quindi pensare che tutti gli “indemoniati”, ciechi e sordi, non fossero altro che adepti di altri culti, considerati nemici di Israele, e il loro essere muti, sordi, storpi, etc… non è altro che un modo per dire che non seguivano la retta via del Vangelo del Regno, ed erano dunque handicappati rispetto a coloro che avevano accolto tale dottrina. Ecco perchè il curare storpi, muti e ciechi, delle volte nel racconto Evangelico non suscita stupore nelle folle, perchè semplicemente è la traduzione del fatto che Gesù convertiva alla propria dottrina i fedeli degli altri culti, “scacciando” da loro i demoni pagani.

[CUT: segue una spiegazione di Gesù sul fatto che una famiglia, o un regno, in discordia non si può reggersi e che dunque Satana non può scacciare Satana, altrimenti il suo regno cadrebbe dato che entrerebbe in discordia con se stesso (questo per giustificarsi dall'accusa di utilizzare Belzebù come tramite). Proseguendo Gesù avvisa i presenti del male della bestemmia contro lo Spirito Santo e anche lui chiama i Farisei vipere che hanno il male nel cuore.]

[38] Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: “Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno”. Ed egli rispose:

[39] “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta.

[40] Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

Qui abbiamo la profezia della resurrezione del Figlio dell’uomo

[41] Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona!

E qui il risveglio dei morti che giudicheranno i vivi

[42] La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone!

Sto ancora effettuando ricerche sulla “Regina del Sud” ma a quanto pare si ci riferisce a Sheba, una regina di un regno che tecnicamente era nello Yemen, che andò da Salomone sulla scia della smisurata sapienza del Re..

[43] Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova.

[44] Allora dice: Ritornerò alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato la trova vuota, spazzata e adorna.

[45] Allora va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora; e la nuova condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa”.

[46] Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.

Ecco un altro passo importantissimo. La Madre ed i fratelli di Gesù. Non avete idea di quanti dibattiti siano nati per questo passo, ma noi cercheremo come sempre di esaminarlo con semplicità. Intanto specifichiamo che il termine Greco con cui è riportata la parola fratelli (ricordo che tutti i vangeli ci sono pervenuti in greco antico) è Adelphos, che indica inequivocabilmente una parentela fraterna da parte della stessa madre (il termine precisamente indica il legame co-uterino). Questo ci fa capire che durante la traduzione dei vangeli (o la loro prima stesura) si volesse intendere senza problemi che Gesù avesse dei fratelli (e anche sorelle, come vedremo più avanti). Il problema nacque quando la Chiesa Cattolica istituì il dogma dell’Immacolata Concezione e della Verginità di Maria. Se Maria era rimasta vergine allora era incocepibile per i teologi Cristiani accettare questo passo. Si risolse il problema dicendo che nella versione Ebraica della Bibbia il termine fratelli viene scritto con la parola ahim, che sta per consanguinei, e che ha un significato molto più vasto includendo anche cugini e parenti alla lontana. La questione è dunque risolta con un banale errore di traduzione? Purtroppo no, perchè in altre parti della Bibbia e del Nuovo Testamento in greco, troviamo anche i termini che identificano inequivocabilmente i cugini e i parenti lontani. Dunque chi traduceva la Bibbia sapeva dove era da intendersi un fratello in linea retta e dove era da intendersi un cugino. La Verginità della Madonna, come il Dio uno e trino, furono tutti dogmi creati dalla Chiesa Cattolica molti secoli dopo la prima stesura dei Vangeli, che come leggiamo noi stessi, non si ponevano assolutamente questi problemi, volendo semplicemente narrare le vicende del loro Messia a cui avevano dato il nome Gesù.

[47] Qualcuno gli disse: “Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti”.

[48] Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”.

[49] Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli;

[50] perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”.

Questa ulteriore conferma da parte di Gesù è piuttosto esauriente sulla questione. Gesù qui dice che non solo sua madre e i suoi fratelli sono quello che sono, ma anche tutti quelli che fanno la volontà del padre suo. Dunque Gesù stesso identifica in questi “madre e fratelli” che lo cercano la sua effettiva madre e i suoi effettivi fratelli.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 11 Mercoledì, Lug 19 2006 

[1] Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

[2] Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:

[3] “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”.

Giovanni Battista, incarcerato non si sa per cosa e non si sa dove, inizia a chiedersi se Gesù sia veramente “colui che deve venire”. Strana questa domanda fatta dallo stesso Giovanni Battista che era così sicuro che fosse Gesù il fantomatico Messia e che aveva anche assistito alla discesa dal cielo della colomba e aveva udito la tonante voce di Dio. Da sottolineare anche la dicitura “o dobbiamo attenderne un altro?”, come a dire che di sedicenti Messia ne erano già venuti e che probabilmente ne sarebbero ancora arrivati. Portando, però, questa domanda nella realtà dei fatti vediamo il sovversivo Giovanni Battista, incarcerato dai Romani per rivolta, che si chiede se questo Gesù sia veramente il Messia, guerriero prescelto dal signore, che guidando la rivoluzione libererà Israele dai Romani.

[4] Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete:

[5] I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella,

[6] e beato colui che non si scandalizza di me”.

[7] Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?

[8] Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re!

[9] E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta.

[10] Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.

[11] In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Soffermiamoci sulla frase “tra i nati di donna”. Come ho già detto, secondo i critici moderni e gli studiosi biblici, le due natività di Matteo e di Luca furono aggiunte in seguito come completezza, in modo del tutto anacronistico. I Vangeli, tutti e quattro, partivano dalla predicazione di Cafarnao e la figura di Gesù veniva fatta discendere direttamente dal cielo. L’esistenza di questa prima versione dei Vangeli ci viene qui confermata dalla frase “tra i nati di donna”, come a sottolineare che Gesù non è un nato di donna, altrimenti sarebbe stato lui il più grande.

[12] Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.

Qui si parla apertamente di Israele. Dai giorni di Giovanni battista, fino a quel momento, Israele ha sofferto di violenze, ovvero le ripetute sommosse e rivoluzioni Giudaiche, e i violenti, ovvero i Romani, se ne sono impadroniti.

[CUT : seguono una serie di semplici rimproveri a chi scherza su Giovanni Battista e su Gesù stesso]

[20] Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite:

[21] “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.

[22] Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.

Ed ecco qui la minaccia diretta alle città che non si sono volute convertire, pur avendo avuto modo di vedere i numerosi miracoli. Escludendo la teologia del passo che ci condurrebbe ad un discorso infinito su “è giusto punire qualcuno che non vuole credere?” passiamo dirretamente alla realtà dei fatti, vedendo che il movimento rivoluzionario inizia ad individuare i bersagli che saranno soggetti ad attacchi nel Giorno della Rivoluzione.

[23] E tu, Cafarnao,
sarai forse innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi precipiterai!
Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!

[24] Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!”.
Persino la stessa Cafarnao, città dove abitava Gesù, non viene risparmiata dalla collera del Messia.

[25] In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Taglio temporale tramite la solita frase “in quel tempo” ed eccoci che Gesù benedisce il Padre perchè ha tenuto nascosto i suoi insegnamenti ai sapienti e agli intelligenti. Questo pezzo sembra quasi una sfida fatta apposta per chi, tramite la gnosi, cercava di dare un senso agli eventi del mondo all’epoca.

[26] Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

[27] Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

[28] Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.

[29] Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.

[30] Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

E di nuovo pace e amore, quando poco prima ha condannato città intere perchè non hanno voluto credere in lui. Sembra quasi che a predicare ci siano due Gesù : uno che parla di pace e di amore, del vivere in armonia con tutti senza commettere atti impuri, e l’altro che inneggia alla venuta del Regno, al Giudizio Universale e alle terribili punizioni del Padre Celeste. Notare come questa dottrina di questo secondo Gesù si basi sulla paura e sul timore di Dio, mentre la dottrina del primo sia molto più simile al Buddhismo, pace e amore per migliorare se stessi e gli altri. Chi avrà la meglio tra i due?

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 10 Martedì, Lug 18 2006 

[1] Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.

Come appena visto nel capitolo precedente, ecco che Gesù conferisce ai dodici i suoi stessi poteri. Questa è, tra l’altro, la prima volta che si parla dei Dodici Apostoli. Il numero dodici è molto importante per il popolo Ebraico, come possiamo notare dalle 12 tribù d’Israele.

[2] I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello,

Come abbiamo già detto il soprannome “Pietro” deriva da Kefa, Cefa, che in greco sta a significare “Roccia” “Pietra”. Questo appellativo era associato, solitamente, a personaggi robusti e corpulenti. Qualcosa però ci dice che questo soprannome fosse più un nome da battaglia, che un amichevole nomignolo. Come avremo modo di vedere Pietro è di carattere burbero, durante l’ultima cena sarà armato di spada, e sarà lui a ferire una guardia del Sinedrio durante l’arresto dei Getsemani. Il dubbio che questo Simone sia lo stesso ucciso a Gerusalemme nel 6 DC per sommosse e rivolte ci sembra essere lecito.

[3] Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo,

[4] Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.

Giuda l’Iscariota. Il nome Iscariota deriva dal greco Ekariot che sta a significare Sicario. I Sicari erano appunto nati in Palestina ed erano coloro che, con grande abilità, uccidevano le proprie vittime in pieno giorno e in mezzo alla folla, in modo tale che una volta perpetrato l’omicidio, potessero nascondersi tre le persone e scomparire.

[5] Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
“Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;

[6] rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.

[7] E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

Per quanto celata da predica del Vangelo, possiamo notare come in quest’ordine di Gesù si celi quella realtà che stava accadendo all’epoca. Non entrare nelle città ma assoldare nomadi e persone senza credo, così da poterli arruolare nelle file Zelote in preparazione all’ultima grande rivolta del 70 DC., rivolta che è la pantomima di questo Regno dei Cieli che stava per arrivare.

[8] Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Questo ci fa supporre che all’epoca ci fossero almeno 13 persone (Apostoli + Gesù) in grado di resuscitare i morti. Ma eventi di quella portata possibile che non abbiano lasciato traccia alcuna nelle cronache dell’epoca? Per rispondere a questa domanda ecco che la “questione segretezza del culto” ci viene in aiuto. L’unica soluzione era inserire nella dottrina di Gesù un comandamento che richiedeva la massima segretezza e discrezione nell’uso di questi poteri miracolosi. Il fattore segretezza sarebbe dunque il motivo per cui non ci sono pervenute fonti storiche che parlano di miracoli, morti resuscitati e demoni scacciati.

[9] Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture,

[10] né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento.

[11] In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza.

Le “persone degne” erano coloro che aiutavano i partigiani Zeloti. Se dunque fosse stato necessario entrare in una città si doveva esser certi che al suo interno ci fosse qualcuno della rete Zelota disposto a dare protezione ai rivoluzionari, e bisognava rimanere nascosti da loro sino alla partenza. Non ci sono altre spiegazioni per questi comportamenti. Cosa avrebbero dovuto temere delle persone in grado di curare ogni malattia e in grado di resuscitare i morti? Fare solo e soltanto del bene, in modo gratuito, quali ire avrebbe mai dovuto far salire? Eppure Gesù ammonisce sul comportarsi in modo discreto, questo perchè questa “favola” non riesce a nascondere del tutto le vicende dei partigiani Zeloti dei culti messianici, che erano braccati e trattati come briganti.

[12] Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.

[13] Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi.

[14] Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.

[15] In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

Ecco che incominciano le incongruenze teologiche. Nel discorso della montagna Gesù inneggia all’amore universale, al porgere l’altra guancia e ad amare i propri nemici. Ma se una città non ascolterà le sue parole allora bisogna uscirne e fregarsene (scuotere la polvere dai piedi) perchè quella città, nel Giorno del Giudizio, farà una fine peggiore di Sòdoma e Gomorra (distrutte da una pioggia di fuoco e zolfo). Questo passo, teologicamente in conflitto con quanto predicato prima, è invece molto più in linea con il movimento rivoluzionario Zelota, vediamo insieme perchè : Il Regno dei Cieli è un Israele Libero dagli influssi pagani (in quel caso Romani), il Vangelo è la propaganda del movimento rivoluzionario. Dunque se una città non accetta di “convertirsi”, ovvero di non unirsi ai rivoltosi, allora durante il Giorno del Giudizio, ovvero il giorno della Rivolta contro Roma, quella città verrà rasa al suolo assieme ai Romani.

[16] Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

[17] Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;

Sempre e comunque senza motivo alcuno! L’unico pericolo sarebbe stato il fatto che predicando sulla Torah e volendola modificare e completare, i discepoli si sarebbero tirati addosso l’ira del Sinedrio, ma il Sinedrio, pur avendo il potere di arrestare e punire chi contravveniva alle leggi Mosaiche, non aveva il potere di punire col flagello, che era una pratica Romana. Questo ci deve far intendere che Gesù con “Guardatevi dagli uomini” intendesse “Guardatevi dai Romani”? Come già visto in precedenza, i Romani erano oltremodo tolleranti riguardo alle religioni, loro tendevano ad assimilare ogni culto e a dargli libera predicazione. Dunque per quale motivo avrebbero dovuto arrestare i discepoli che predicavano una religione e che curavano ogni sorta di malattia? Anche qui la risposta è da ricercarsi nella realtà dei fatti. I “discepoli”, in realtà i rivoltosi Zeloti, andavano in giro a far propaganda sul movimento rivoluzionario contro Roma, ed è per questo motivo che se trovati sarebbero stati arrestati e puniti col flagello.

[18] e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

[19] E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire:

[20] non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

Stesso discorso di prima. L’arresto da parte dei pagani sarebbe scaturito se i discepoli fossero stati colpevoli di sommosse e rivolte. Se così non fosse stato allora non c’era motivo di arrestarli.

[21] Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.

[22] E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.

Questo passo, ancora, ci da un assaggio di come sarebbe stata sanguinosa la rivolta del 70 DC.

[23] Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.

Dunque la venuta del Figlio dell’uomo è da aspettarsi in brevissimo tempo. I discepoli non avrebbero avuto il tempo di percorrere tutte le città di Israele, che lui sarebbe arrivato.

[24] Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone;

[25] è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!

[26] Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.

[27] Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.

E qui la seconda incongruenza. Fino ad ora abbiamo letto di come comportarsi in modo discreto durante la predicazione, ma ora Gesù dice che quello che gli viene insegnato di nascosto devono predicarlo apertamente. La questione inizia a diventare piuttosto complessa.

[28] E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.

[29] Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

Inno alla potenza di Dio, che fa accadere solo ciò che desidera.

[30] Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati;

[31] non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

[32] Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;

[33] chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

[34] Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

Ecco il Climax del discorso : una spada. Ecco l’incongruenza finale del capitolo 10. Gesù non è venuto a portare pace, ma una spada. Quella spada sulla quale scorrerà il sangue dei Romani e dei Filistei, quella spada sulla quale si edificherà il Regno dei Cieli, ovvero l’Israele libero dall’oppressione Romana.

[35] Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre,
la nuora dalla suocera:

[36] e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Rinnegarsi per seguire Gesù

L’istruzione ai dodici diventa sempre più ambigua. Era partita dicendo di portare la lieta novella alle genti in modo discreto, tramite i poteri miracolosi concessi, ma in un crescendo di delirio di onnipotenza il discorso arriva al punto di dire “rinnegatevi per seguire me”. La forte influenza rivoluzionaria Zelota è ormai bellamente sbattuta in faccia ai lettori che vedono una metamorfosi di questo Gesù che ora sembra voler mettere a ferro e fuoco chiunque non lo vorrà seguire.

[37] Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;

Addirittura arriva a dire che solo lui ama in modo assoluto, e chiunque superi questo suo amore non è degno di lui.

[38] chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

[39] Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
E qui si dice anche che per causa sua si potrà morire, e chi aveva trovato la propria via la perderà.

[40] Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

[41] Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

[42] E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 9 Martedì, Lug 18 2006 

[1] Salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città.

Dopo lo strano evento dei demoni e dei porci, Gesù decide di riprendere una barca e ritornarsene di nuovo a Cafarnao

[2] Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”.

[3] Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: “Costui bestemmia”.

[4] Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: “Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?

[5] Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?

Ecco il primo confronto tra Gesù e gli Scribi, che s’intendono gli Scribi del Sinedrio. Alle parole “ti sono rimessi i peccati” gli Scribi si adirano e accusano di bestemmia Gesù, che però risponde con una delle sue frasi misteriose dicendo quello che avete letto.

[6] Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora il paralitico, prendi il tuo letto e và a casa tua”.

La sintassi di questa frase pare errata. E’ il continuo della frase di Gesù ma il suo periodo viene interrotto da un “:” seguito da un “alzati, disse allora il paralitico, prendi il tuo letto e và a casa tua”. Più che “disse il paralitico” dovrebbe essere “disse al paralitico” e soprattutto “disse al paralitico” dovrebbe essere inserita al di fuori della frase di Gesù. La frase corretta dovrebbe essere :

“[...] Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati”, disse allora [Gesù NdR] al paralitico, “prendi il tuo letto e và a casa tua”

[7] Ed egli si alzò e andò a casa sua.

[8] A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Curioso notare come solo ora, la solita folla che circondava Gesù si stupisce di un suo atto di guarigione miracolosa. Questo ci fa pensare che gli eventi precedenti fossero da attribuire a qualche altro tipo di pratica curativa che non suscitava stupore, anche se a dire il vero il Vangelo di Matteo sin’ora è stato molto esplicito, come nel caso del Centurione, dicendo che Gesù curava o col tocco o solamente a parole. Perchè dunque inserire lo stupore della folla solo ora e non prima?

[9] Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì.

Qusto è proprio il Matteo a cui si vuole attribuire la redazione di questo Vangelo. La stranezza sta nel fatto che, a differenza di Luca, Giovanni e Marco, il Vangelo di Matteo non identifica mai il redattore, in nessun modo. La stesura del vangelo è priva di ogni forma di commento o di parere personale, ed è per questo motivo che risulta molto più credibile vedere questo Vangelo come un insieme di detti ed eventi scollegati tra loro, con una storia inserita a posteriori che cerca di legarli tutti in modo molto discutibile tra l’altro. Se il redattore fosse stato davvero questo Matteo, non avrebbe avuto pià senso scrivere “fu allora che il Signore Gesù, mi trovò mentre ero seduto al banco delle imposte e mi disse “Seguimi”, ed io lo seguii.” ?

[10] Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.

Ora troviamo Gesù in casa sua, insieme ai suoi discepoli, quand’ecco che molti pubblicani (Romani) e peccatori (sempre i Romani più altri che non credevano nel Regno dei Cieli) arrivano.

[11] Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”.

Ed ora, non si sa bene da dove, spuntano anche i Farisei, che dunque non sono ne peccatori ne pubblicani

[12] Gesù li udì e disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

[13] Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

Questa è una frase molto bella. Gesù in pratica dice che non ha senso continuare a fare il sermone a chi già crede, ma che bisogna impegnarsi con chi non crede, pubblicano o peccatore che sia, perchè a lui serve la nuova dottrina e non a chi già l’ha assimilata. Una frase molto giusta, però solo se vista da una parte. Di certo i Pubblicani non necessitavano salvezza o quant’altro, i Romani erano il popolo più tollerante, per quanto riguarda le religioni, mai esistito. Avevano assimilato ed accettato ogni culto che avevano incontrato nei popoli sottomessi, lasciando questi liberi di officiarlo. Ma nell’ottica Messianica questo era inconcepibile. L’unico vero dio era il loro, YWHW, Elohim, il Padre Celeste, etc…, etc… e tutte le altre divinità dei nemici di Israele dovevano soccombere. Gesù, a detta del Vangelo, mette in pratica la cosa in maniera non violenta, dimostrando la potenza del suo signore con i miracoli ed indottrinando i pagani con sagge parole, ma la verità dei fatti è tristemente diversa. Quell’epoca di tumulti e rivolte per l’indipendenza Giudaica da Roma vide più morti che vivi, e la distruzione di Gerusalemme nel 70 DC non è che il punto esclamativo alla sua fine.

[CUT : seguono una serie di miracoli : risveglio di una donna in coma, vista ai ciechi, voce ai muti, e vediamo Gesù che cerca di non far girare la voce dei suoi prodigi inutilmente, in quanto o li fa quando una grande folla è intorno a lui oppure dice di non dire niente, ma il miracolato immediatamente sparge la voce in tutta la regione. Siamo sempre in quel di Cafarnao]

[35] Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità.

[36] Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.

[37] Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi!

[38] Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”.

Che suona un po’ come “Chiedetemi di mandarvi a predicare come faccio io”. Ogni tanto le scelte narrative del Vangelo lasciano a desiderare ma riescono comunque a far intendere quello che vogliono dire.

Il Vangelo secondo Matteo : Capitolo 8 Lunedì, Lug 17 2006 

[1] Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva.

[2] Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: “Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi”.

[3] E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii sanato”. E subito la sua lebbra scomparve.

Questo, passo se letto dopo il capitolo 6 scredita alquanto la figura di Gesù, che dopo tutte le belle parole su segretezza e non teatralità, cura immediatamente un lebbroso davanti a tutti, col semplice tocco della mano. Ma, se come detto in precedenza, escludiamo il Capitolo 6, allora quest’atto miracoloso non ha incongruenze dottrinali. Un’altra prova per avvalorare la tesi che il Capitolo 6 sia stato interpolato in seguto alla prima stesura del Vangelo.

[4] Poi Gesù gli disse: “Guardati dal dirlo a qualcuno, ma và a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro”.

Richiesta molto ambigua da parte di Gesù, dato che attorno a lui c’era una folla che ha visto molto bene l’accaduto. Dice comunque al lebbroso di andare a farsi vedere dal Sacerdote così da far capire che è stato guarito dalla lebbra grazie al suo intervento, ma che comunque rispetta la Torah, offrendo l’offerta prescritta.

[5] Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:

[6] “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”.

[7] Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”.

[8] Ma il centurione riprese: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.

[9] Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa”.

[10] All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande.

[11] Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli,

[12] mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti”.

Ed ecco l’incontro col Centurione Romano. Questo incontro è stato scritto per distaccare la figura di Gesù dai rivoltosi Esseno-Zeloti e per far intendere che il Regno dei cieli è aperto anche ai “molti che verranno dall’oriente e dall’occidente”. Questo passo infatti predica apertamente la linea religiosa intrapresa dalla chiesa di Paolo di Tarso, la quale a differenza della Chiesa di Gerusalemme, voleva aprire il credo anche ai non circoncisi.Il passo però, nel suo accadimento, risulta inverosimile in quanto difficilmente si instauravano rapporti del genere tra Romani ed Ebrei ed in secondo luogo perchè mai un Centurione Romano si sarebbe curato di un suo servo infermo. Un servo, ovvero uno schiavo, ritenuto inutile veniva abbandonato come una spada arrugginita.

[13] E Gesù disse al centurione: “Và, e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì.

[14] Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre.

[15] Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.

[16] Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati,

[17] perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità
e si è addossato le nostre malattie.

Due righe. Due semplici righe prese a caso da una profezia che ne contiene molte di più, secondo Matteo bastano per dire che la profezia si è adempiuta. Questo voler a tutti i costi citare a caso pezzi di profezie si sta ritorcendo sempre di più contro il redattore, piuttosto che a suo favore.

[18] Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all’altra riva.

[19] Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai”.

[20] Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.

[21] E un altro dei discepoli gli disse: “Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre”.

[22] Ma Gesù gli rispose: “Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti”.

Questi due botta e risposta paiono non avere alcun nesso narrativo col resto del testo. Possiamo prenderli e toglieri senza stravolgere nulla. Difatti si può saltare tranquillamente dal versetto 18 al 23 senza accorgersi della loro mancanza. Provare pre credere. Dunque la loro utilità risulta sconosciuta. E’ probabile che facessero parte di un discorso più ampio e poi tagliato, oppure che siano stati tradotti dal greco, nel tempo, in modo errato. Fatto sta che così come sono hanno lo stesso effetto di un pugno in un occhio.

[23] Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono.

[24] Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.

Questo verso ci spiega come il “mare” in realtà fosse un lago. Ordinare di andare all’altra sponda del mare avrebbe avuto poco senso. D’altra parte non c’era distinzione tra Mare e Lago all’epoca, dunque è normale che i laghi nei vangeli siano indicati con la parola mare. Da notare il dettaglio che seppur scosso da grandi cataclismi attorno a se, l’uomo deve saper mantenere la calma interiore, come qui abilmente mostrato con la figura di Gesù che dorme contornato dalla tempesta.

[25] Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”.

[26] Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?” Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.

[27] I presenti furono presi da stupore e dicevano: “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”.

Riassumiamo la situazione : Gesù ha intorno una grande folla, decide allora di andare dall’altra riva del lago. Sale su di una barca, e con lui i suoi discepoli. Si scatena una tempesta e i Discepoli si impauriscono, lo svegliano e Gesù placa i venti. Questo, probabilmente, è il primo vero miracolo descritto nel Vangelo. Come abbiamo visto fin’ora Gesù ha curato storpi, lebbrosi, ha scacciato demoni, ma nessuno mai si è stupito di questi eventi. Invece ora, circondato solo dai suoi Discepoli, placa i venti, e questo provoca in loro lo stupore sino a fargli chiedere “Chi sia mai costui?”, anche se tecnicamente avrebbero dovuto ben sapere chi fosse.

[28] Giunto all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.

[29] Cominciarono a gridare: “Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?”.

Prima del tempo, e addirittura Figlio di Dio. I demoni dunque sanno chi è Gesù, a differenza dei suoi discepoli. Interessante comunque notare la dicitura “prima del tempo”, come se i demoni fossero a conoscenza del fatto che prima o poi il figlio di Dio dovrà tormentarli. Questo passo ci rende buffa la visione di questi demoni che pur sapendo che dovranno essere tormentati si divertono ad infestare delle persone. Prima del tempo forse è associato alla venuta del regno dei cieli, oppure semplicemente i demoni si apsettavano di potersi divertire ancora un po’, prima che arrivasse qualcuno a scacciarli.

[30] A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare;

[31] e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: “Se ci scacci, mandaci in quella mandria”.

Sempre più ambigui questi demoni. Addirittura scongiurano il loro esorcista a scacciarli dentro i corpi dei porci. Questa richiesta è molto stravagante, e ha tutta l’impressione di nascondere una verità molto diversa.

[32] Egli disse loro: “Andate!”. Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti.

[33] I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.

[34] Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

Gesù scaccia i demoni nei porci, ma così facendo i demoni fanno scagliare la mandria nel mare uccidendoli tutti, così da far incolpare Gesù dell’accaduto. Tutto questa vicenda, secondo il mio parere, ha l’unico e semplice scopo di dare una motivazione al mancato indottrinamento del paese dei Gadarèni. Evidentemente, all’epoca, la propaganda rivoluzionaria associata al culto messianico non attecchì in questo luogo, e forse come ripicca gli Zeloti decisero di massacrare le mandrie dei paesani, attirando giustamente la loro collera. Tutta questa vicenda, per niente inverosimile vista la precaria situazione di sommosse e guerre interne della Palestina dell’epoca, è stata poi modificata e riportata con questa vicenda degli indemoniati e dei porci. Bisogna sempre ricordarsi che il culto messianico si basava sull’attesa del Messia guerriero che liberava Israele dal giogo Romano, e che solo successivamente alla sconfitta dei rivoluzionari nel 70 DC è stato modificato nel culto del Messia caritatevole del Regno dei Cieli che concede il perdono e la salvezza a coloro che credono in lui. Quando dunque i vangeli sono stati messi per iscritto, tutte le tradizioni orali che esistevano si mescolarono tra loro, dando vita a quei 70 e più vangeli dai queli la Chiesa Cattolica scelse poi i 4 Canonici.

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